Italia

Renzi contro Landini “Vuole fare politica”

Maurizio Landini in politica? «Scontato dopo la sconfitta della Fiom, non credo che Landini abbandoni il sindacato è il sindacato che ha abbandonato Landini». Matteo Renzi è durissimo contro la presunta discesa in campo del laeder della Fiom che in un’intervista a Il Fatto dice: «È cambiato tutto, siamo alla fine di un’epoca, è venuto il momento di sfidare democraticamente Renzi». Il quotidiano diretto da Marco Travaglio lancia in prima l’intervista con un titolo che lascia poco spazio alle interpretazioni . «Ora faccio politica», recita. Parole pesanti, che irritano anche Susanna Camusso e la Cgil. «Se Maurizio vuole scendere in politica tutti i nostri auguri ma il sindacato Fiom è un’altra cosa», scrive su Twitter Massimo Gibelli, portavoce della segretaria generale della Cgil. Sono passate da un po’ le 19 quando sul sito della Fiom arriva la smentita del segretario dei metalmeccanici. «Non faccio un partito né mi presento al voto, l’interpretazione della mie parole è stata forzata e virgolettata», spiega. Quanto al contenuto dell’intervista, ovvero l’attacco frontale alle politiche del premier che – dice Landini – con il jobs act ha sostanzialmente sposato la linea di Confindustria applicando al mercato del lavoro quanto l’Europa ci chiedeva dal 2011, il leader della Fiom non fa nessuna retromarcia. Renzi va sfidato eccome, precisa. Anche con un referendum consultivo. E per il sindacato la sfida consiste «oltre alla normale azione contrattuale nella creazione di una coalizione sociale che superi i confini della tradizionale rappresentanza sindacale, capace di unificare e rappresentare tutte le persone che per vivere hanno bisogno di lavorare». Ma andiamo indietro. È dallo studio di «In mezz’ora» che parte l’affondo di Renzi. Tutto inizia dalle critiche che sindacato, minoranza Pd e Boldrini hanno fatto ai decreti sul lavoro. «Un sindacalista che fa politica? Non è il primo. Sul jobs act ognuno può avere l’opinione che vuole ma se si butta è difficile pensare che tutte le manifestazioni non fossero propedeutiche all’entrata in politica», dice il premier. «Quando Landini si è messo contro Marchionne è diventato un personaggio, nel frattempo il progetto Marchionne è partito e Landini, dopo la sconfitta sindacale, si impegna in politica, impegno scontato dopo aver perso la battaglia sindacale. Oggi il dato di fatto è che la Fiat è tornata ad assumere: c’è un atteggiamento di una parte del sindacato di sinistra ostile a prescindere, poi c’è un’altra parte che ha voglia di confrontarsi nel metodo e che ci dà una grande mano», spiega il premier. Quanto al jobs act, Renzi a Lucia Annunziata dice che «ormai è andato». Non replicando neanche alle critiche di Laura Boldrini che aveva accusato il governo di non aver tenuto conto dei pareri delle commissione parlamentari. «La Boldrini è un arbitro, la lascio fuori, è un problema suo non nostro», liquida Renzi. Ma la polemica continua. Con la minoranza che promette di mettersi di traverso anche sulla legge elettorale, ora che Renzi ha di nuovo rotto l’unità del Pd, tocca a Debora Serracchiani e a Graziano Delrio difendere premier e governo.

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