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Pendolari della linea Roma-Avezzano: Rabbia e disappunto per l’assenza di decisioni e fatti


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Per i pendolari della Marsica anno nuovo, problemi vecchi. Molte volte abbiamo dato voce a quanti, per lavoro, sono costretti ad utilizzare quella maledetta linea ferroviaria che da Pescara va verso la Capitale. Una tratta dove nulla è certo più del “ritardo”. Poco o tanto non importa, ma ci sarà. Per non parlare di  “come si viaggia”. Ovviamente in vagoni obsoleti, maleodoranti e poco sicuri, spesso al freddo d’inverno e a “bagnomaria” d’estate.

Va detto, però, che nell’ultimo anno, molte sono state le riunioni tra il “Comitato dei Pendolari” e referenti politici regionali e nazionali. E, a fronte delle richieste inoltrate, dilaganti sono state le rassicurazioni. Di fatti e soluzioni concrete, invece, non si vede neanche l’ombra. E rabbia, dissenso e malcontento si propagano a macchia d’olio.

Ma sentiamo direttamente la voce di chi vive l’estenuante attesa di un cambiamento.

«Un mese è passato, i tempi tecnici per le modifiche anche, cosa dobbiamo aspettare ancora?», si interroga Daniele Luciani, uno dei pendolari di vecchia data. «Ci è stato promesso un costante e continuo interessamento ai nostri problemi, frutto del coinvolgimento istituzionale ad alto livello, a partire dal ministro delle Infrastrutture e dei Trasporti, Maurizio Lupi, a diversi senatori, onorevoli e chi più ne ha più ne metta. Il cambiamento, ancora non c’è stato, e chissà se mai ci sarà!

Grazie all’assessore regionale ai Trasporti, Giandonato Morra, che nella sua lungimiranza, è stato il primo a chiudere qualsiasi trattativa di rinnovo con Trenitalia (prima di Veneto e Toscana), vista la loro inadempienza nell’offrire un servizio adeguato alla decenza umana. Dobbiamo almeno riconoscergli l’impegno profuso per la nostra causa. A cascata si sono succeduti altri personaggi politici, di opposte fazioni (la senatrice Stefania Pezzopane), ma pur sempre i benvenuti, che si sono “interessati al caso”. Interessati, ecco questa è la parola giusta, forse solo perché sollecitati dalle nostre lamentele quotidiane, ed è triste dirlo, mai intervenuti personalmente nel prendere in mano la situazione. Il loro è sempre stato un “appoggio” al nostro lavoro di “ricognizione ed esplorazione del nemico”. Sicuramente un sostegno molto gradito, senza il quale non è possibile raggiungere le alte mete, ma non per questo molto frustrante per noi, perché dobbiamo essere sempre e solo noi a muovere i primi passi. Avremmo sicuramente gradito un loro coinvolgimento diretto, nel chiedere spiegazioni al nostro interlocutore. E’ vero ci sono state delle interrogazioni parlamentari, ma sempre sollecitate dai nostri “pianti”.

L’incontro con il ministro Lupi, ampio risalto, grande risonanza, telefonate a destra e a sinistra, sia per i problemi della linea Roma-Avezzano-Pescara che per la linea Avezzano-Roccasecca. Ma ad un mese di distanza, tutte le promesse fatte sono ancora senza conferma. L’attestazione dei treni a Roma Termini: zero assoluto. La riapertura della tratta Avezzano-Roccasecca: zero assoluto. E’ triste ammetterlo, ma avevamo creduto ad un diverso scenario. Credevamo, finalmente di avere fatto le mosse giuste, toccato i tasti giusti, coinvolte le persone giuste, i politici giusti, invece il nulla è sempre presente nella nostra casella. Il nulla e basta. E non vorremmo che a questo seguisse anche la beffa: in quanto l’unico cambiamento che c’è stato dopo quell’incontro, è stato il numero in codice dei treni (con un aumento del numero delle cifre che lo compongono).

Una volta, anni fa, questo numero era sinonimo di classificazione per il treno: più il numero era piccolo e più importanza veniva data al treno. Ora, aumentando questo numero, temiamo che i nostri treni vengano “declassati”, vale a dire che in un futuro non molto lontano, vedi giugno, i nostri treni dovranno effettuare delle fermate in più, che ora non fanno, soprattutto in territorio laziale. E questo sarebbe veramente troppo. Avremmo fatto una lotta che non è servita a nessuno.

Come accennavo, siamo sempre qui a scrivere e a sollecitare “qualcuno” più alto di noi che faccia, per nostro conto, mosse appropriate. Se avete voglia di aiutarci, fatelo, ma “in fretta”. La faccia la state perdendo Voi e non noi.

Noi – nel nostro piccolo – continueremo sempre a urlare il nostro disappunto, ma siamo sempre disposti a riconoscere i meriti. A buon intenditor … poche parole».

 

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