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Abruzzo

Referendum abrogativi su costi e sprechi della politica: la denuncia del Comitato promotore


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L’Ufficio di Presidenza del Consiglio Regionale, con una procedura “non prevista” dallo Statuto della Regione Abruzzo e dalla Legge Regionale n. 44/2007, si è rifiutato di “ricevere” dalle mani dei promotori i quesiti dei 3 Referendum abrogativi ed i rispettivi moduli da vidimare e da restituire ai promotori al fine di dare avvio alla raccolta delle 25.046 firme autenticate e certificate necessarie per presentare la richiesta di indizione degli stessi.

L’Ufficio di Presidenza, invece di attenersi alla procedura stabilita dalla Legge n. 44/207, e su una “considerazione di carattere politico” dello stesso Presidente Nazario Pagano (contestualmente responsabile regionale del Partito di Forza Italia), ha richiesto al Collegio per le Garanzie Statutarie un “parere” su una questione non attinente al procedimento referendario ma riguardante la “interpretazione autentica” delle norme che regolamentano le attività di ordinaria e straordinaria amministrazione realizzabili nel periodo di “prorogatio”.
Il 5 marzo 2014 il Dirigente dell’Ufficio Affari Istituzionali del Consiglio regionale Dott.ssa Francesca Di Muro comunica al Sig. Pio Rapagnà che è stato richiesto parere al Collegio per le Garanzie Statutarie in merito alla corretta interpretazione della disposizione contenuta al comma 3 dell’art. 3 della Legge Regionale n. 44/2007 che testualmente recita: «L’iniziativa referendaria non può essere esercitata nei sei mesi precedenti la scadenza del Consiglio regionale e nei sei mesi successivi alla elezione del Consiglio regionale». L’interpretazione di detta norma risulta infatti controversa in considerazione di quanto disposto rispettivamente dal comma 2 dell’art 76 (che disciplina l’iniziativa referendaria) e dell’art. 86 dello Statuto regionale(che disciplina la cosiddetta prorogatio del Consiglio Regionale). Sarà nostra cura, ad ogni modo, comunicarle a breve l’esito della richiesta di parere ed una eventuale nuova data per il deposito degli atti relativi all’esercizio dell’iniziativa referendaria.”
La nota dell’Ufficio di supporto del Collegio, firmata dal Dirigente Dott. Giovanni Giardino e dal Responsabile dell’Ufficio Dr. Gianguido D’Alberto, è indirizzata, non al Comitato promotore dei referendum, ma al sig. Presidente del Consiglio Regionale Nazario Pagano.
Il Presidente Pagano, in quel momento già in carica come responsabile regionale di un partito politico, nella richiesta di parere “anticipa al Collegio” e scrive che a suo avviso, i due periodi, quello dei sei mesi precedenti e quello dei sei mesi successivi all’elezione del nuovo Consiglio regionale “rappresentino rispettivamente un dies a quo ed un dies ad quem che ricomprendono il periodo in cui l’iniziativa referendaria non può essere esercitata” e “aggiunge” inoltre che un’interpretazione letterale della disposizione in oggetto finirebbe per consentire, nel periodo di prorogatio, “l’esercizio di una iniziativa referendaria, istituto che sicuramente ha una forte connotazione politica”.
Il Presidente Pagano, nei fatti, cerca di influenzare il Collegio “di garanzia statutaria” e di indirizzarne il parere? Infatti, come può un Presidente di Consiglio regionale nell’esercizio delle sue funzioni affermare, nel momento in cui chiede un parere, che sicuramente l’esercizio di una iniziativa referendaria è un istituto che ha una forte connotazione politica?
Il Collegio, infatti, pur affermando che “lo Statuto della Regione Abruzzo in realtà impone il divieto non dell’iniziativa referendaria, ma solo dello svolgimento del referendum abrogativo nei sei mesi antecedenti e in quelli successivi l’elezione del Consiglio regionale”, e pur considerando che “Altro discorso è quello relativo all’opportunità di tale restrizione concernente appunto l’iniziativa referendaria, mentre, a stretto rigore, lo Statuto regionale preclude nel semestre anteriore ed in quello successivo alle elezioni regionali solo lo svolgimento del referendum (ma questa è una scelta rimessa alla discrezionalità del legislatore regionale)”, esprime parere negativo, a seguito del quale è stato “bloccato” l’avvio stesso della raccolta delle firme, che è fase preliminare e necessaria “al fine di esercitare l’iniziativa referendaria”.
per il Comitato promotore
Pio Rapagnà – ex Parlamentare

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