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Processionaria, il Centro giuridico: “Agire in anticipo anche quest’anno”

Avezzano – Con l’approssimarsi della primavera e i primi tepori di marzo torna a farsi concreto il “pericolo processionaria” anche ad Avezzano. I luoghi più a rischio sono le pinete, dove vivono le processionarie del pino, e nei boschi di quercia. Occasionalmente, colpiscono anche i larici, i cedri, i noccioli, i castagni, i faggi, i carpini e le betulle. In generale le zone più colpite sono versanti soleggiati e i perimetri dei boschi. La processionaria è uno degli insetti più devastanti per le foreste e non c’è regione italiana che non conosca il fenomeno.

La Thaumetopoea pityocampa o la sua ‘cugina’, la Thaumetopoea processionea, sono lepidotteri pericolosissimi per l’uomo e per gli animali: questi bruchi sono ricoperti da centinaia migliaia di microscopici peli uncinati e urticanti e, se toccati direttamente – molti di questi peli vengono rilasciati nell’aria, anche se l’animale è sfiorato – possono scatenare reazioni allergiche, dermatiti, orticarie, congiuntiviti e anche problemi alle vie respiratorie. In casi gravi può verificarsi uno shock anafilattico.

“La stagione si presenta ancor più eccezionale dell’anno passato”, Scrive Augusto Di Bastiano, del Centro giuridico del Cittadino, in una nota,“Tutto è in anticipo, cosi anche la processionaria in pineta sta anticipando i suoi tempi, mi segnalano presenza in via Silone prossimità fontanella e gazebo, in via Gen. E. Palanza, prossimità ingresso stadio, internamente all’area di fronte alla piscina Comunale, e presenza anche in via Massa D’Albe. A fine marzo del 2016 fu fatto un buon intervento ed i risultati si son visti: un intervento anticipato ed in tempi rapidi che ha evitato il propagarsi della processionaria. Confido in un buon lavoro come lo è stato l’anno passato considerato che non ci sono stati danni alle persone ed agli animali. I peli urticanti ricoprono il corpo dell’animale e questi peli possono essere anche liberati nell’aria e portati in giro dal vento, quindi può capitare di esserne colpiti senza venire in diretto contatto con i bruchi”.

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