Abruzzo

Rapagnà: “Purtroppo, chi tace adesso, acconsente!”

Il Comitato promotore dei 3 Referendum regionali sui costi e gli sprechi della politica, ha chiesto al Presidente del Consiglio regionale Nazario Pagano, all’Ufficio di Presidenza, ai Presidenti dei Gruppi Consiliari ed ai Consiglieri regionali di produrre con urgenza “interpretazione autentica” degli articoli della Legge Regionale n. 44/2007 “controversi” rispetto agli Articoli 75, 76 e 77 dello Statuto della Regione Abruzzo, in merito alla legittimità del “blocco” della raccolta delle firme nei sei mesi precedenti la scadenza naturale della legislatura del 15 dicembre 2013, nei cinque mesi e dieci giorni di prolungamento del regime di “prorogatio” fino al 25 maggio e nei sei mesi successivi alla elezione del nuovo Consiglio regionale.

Nonostante siano state chiamate in causa le “rappresentanze elettive” affinchè si assumessero la responsabilità di dirimere una “delicatissima” situazione istituzionale, nessuno si è fatto carico della problematica “referendaria”: fatto stà che, sino ad ora, nessuno ha dato seguito alla richiesta “necessaria e urgente” del Comitato promotore.

E così, a maggior ragione, neanche nell’ordine dei giorno della seduta del Consiglio regionale del 29 aprile prossimo è stato inserito un punto riguardante gli articoli controversi della Legge sullo svolgimento dei referendum e la “interpretazione autentica” richiesta, in merito, dal Comitato promotore.

La cosa assume una “gravità senza precedenti”, che nessuno tra gli organi di vigilanza e di controllo ha avuto il coraggio di fare rilevare e sollevare nelle sedi proprie, poiché in modo diverso si è comportato invece il Consiglio regionale allorquando, come un “Cicero pro domo sua”, il 17 marzo scorso, con Legge Regionale n. 13, pubblicata nel BURA del 26 marzo 2014, n. 12, ha approvato proprio una “Interpretazione autentica ad hoc” necessaria e urgente per chiarire il significato delle disposizioni di cui agli articoli 3 e 12 della legge regionale 2 aprile 2013, n. 9 (Norme per l’elezione del Consiglio regionale e del Presidente della Giunta regionale), secondo la quale il comma 8, dell’articolo 3 della L.R. n. 9/2013, nella parte in cui prevede che “la candidatura a Presidente della Giunta regionale è sottoscritta da un numero di elettori pari a quello stabilito dall’articolo 12, comma 2, ridotto alla metà”, è interpretato nel senso che la candidatura alla carica di Presidente della Giunta regionale deve essere sottoscritta da non meno di settecentocinquanta e da non più di mille elettori iscritti nelle liste elettorali dei comuni della Regione”.

E’ chiara la diversità di trattamento delle due materie, elettorale e referendaria, che il Presidente del Consiglio Nazario Pagano, l’Ufficio di Presidenza e il responsabile del procedimento, hanno messo in atto, assumendosi, tra l’altro, l’arbitraria facoltà e grave responsabilità di “bloccare” per 9 mesi l’esercizio costituzionale e statutario di una legittima iniziativa referendaria, proprio nel momento stesso in cui, inaudita altera parte, hanno “rinviato” non solo il deposito dei quesiti e dei moduli da vidimare, ma impedendo l’avvio della “preliminare” raccolta delle 25.046 firme, richieste dalla Legge Regionale n. 44/2007 e dallo Statuto della Regione Abruzzo, “al fine” di esercitare la “iniziativa referendaria” medesima e richiedere la indizione e lo svolgimento dei 3 Referendum in una data compresa tra il 15 Aprile ed il 30 giugno del prossimo anno 2015.

Pio Rapagnà – Comitato promotore

Candidato “sospeso” a Presidente della Regione Abruzzo

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