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Italia

Renzi all’attacco di Cgil e sinistra Pd


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Alza il tono della voce, più e più volte, come non aveva fatto nei due giorni precedenti, quando si era limitato a taglienti stoccate. Qualcuno nella platea della Leopolda dice: «Avete visto? Siamo ancora di lotta». In realtà Matteo Renzi chiude la kermesse e regola i conti con tutti. Li regola con la minoranza Pd, colpevole di aver definito questo appuntamento – che è il più profondamente renziano che esista, una sorta di brodo primordiale del riformismo modello Matteo – «imbarazzante». Li regola con la Cgil che sabato è scesa in piazza contro di lui, e poi ancora con l’Unione europea fautrice dell’austerità e con la cancelliera Angela Merkel. Insomma con tutti quelli che, in conclusione di questa mega assemblea-workshop da diciannovemila partecipanti, il premier-segretario definisce i «professionisti della gufata». Più strilla dal palco e più il leader pop, in casa Leopolda, viene applaudito. Più è spietato e più viene apprezzato: «Adesso ci tocca cambiare l’Italia, l’abbiamo voluto noi ma quando arriveremo al traguardo ci riconosceranno perché saremo quelli con la maglia rosa».

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