Italia

Renzi al Pd: niente veti. E Prodi si sfila

Direzione del Pd convocata in modo permanente fino alla elezione del nuovo capo dello Stato ma il nome del candidato alla successione di Giorgio Napolitano Matteo Renzi lo farà solo nelle «24 ore precedenti al voto». Dopo aver consultato tutti gli altri partiti, a partire dagli alleati ma senza «accettare veti da parte di nessuno», avverte. Il segretario premier non scopre le sue carte e in direzione cerca di blandire la minoranza democratica, sul piede di guerra sulla riforma elettorale e costituzionale, solleticando l’orgoglio di partito. Il Pd, dice Renzi citando forse inconsapevolmente lo slogan che portò i socialisti di Mitterand a vincere in Francia, «è una forza tranquilla» chiamata ad assumersi la responsabilità dell’ultima scelta sul Quirinale. «Siamo noi i colpevoli se va male», dice Renzi preoccupato del bis del 2013 quando 101 parlamentari dem bocciarono nel voto segreto per il Colle prima Franco Marini e poi il fondatore dell’Ulivo. E proprio Romano Prodi, il cui nome viene da giorni evocato dalla minoranza del partito e da Sel, mentre è ancora in corso la direzione del Pd si chiama fuori. «Non voglio più essere tirato in mezzo a tensioni, credo sia importante che in una società ci siano persone che anche al di fuori di aspetti istituzionali servano il proprio Paese e io credo di fare questo in modo soddisfacente per me e anche utile per l’Italia», dice il professore.

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