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Parco Nazionale, continuano le perplessità sulla nomina del nuovo presidente

Ho appreso da bene informati che il Ministro dell’Ambiente ha inviato alle commissioni parlamentari il decreto di nomina del presidente del PNALM, non so se la notizia corrisponda al vero comunque, se così fosse, a breve avremmo il nuovo Presidente.

Il Ministro nel fare la nomina ha esercitato una sua prerogativa che gli viene riconosciuta dalla legge: nulla da dire a tale proposito. Le scelte ancor chè restano in capo a chi ne è titolato possono essere fatte anche ascoltando quanti in un territorio, cittadini e amministratori, possono dare un contributo alle riflessioni che portano alle decisioni, sia rafforzandole che mettendole in dubbio. La legge quadro sulle aree protette, come lo stesso collegato alla legge di stabilità in discussione in Parlamento, non prevede un processo partecipativo nella scelta dei presidenti dei parchi, ma il tempo, il contesto in cui viviamo invece impone che si cambi rotta. Ed è ancor più necessario permettere la partecipazione e l’ascolto delle diverse posizioni, quando ci si trova in assenza di regole attraverso le quali fare le scelte.

Il confronto con gli amministratori locali avrebbe permesso di conoscere meglio le questioni, le criticità e i punti di forza che in molti casi non riguardano solo il PNALM ma il sistema dei parchi in questo paese. Quanto detto vale non solo per il Ministro dell’Ambiente ma anche per i Presidenti delle tre Regioni interessati che hanno dato l’intesa, anche loro esercitando una prerogativa di legge, senza ascoltare ne gli amministratori ma neppure i propri cittadini. Eppure con estrema correttezza istituzionale e politica lo scorso luglio con un lungo documento sottoscritto da ventidue sindaci su ventiquattro, gli amministratori locali hanno chiesto al Ministro e ai Presidenti delle Regioni  che sulla presidenza si aprisse una discussione di metodo e di merito.

Di metodo perchè si rivendicava un processo partecipativo, trasparente e democratico;  di merito perchè in assenza di regole ciò che garantisce tutti e prima ancora le istituzioni che siamo chiamati a governare, non può che essere la  competenza delle persone che scegliamo. Per correttezza occorre dire che dopo notevole insistenza, connotata sempre da rispetto istituzionale e politico, la segreteria del  Ministro ha ricevuto il Presidente della Comunità del Parco, al contrario dei Presidenti delle Regioni, attivando in tal modo un ascolto a scelta fatta  e a procedura quasi ultimata e per così dire irrevocabile .

Le motivazioni date sulla  scelta portano a fare alcune considerazioni con particolare riferimento al merito. Il radicamento sul territorio e l’esperienza di amministratore locale della persona scelta come presidente, sono caratteristiche  proprie di tutti gli altri amministratori che fanno parte della Comunità del Parco, nonchè di altre persone che oggi non più amministratori sono stati parte attiva nella vita del PNALM. Quindi radicamento ed esperienza amministrativa sono caratteristiche di molti in questo specifico caso e non possono essere merito, ossia quella condizione che fa la differenza e che arricchisce e spiega una scelta. Quindi nel merito ci sarà sicuramente altro che però non conosciamo e di cui avremmo voluto essere messi a conoscenza. In ogni caso per la presidenza del PNALM non sono sufficienti radicamento territoriale e conoscenza amministrativa,  occorrono anche altre caratteristiche che potevano ben essere individuate se si fosse dato ascolto a chi è principale attore: le popolazioni e i rappresentanti delle istituzioni locali, la Comunità del Parco.

I soggetti principali del Parco che prima di scegliere la persona avrebbero voluto costruire un progetto fatto di piccoli ma importanti obiettivi perchè è il tempo che viviamo, il contesto socio-economico  che ci impone di reinventare il modo di operare di molte istituzione, avendo però sempre ben presente i principi e le finalità prima fra tutte quelle di conservazione che hanno dato vita al Parco. In fondo chi realizzò questo Parco, il senatore del Regno Erminio Sipari, pensò prima al progetto e poi alle cariche: ed è per questo che questo parco può dire di avere, seppur con molte contraddizioni, una storia che ha segnato per 90 anni questo territorio. Il parco d’Abruzzo Lazio e Molise, per la sua storia, ha bisogno di una presidenza di alto profilo che abbia altre competenze oltre quelle dette e che insieme con gli amministratori locali che hanno radicamento sul territorio e conoscenze amministrative costruisca una “squadra” capace di coniugare le esigenze di tutela e conservazione con quelle di sviluppo economico e di mantenimento delle comunità sul proprio territorio.

Non ho nomi da fare e ritengo che  non spettava a noi amministratori farli , ce ne sono diversi sul panorama nazionale che possono avere le caratteristiche e il profilo necessario. Soprattutto non potevamo e non possiamo fare nomi quando già sono state fatte delle scelte e non ci è mai stato detto che si poteva tornare indietro. Ciò che possiamo fare, anche in considerazione che in questi giorni sulla stampa qualcuno sostiene che più Sindaci sono a favore di questa scelta, è dare un giudizio sul metodo che è sostanza e non solo un bieco formalismo. Al di là delle vuote parole sono gli atti e i fatti quelli che contano. Il Ministro Orlando ha deciso di intraprendere un percorso. Non me se ne voglia se non concordo con il percorso indicato, sia come sindaco e ancor più come cittadina. Ad oggi gli atti mostrano una scarsa attenzione alle comunità locali, una scarsa attenzione verso strumenti partecipativi ed innovativi, una scarsa attenzione al merito piuttosto che alle appartenenze.

Un parco è un bene comune, è un bene di tutti i cittadini, di quelli che ci vivono, di quelli che ne usufruiscono direttamente ed indirettamente dei benefici, è un bene che contribuisce al miglioramento generale delle qualità della vita di tutti. E’ un bene costituzionalmente tutelato e in quanto tale impone di intervenire tenendo conto dei principi propri della nostra Carta Costituzionale: buon andamento e imparzialità della pubblica amministrazione che vuol dire nominare i competenti nei luoghi deputati; tutela del paesaggio e dell’ambiente nella sua accezione più generale, che può avvenire solo attraverso il contributo autorevole delle comunità locali; partecipazione delle comunità locali alle scelte che incidono sul loro territorio. Insomma, tanto per intenderci, la legge quadro sulle aree protette non ha espropriato i sindaci e le comunità locali del governo del territorio sul quale vivono ma ha messo, nei principi, insieme un dinamismo istituzionale in cui la tutela e la conservazione del territorio passa attraverso un costante confronto con chi ha reso quell’ambiente degno di essere protetto.

Questo impone a chi è chiamato a fare le scelte, di sapere contemperare la propria capacità autoritativa con il rispetto delle prerogative costituzionalmente sancite. Insomma la capacità di guardare al futuro piuttosto che una scelta che richiama logiche proprie di un modo di fare politica che forse è meglio per il bene di questo paese archiviare e non solo per il parco d’Abruzzo Lazio e Molise . Il Comune che rappresento ha l’intero territorio nel parco così come altri dell’alta Valle del Sangro, non c’è attività per la quale non dobbiamo confrontarci quasi quotidianamente con il Parco sia come amministrazioni che come cittadini: è per noi un’istituzione importante, la vita delle nostre comunità ne è condizionata perchè viviamo nel parco e del parco. E’ per questo che anche da sola continuerò ad avere su questa questione, ossia sul metodo,  “una direzione ostinata e contraria”, alla quale chissà forse altri si assoceranno se come me pensano che il valore supremo sia il parco e l’interesse pubblico.

Sindaco Civitella Alfedena – Flora Viola

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