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Pagliaroli: immigrati braccianti per sei mesi e poi…

«I cafonì del Fucino hanno cambiato nome e colore della pelle. Molti sono lavoratori irregolari, ma anche quelli regolari fanno i braccianti per sei mesi, il resto del tempo sono fermi. Situazione che alimenta la criminalità, come lo spaccio di droga».

Così il segretario provinciale Flai Cgil L’Aquila, Marcello Pagliaroli, durante il congresso conclusivo del mandato sindacale parla delle difficoltà del lavoro agricolo nella Marsica, «alla luce del caporalato, delle difficoltà di integrazione delle minoranze etniche e di infiltrazioni criminali».

Una crisi, ha detto Pagliaroli, che «in questa provincia colpita dal sisma assume già dimensioni drammatiche, con 10 milioni di ore di cassa integrazione, di cui oltre due in deroga», ricordando le vertenze della Coca Cola di Corfinio, della Campari di Sulmona e della Centrale del Latte di Bazzano.

«In questo quadro si inseriscono le vicende dei braccianti del Fucino – prosegue il sindacalista – con consistenti minoranze etniche che fanno fatica a integrarsi. A Trasacco i marocchini sono il 60% della popolazione straniera e il 20% di quella complessiva. Percentuali altissime anche a Luco dei Marsi».

«Su queste premesse si basa la nostra campagna ‘Miseria Ladra’», ha detto nel suo intervento il segretario provinciale di Libera, Angelo Venti.

Confagricoltura L’Aquila, dal canto suo, fa sapere che il sistema produttivo del Fucino «è per gran parte sano e dà lavoro a oltre 10mila persone. Confagricoltura ha chiesto e ottenuto che non fossero attivati i flussi migratori della provincia dell’Aquila perchè i lavoratori che ci sono sono sufficienti a garantire i lavori svolti dalle imprese. Ulteriori ingressi favorirebbero fenomeni come quello dei falsi posti di lavoro in cambio di permessi di soggiorno».

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