Editoriale

Questa o quella per me pari sono???

Si è dimesso l’assessore alla cultura della Provincia de L’Aquila e un apprezzato collega giornalista non ha potuto non notare la circostanza che non si fosse mai accorto dell’esistenza di questo assessorato. Non per colpa della suddetta, penso, ma piuttosto per limiti strutturali dell’istituzione.

Una considerazione che di per sé sarebbe un buon assist per quanto sta portando a compimento proprio in questi giorni il premier Renzi che prova a silurare un soggetto che, come molte altre istituzioni, ha fallito in questi decenni.

Però, c’è un però. Anzi, più di uno.

Il primo è rintracciabile nella storia post unitaria che ha visto le province quale collante fra il vertice e la base, prima e meglio, per esempio, delle Regioni. Queste ultime, create per attuare un disegno costituzionale rimasto per troppo tempo incompiuto, sono arrivate con gran  fracasso quarant’anni fa ma non hanno mai funzionato a pieno (anzi… spesso a vuoto) risultando più dei perfetti carrozzoni politici piuttosto che degli enti amministrativi degni di questo nome.

E l’impressione, da profani, è che proprio questo essere degli organi di partito li ha sempre preservati da qualsiasi intervento risoluto e risolutivo. Sì, insomma, un buono sponsor conta più di mille azioni. E così un simbolo dei privilegi e (spesso) della corruzione rimane lì a scrutarci con un malcelato appagamento per averla fatta franca per l’ennesima volta.

Serbatoio di sodi buttati, di clientelismo e di confusione di intenti, rimane come fortino dei quadri intermedi quando invece ci saluta la Provincia. O almeno, la Provincia come la intendevamo una volta.

In attesa di capire quali saranno le sue nuove competenze a livello pratico e nel quotidiano, sappiamo già alcune cose che reputo, nel mio piccolo, discretamente rilevanti.

In effetti, sempre a caccia di forme di democrazia (più) diretta, da un po’ di anni a questa parte,  abbiamo invece segnato il passo, in questa occasione come in altre precedenti (vedi la strutturazione dei collegi elettorali, con le nomine decise direttamente nelle segreterie di partito a Roma).

E così non sceglieremo più noi i nostri rappresentanti di zona ma chi ci è immediatamente sopra (e cioè i sindaci). Una sorta di filtro già visto un po’ con tutti gli enti territoriali della nostra storia recente (su tutti le comunità montane).

E vista la pessima riuscita e i pochi incoraggianti precedenti per esperimenti di tal guisa, c’è da stare molto poco allegri. E se poi pensiamo che le nomine dall’alto sono un cavallo di battaglia del centro destra mentre questa riforma nasce nell’ambito del centro sinistra, come dire… chi ci salverà?

Questa o quella per me pari sono???

VALE

Luca DJ Di Giampietro

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