Cronaca e Giudiziaria

Quella volta che Maria fece nascere…

Le celebrazioni per i 100 anni dal terremoto della Marsica hanno riportato all’attenzione degli storici la storia di Maria Pacifici di Paganica, ostetrica che in mezzo alle macerie di Lecce nei Marsi fece nascere due gemellini. Fu in seguito insignita della Medaglia d’Oro al Valore civile e la sua vicenda è oggi raccontata nell’antologia di cronache, foto, poesie e prosa dal titolo «Cento Anni fa…il Terremoto della Marsica» di Gianbattista Pitoni, presidente dell’Istituzione per le Celebrazioni del primo centenario del terremoto della Marsica del 1915. La storia fu raccontata e documentata da Augusto Rossi (il mitico barbiere di Paganica morto nel 2010 a 103 anni). Sua madre Maria, rimasta vedova a 26 anni, per poter portare avanti la famiglia, chiese di lavorare avvalendosi del diploma di ostetrica: le fu offerto il posto nel comune di Lecce nei Marsi, una vera missione considerata la lontananza del paese da Paganica. Per la tipologia del suo lavoro, non le fu possibile portare con sé i figli, così Augusto e Giacinta rimasero a Paganica con i nonni. Considerati i rari e precari mezzi di trasporto dell’epoca, la madre ritornava raramente al paese natio. Il 13 gennaio del 1915, la forte scossa di terremoto nella Marsica fu avvertita fortemente anche a Paganica, alla famiglia arrivò presto la triste notizia della distruzione di moltissimi paesi marsicani, in particolare il completo annientamento della città di Avezzano. I soccorsi tardavano ad arrivare e l’ostetrica, durante i drammatici giorni seguenti il sisma, veniva chiamata continuamente a prestare la sua preziosa opera, anche e soprattutto in attività non di sua competenza. L’ostetrica, dopo essersi accertata delle buone condizioni dei figli, preferì rimanere a Lecce nei Marsi, per lenire le tante sofferenze dei tantissimi feriti. Maria racconterà che, nelle prime ore dopo il sisma, mentre come meglio poteva si prodigava nel prestare soccorso, si imbatté in una donna leccese che ben conosceva perché incinta al nono mese: era morta assieme a suo marito sotto le macerie della propria abitazione, ma portava ancora in grembo due gemelli che furono immediatamente e fortunosamente portati alla luce. In seguito, con l’aiuto anche dei vicini di casa, dedicò loro tutto il tempo disponibile fino all’età in cui, vigendo una legge che non consentiva l’adozione, furono affidati all’Orfanotrofio di Amatrice.

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