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Cronaca e Giudiziaria

Powercrop, la palla passa di nuovo a Iacutone

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Sono rimasto perplesso dalla dichiarazione apparsa alcuni giorni fa su alcuni quotidiani locali online in merito al mio coinvolgimento alla questione Powercrop e sono stato tentato di rispondere subito a quanto letto.
Tuttavia ho ritenuto opportuno attendere la riunione di venerdi scorso, dei sindaci al Comune di Avezzano per poter esprimere un giudizio completo sull’operazione di “marketing della paura” sempre denunciata dal sottoscritto.
Innanzitutto, visto il grande dibattito degli ultimi tempi, ognuno sa che la mia posizione è quella di rappresentante Rsu e dipendente Eridania Sadam. Pertanto, è assolutamente fuori luogo e decontestualizzato ogni riferimento al mio ruolo di Vicesindaco di Ovindoli e al mio “attivismo politico e demagogico” (per citare frasi attribuite all’assessore Verdecchia del Comune di Avezzano). Le questioni politiche vanno affrontate in sede istituzionale e per altre problematiche e non è questa la sede per giudicare mia attività politica (anche perché i miei interlocutori sui giornali hanno tutt’altro che il ruolo di giudici).
La Demagogia, secondo il dizionario, è comportamento politico che attraverso false promesse vicine ai desideri del popolo mira ad accaparrarsi il suo favore. Spesso il demagogo fa leva su sentimenti irrazionali e bisogni sociali latenti, alimentando la paura o l’odio …..
Guarda caso ciò è esattamente quello, che in questi anni (ed in particolare in questi ultimi mesi), sta facendo qualche politico locale.
Senza timore di smentita poi, posso sostenere che chi ha condotto l’incontro dei sindaci di venerdì, ci ha regalato una sorta di ” LECTIO MAGISTRALIS” di applicazione del concetto di DEMAGOGIA ad un progetto consolidato da molti anni ed inserito in un “piano strategico nazionale”.
E’ demagogico, ad esempio, sollevare questioni ambientali senza riferire nè argomentare sul dato inconfutabile dell’approvazione del VIA per il progetto (strategico nazionale) POWERCROP, perché la lotta contro l’inquinamento la si combatte osteggiando i progetti imprenditoriali poco seri (anche di dimensioni piccole) che spesso nascondono o mimetizzano le attività (vedi i casi di capannoni pieni di rifiuti) piuttosto che ostacolando l’intervento di investitori seri (quali POWERCROP) che nel rispetto della legge ottengono le autorizzazioni da parte degli organi competenti. Per chiarezza, giammai si dovrebbe “tirare per la giacchetta” le istituzioni, quali quelle deputate al controllo della compatibilità ambientale, ed osteggiarle ovvero osannarle a seconda del proprio interesse.
Dal mio punto di vista, invece, la questione è molto semplice. Porto avanti una causa che riguarda una categoria non troppo numerosa di persone, quella degli ex dipendenti Sadam ed il loro diritto al lavoro e alla dignità, basandomi semplicemente su progetti approvati e dati oggettivi e non pressappochistici e o disfattisti; il tutto con la convinzione personale (e fondata) che il progetto sia ottimo ed utile anche per la collettività (indotti e posti di lavoro) e che non vi sia pericolo alcuno alla salute nel luogo di lavoro dove questi dipendenti andranno a lavorare (con la speranza che siano questi i dipendenti a lavorare nel progetto POWERCROP e non altre persone che “domani” saranno scelte dalla politica che oggi “appare” contro).
Nel perseguire queste convinzioni vado palesemente contro il pensiero di parte delle masse, con dichiarazioni che sono strumentalizzate per farle risultare non popolari.
Tornando alla movimento politico dei NO-POWERCROP, ascoltando le opinioni ed i pareri della gente comune, EMERGE una grande confusione. Il lettore o il semplice cittadino, poco coinvolto, non riesce ancora ad avere una panoramica chiara della vicenda Powercrop.
In questa situazione si trovano anche moti sindaci. Questo perché le opinioni, spesso contrastanti fra loro, si rincorrono sui mezzi di comunicazione, in questo caso, in maniera strumentale.
L’invito all’apertura al dibattito fra più soggetti era ed è finalizzata proprio a questo: evitare che di una questione così importante come la Powercrop si discuta come in un “bar”.
Come affermato dal Dott. Gianluca Alfonsi, (e da molte altre persone, lontano da condizionamenti delle masse presenti nelle riunioni) solo ascoltando tutte le parti in causa si arriverebbe ad un confronto serio e costruttivo, finalizzato all’acquisizione di quante più informazioni possibili e utili a formare la consapevolezza necessaria ad assumere decisioni così importanti per il territorio.
Ciò è esattamente il contrario di quello che è successo nella riunione di “alcuni” sindaci della Marsica tenutasi venerdì sera ad Avezzano, in cui hanno avuto la parola solo coloro che erano contrari alla Powercrop; se qualche sindaco ha provato con dignità a chiedere di avviare una discussione seria, ed aperta, anche alla presenza della Powercrop, lo stesso è stato subito attaccato ed accusato dai figuranti del dissenso, senza che il dibattito fosse stato “moderato” nel senso di favorire almeno un tavolo di discussione.
Personalmente ho provato ad alzare la mano, ma sono stato ignorato dai moderatori; forse è stato meglio così, considerando che la parvenza di “dibattito”, come denunciato prima di ieri, era stata appositamente “confezionata” intorno ad un clima di ostilità.
Bene ha fatto comunque il Sindaco Di Pangrazio ad evitare che la gente rimanesse fuori, perché grazie a lui abbiamo potuto essere presenti anche noi e confermare le nostre tesi sul fatto che si è preteso di ottenere dai sindaci, una forzata dichiarazione di contrarietà, senza che questi potessero seriamente e liberamente confrontarsi anche con l’Powercrop, i sindacati ed i lavoratori favorevoli all’insediamento.
In sintesi, una farsa con un copione già scritto.

Marco Iacutone

Cronaca e Giudiziaria

Scontri e danneggiamenti, la sconfitta dello sport in una giornata da dimenticare

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Avezzano – Lanci di oggetti, auto e arredi danneggiati, una giornata da dimenticare per il calcio nostrano. É il bilancio della “prima” di serie D che ha visto protagoniste l’Avezzano calcio e la blasonata Cesena. Meno blasonati le decine e decine di ultrà romagnoli – e diversi locali non sono stati da meno, all’interno dello stadio – che prima, durante e dopo hanno dato filo da torcere alle forze dell’ordine, trasformando un gioioso pomeriggio di sport in un’esperienza da dimenticare.

L’incontro era “segnato in rosso” sul calendario sportivo, tanto che l’amministrazione aveva disposto il divieto di vendita di alcolici per 700 metri intorno allo stadio, così come il divieto di introdurre, vendere e consumare bevande in bottiglia e contenitori di vetro all’interno dello stesso. Già prima dell’inizio della gara,  nella zona di via Napoli, erano stati segnalati tafferugli, con lanci di oggetti e tensione tra le tifoserie, prontamente contenuti dalla polizia

La situazione è degenerata all’interno dello stadio, con le tifoserie che a più riprese hanno tentato di forzare i cancelli per invadere il campo. Sull’1 a 1 l’arbitro ha sospeso la gara, ripresa dopo 5 minuti; la sospensione non ha spento le intemperanze, arginate dalla polizia in assetto antisommossa. Fuori dallo stadio la tifoseria del Cesena è stata contenuta a fatica dalla polizia, tra lanci di oggetti, cariche di alleggerimento e lacrimogeni. Poteva essere gestito meglio il transito dei tifosi ospiti in città, dall’ingresso al deflusso? Indubbiamente sì, e il pensiero di molti è andato ad altri, recenti, sforzi organizzativi. Ma è mai possibile che occorra allestire gabbie e mobilitare decine di agenti di polizia per dare luogo a un incontro di calcio? É il caso di interrogarsi sulla “normalizzazione” di certe derive, sui motivi per cui una gara venga vissuta da molti come l’occasione per dare sfogo a violenze, aggressività, frustrazioni, con l’idea di essere più o meno garantiti, nel branco, dall’anonimato, seppure solo ipotetico. Per la cronaca: la gara finisce 2 a 1 per il Cesena, che mette a segno la rete della vittoria al 94′, risultato beffardo per un’ottima Avezzano che dà del filo da torcere agli ospiti fino all’ultimo minuto; la sconfitta più amara però, resta quella dello sport, siglata dalla frettolosa ritirata dei tanti genitori, con i piccoli al seguito, che avevano accompagnato i loro bambini allo stadio per un pomeriggio di sano tifo e allegria.

 

 

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Cronaca e Giudiziaria

Avezzano, la ASL: “Sotto controllo il caso di tubercolosi”

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Il giovane nordafricano, proveniente dalla provincia di Isernia, dove era stato ricoverato 10 giorni fa, è trattato con i consueti protocolli.

Imedici: “Nessun pericolo. I ricoveri avvengono ogni anno, rientrano nella norma e riguardano sia italiani sia stranieri poiché sono forme di patologia stabili, presenti da anni”

Avezzano – Un giovane nordafricano è ricoverato da una decina di giorni al reparto malattie infettive dell’ospedale di Avezzano per una tubercolosi. La situazione è sotto controllo, sia sul piano igienico-sanitario sia sotto quello epidemiologico, e viene gestita secondo i consueti protocolli e con la somministrazione delle specifiche terapie.

“Va precisato”, dichiara il manager Rinaldo Tordera, “che i ricoveri per tubercolosi, di italiani e stranieri, sono un fatto che rientra nella norma, avvengono ogni anno e vengono trattati e curati dalla specifica Rete della Asl. Anche quest’anno all’ospedale di Avezzano sono stati curati con questa patologia diversi pazienti di nazionalità italiana e di altre etnie”. Il direttore di malattie infettive dell’ospedale di Avezzano, Maurizio Paoloni, ribadisce che non esiste alcun pericolo di diffusione e che si tratta di forme di tubercolosi stabili, cioè sempre presenti nel corso degli anni. Il reparto di malattie infettive dispone di stanze a pressione negativa che garantiscono l’isolamento del paziente dall’esterno.

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Cronaca e Giudiziaria

Avezzano, migrante nordafricano ricoverato per tubercolosi

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Avezzano – É stato ricoverato nell’ospedale di Avezzano perché affetto da tubercolosi. Si tratta di un giovane nordafricano che era ospite del Centro di Accoglienza temporaneo di Isernia.

Lo ha reso noto il direttore sanitario dell’Agenzia sanitaria regionale del Molise (Asrem), Antonio Lucchetti.

“Alcuni giorni fa un giovane nordafricano è stato ricoverato all’ospedale di Isernia. Dopo una prima diagnosi è stato trasferito ad Avezzano e dall’Uoc Malattie Infettive è arrivata la conferma”, ha spiegato Lucchetti all’Ansa, “Per questo gli altri ospiti del Cat e tutte le persone con cui è entrato in contatto sono state sottoposte al test della tubercolina. I risultati arriveranno tra qualche giorno, ma posso anticipare che siamo tranquilli poiché nessuno ha manifestato sintomi sospetti”.

Antonio Lucchetti ha anche aggiunto che “negli stessi giorni una persona della provincia di Isernia era stata ricoverata, prima nell’ospedale cittadino, poi trasferita ad Avezzano, per sospetto di Tbc. Gli esami a cui è stato sottoposto il soggetto nel nosocomio abruzzese hanno dato, in questo caso, esito negativo”.

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Attualità

Niente cemento nel parco Sirente-Velino, vittoria delle Associazioni

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Abruzzo – Vittoria al TAR delle associazioni ambientaliste sulla lottizzazione di Prato della Madonna in pieno Parco naturale regionale del Sirente-Velino.

La sentenza, di straordinaria importanza per la tutela di tutti i Siti di Interesse Comunitario in Italia, verrà illustrata in dettaglio domani,  venerdì 14 settembre,  a Pescara, in via Conte di Ruvo 111, nella sede dello studio legale che ha curato il ricorso, nel corso di una conferenza stampa. Il TAR dell”Aquila ha accolto il ricorso contro la lottizzazione di Prato della Madonna a Rocca di Mezzo nel parco Regionale Sirente-Velino.

Migliaia di mc di cemento avrebbero coperto un’area di fondamentale importanza per la biodiversità, con specie rarissime protette a livello comunitario. Il ricorso, curato dall’avvocato Gianni Piscione, per conto delle associazioni LIPU, Mountain Wilderness e Italia Nostra e con il supporto della Stazione Ornitologica Abruzzese e di Salviamo l’Orso, ha permesso di risolvere a favore dell’ambiente una vertenza che durava da anni.

La sentenza, inoltre, oltre a sancire la sconfitta delle ipotesi edificatorie in piena area protetta, rappresenta una pietra miliare per la tutela dei Siti di Interesse Comunitario in Italia e sarà di fondamentale importanza per tanti altri casi di attacco alla natura nel Belpaese.

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Abruzzo

Incidente mortale Capistrello, si indaga per omicidio stradale

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Capistrello – C’è un indagato in relazione al decesso delle due donne di Capistrello, N.P. di 51 anni e M.B. Di 30 anni, rispettivamente madre e figlia, avvenuto ieri in seguito ad un incidente stradale sulla ex super strada del Liri. Si tratta di A.B., di 48 anni di origine rumena e residente a Frosinone, indagato dalla procura della Repubblica di Avezzano con l’ipotesi di reato di omicidio stradale. L’uomo era alla guida della sua auto, quando per circostanze ancora da chiarire, ha impattato la vettura delle due donne all’altezza della galleria del Salviano che collega Avezzano a Capistrello. Per chiarire le cause dell’incidente, lunedì prossimo, alle ore 15, il pm Elisabetta Labanti disporrà il conferimento dell’incarico per l’accertamento tecnico sulle salme delle vittime. L’uomo è difeso d’ufficio dal legale Felice Iacoboni.

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Abruzzo

Incidente mortale super strada liri, decedute madre e figlia

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Ex super strada Liri – Una donna e la figlia, N.P. di 51 anni e M.B. di 30 anni di Capistrello, hanno perso la vita in seguito ad un grave incidente stradale avvenuto sulla ex super strada del Liri all’altezza dell’uscita della galleria del Salviano tra Avezzano e Capistrello. Le due donne viaggiavano a bordo di un’utilitaria quando, per cause ancora in corso di accertamento, è avvenuta una collisione con un’altra automobile sulla quale viaggiavano tre persone che sono state trasportate in pronto soccorso dagli operatori del 118.  Quest’ultime non sembrerebbero in pericolo di vita. Sul posto sono intervenuti i vigili del fuoco di Avezzano che hanno estratto i corpi delle vittime e messo in sicurezza l’area.

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Cronaca e Giudiziaria

Violenza sessuale di gruppo su una minorenne, indagati due stranieri

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Marsica. Sono stati accusati  di violenza sessuale di gruppo ai danni di una minorenne di tentata violenza privata per aver cercato di costringerla a non denunciare l’accaduto. Si tratta di due magrebini, uno di 24 anni e l’altro di 20 anni, residente anche in Marsica, che a dicembre scorso avevano indotto la vittima a seguirli in un vicolo del paese marsicano dove vive la ragazza, costringendola poi a subire atti sessuali contro la sua volontà. Dopo averla violentata, hanno fatto in modo, attraverso varie minacce, che la minore non raccontasse l’accaduto, senza però giungere allo scopo desiderato. La ragazza, infatti, ha raccontato l’episodio ai genitori che hanno denunciato il fatto all’autorità giudiziaria. I due indagati, difesi dagli avvocati Gianluca e Pasquale Motta e dal legale Francesco Olivieri, sono stati raggiunti nei giorni scorsi da una richiesta di incidente probatorio inoltrata dal pubblico ministero al giudice delle indagini preliminari affinché venga assunta la testimonianza della minore.

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