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I perchè e i per come del crimine sotto la lente d’ingrandimento del criminologo e della tecnologia

Avezzano – Grande successo di pubblico al convegno-dibattito Dal reato alla criminologia svoltosi dalle 18 alle 20 di oggi nella sala conferenze del Comune di Avezzano Franco De Nicola, organizzato dal dr. Vincenzo Lancia. L’esperto criminologo, che ha servito l’arma per molti anni e ora si dedica a divulgare l’esperienza investigativa maturata in servizio, voleva coinvolgere sul delicato tema della criminalità un pubblico di non addetti ai lavori, e ci è riuscito. Molti i temi toccati dagli intervenuti.

L’avvocato Renzo Lancia, noto penalista del foro di Avezzano, ha presentato la struttura e i diversi profili del reato nel sistema penale vigente. A seguire la voce di Chiara Michetti ha narrato la genesi, il contesto e l’attuazione del più efferato dei crimini: l’omicidio. Il racconto della condotta criminale si riferisce ad una storia cera, in cui il gesto irreparabile irrompe nella vita di una famiglia normale, generandosi dalla spirale di una violenza il cui crescendo porta inevitabilmente alla consumazione del delitto, prevedibile e quasi annunciato.

Così i presenti si sono interrogati sulla violenza domestica, sull’amore criminale, sul femminicidio, e sui mille volti del crimine, che può attecchire a volte in modo subdolo ed altre in modo più riconoscibile mediante percorsi di dipendenza, disagio ed emulazione. L’avvocato Salvatore Braghini, presidente regionale dell’associazione Antigone e candidato regionale all’ufficio di garante dei detenuti, è intervenuto sul tema della pena, ripercorrendo la sua evoluzione dall’epoca in cui era irrogata in forma privata dal signore feudale, mediante punizioni corporali e torture, sempre veicolata attraverso l’esigenza di spettacolarizzazione per accrescerne la funzione deterrente, passando al tempo in cui, con l’avvento della rivoluzione francese, capitalistica, industriale ed illuminista, ha assunto la forma pubblica e razionale della rieducazione del detenuto mediante il suo controllo sociale in carcere, con l’abbandono della violenza sul corpo per mirare all’anima del condannato, e finendo con la concezione moderna di pena volta alla risocializzazione.

L’avvocato Braghini ha sollevato il problema della detenzione e del sistema penitenziario italiano, che nonostante i progressi e gli sforzi, non riesce a risolvere il problema atavico della recidiva, atteso che quasi 2 detenuti su 3 in Italia, una volta rimessi in libertà, tornano a delinquere. Ha chiuso gli interventi il geometra Ettore Lazzaro, che ha portato in sala una sua creatura tecnologica, un drone, ideato insieme all’ingegnere Cosimo Alemanno, con il quale ha parlato dell’importanza della tecnologia applicata alla scena del crimine e alle tecniche investigative, con particolare riferimento all’utilizzo del drone, che consente accessi ed elaborazione di dati ormai insostituibili a servizio delle forze dell’ordine.

Tale argomento ha suscitato ancor più la curiosità dei partecipanti, che hanno voluto saperne di più sulle potenzialità di tale macchina pilotata a distanza nei diversi settori della prevenzione del crimine e della investigazione, ma anche dei reati ambientali e delle catastrofi naturali. Due ore molto dense di informazioni e animate dalla interlocuzione con il pubblico, sempre molto interessato. Tra gli interventi anche la testimonianza del brigadiere capo Maurizio Seritti, medaglia d’oro al valor civile per aver salvato dalle macerie 5 persone ferite nell’esplosione della fabbrica di fuochi pirotecnici di San Donato di Tagliacozzo.

Il messaggio finale lasciato al pubblico è quello dell’importanza della comunicazione, perché soltanto attraverso sane e reali forme di apertura, dialogo, confronto e condivisione del proprio mondo interiore con quello degli altri, nei diversi contesti vitali e comunitari, è possibile disinnescare patologie, dipendenze e deviazioni che costituiscono terreno fertile per la commissione di quei reati, che poi il criminologo deve indagare e spiegare al fine di aiutare la società a comprenderne le ragioni profonde e la personalità del reo.

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