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Psicologia Tibetana, un appuntamento stimolante ad Avezzano!

“Il segreto della salute fisica e mentale non sta nel lamentarsi del passato, né del preoccuparsi del futuro, ma nel vivere il momento presente con saggezza e serietà. La vita può avere luogo solo nel momento presente. Se lo perdiamo, perdiamo la vita. L’amore nel passato è solo memoria. Quello nel futuro è fantasia. Solo qui e ora possiamo amare veramente. Quando ti prendi cura di questo momento, ti prendi cura di tutto il tempo.” (Siddhārtha Gautama, il Buddha).

Sulla scia dell’amore e della curiosità verso qualsiasi forma di cultura e di bellezza, oggi ci catapultiamo in Tibet, nel “tetto del mondo”, così denominato per via dei maestosi paesaggi e della coinvolgente spiritualità. In questo appuntamento intraprenderemo un viaggio iniziatico nel cuore della psicologia tibetana, che seguirà il ritmo dell’affascinante pensiero buddhista in tutte le sue peculiarità di “Scienza della mente”.

L’incontro con l’esperto di psicologia tibetana è avvenuto lo scorso 18 febbraio alle 18:30, presso il Caffè Letterario “Vieniviaconme” di Avezzano. Il corso, completamente gratuito ed organizzato dalla C.E.A. (Associazione internazionale senza scopo di lucro, specializzata su aspetti relativi alla Psicologia dell’autoconoscenza e alle tecniche per il corretto utilizzo dei centri fisici, mentali ed emozionali), prevede tre appuntamenti con il pubblico (11, 18 e 25 febbraio) e la riflessione su diversi temi in grado di trasmettere una visione dell’esistenza molto diversa da quella occidentale, capace di offrire consigli destinati ad accompagnare ognuno di noi nella vita quotidiana, a prescindere dalle credenze e dalla tradizione religiosa.

Il Buddhismo non è propriamente una religione in quanto non venera nessun Dio creatore, non è neanche una filosofia perché non vi è una vera speculazione del pensiero, ma il suo approccio è invece pratico, esperenziale e non dogmatico. Il Buddhismo tibetano mira ad eliminare gradualmente dall’uomo ogni forma di emozione disturbante causa di sofferenza.Esso è la conoscenza integrale dello stato esistenziale dell’individuo. E’ rimasto un insegnamento diretto, durante i secoli la sua trasmissione è rimasta pura ed estranea al formalismo delle istituzioni religiose.

Entriamo ora nel merito degli argomenti trattati nel corso partendo da uno degli insegnamenti più importanti dell’ordine sacro del Tibet: il concetto di mente. Secondo il Dalai Lama “L’uomo non deve identificarsi con la propria mente, ma imparare ad essere sempre più indipendente da essa”. Per noi occidentali risulta difficile comprendere tale assunto. Considerando la storia degli ultimi secoli, i popoli occidentali non sembrano essersi orientati verso una visione del mondo “spirituale”. Rispetto ad essa “positivismo” e “scientismo” rappresentano una sorta di contraltare. Oriente ed Occidente, nel corso degli ultimi decenni, hanno finito col simboleggiare, seppur semplicisticamente, i poli opposti di questa dicotomia tra spirituale e materialistico, religiosità e scienza positiva. Nel pensiero tibetano alla centralità della mente si sostituisce quella della coscienza (Buddhi) e del cuore (Nous).

Altra peculiarità della psicologia tibetana è la pratica della meditazione (“Gom”, familiarizzare) al posto dell’utilizzo di medicinali, che si basa sull’assenza dell’io, del ragionamento, così da lasciar posto all’indagine di sé messa in atto dalla coscienza. Lo scopo sta nel ritrovare il contatto con la parte più profonda di noi stessi, nel ricercare le reazioni, nel comprendere e non nel controllare, convincere o cambiare. La difficoltà nella pratica della meditazione è dovuta ad una specie di sonno della coscienza, in quanto essa si identifica con gli attaccamenti ai problemi che ci soffocano nella quotidianità.

Altro concetto cardine della filosofia tibetana è la doppia natura dell’uomo, costituita dal “Mara”(vizi) contro “Atman” (virtù), il trasfondo di tenebre contro il trasfondo di luce. L’ego, la nostra identità soggettiva, fa capo ai vizi mentre la coscienza, la nostra identità oggettiva, fa capo alle virtù. In base al nostro modo di essere e di agire si attivano gli uni o gli altri. Secondo il Buddha, l’egoismo è l’insieme di tutti i nostri errori, attaccamenti, desideri, difetti, traumi, paure, manie. L’uomo è caratterizzato dal 3% di coscienza e dal 97% di egoismo, percentuale che può variare facendo un lavoro su di sé.

Questo lavoro interiore consiste nella presa di coscienza della propria condizione psichica, quindi della propria sofferenza, e nella comprensione delle cause che inducono il malessere, fornendo indicazioni pratiche, sostenute da una reale esperienza, che tutto questo può essere superato e sulla esposizione del percorso necessario per ottenere la cessazione del malessere.

Non ci resta che… meditarci su!

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