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Paese che vai… crisi che trovi! Ma è proprio così per i commercianti cinesi operanti nella Marsica?

Da qualche anno ad oggi abbiamo tutti notato che sempre di più i negozi italiani si trovano ad affrontare molte difficoltà economiche e, nel peggiore dei casi, a chiudere i battenti sotto la stretta morsa della crisi, dei debiti, delle banche. Ma come affronta il periodo di crisi l’impresa cinese nel territorio marsicano? Domanda plausibile, visto che i cinesi sono la quarta popolazione immigrata per numerosità in Italia con oltre 300 mila presenze, e la Marsica non si sottrae certo a questa dilagante tendenza. L’espansione economica cinese rappresenta una delle poche realtà in crescita proprio a partire dal 2008, anno indicato per l’inizio della crisi economica in occidente.

A fare il punto sull’andamento delle attività commerciali dei cinesi nella Marsica ci ha pensato Marsicanews, intraprendendo un vero e proprio tour investigativo tra i negozi “dell’impero celeste” della zona commerciale di Avezzano e Cappelle Dei Marsi. Sono stati sottoposti alle nostre domande diversi servizi commerciali, tra cui “Chinatown”, “Pechino”, “Happy Shopping”, “Mondo Convenienza”, “Cinelin”, ma solo in quest’ultimo negozio abbiamo ottenuto qualche risposta, anche se in modo alquanto evasivo. La giovane titolare dell’attività, o per meglio dire del “centro commerciale” vista la grandezza dell’edificio e l’offerta diversificata dei prodotti in vendita (abbigliamento, estetica, casalinghi, accessori, elettronica, forniture per ufficio, giocattoli ecc.), ha affermato che, rispetto allo scorso anno e soprattutto al Natale 2012, si è verificato un lieve calo delle vendite, il tutto in riferimento ad un’attività nata soltanto da un anno e mezzo circa. Tutto sommato, però, gli affari vanno bene e l’unica soluzione ai problemi di gestione che si possono incontrare, ha continuato la donna, sta nel duro lavoro e nella volontà d’andare avanti anno per anno.

E fin qui c’è poco di illuminante, la conseguenza più logica porterebbe a pensare che proprio questo attivismo, accompagnato da regolarità nei pagamenti e da prezzi ultra concorrenziali, siano il segreto dei cinesi nella gestione imprenditoriale. C’è da dire, però, che non va sottovalutata l’esistenza di un approccio economico diverso da quello instaurato in Italia.

In base a diversi studi fatti da sinologi sul contesto sociale e culturale cinese nel nostro Paese, sappiamo che l’economia cinese funziona in contanti, e in una situazione in cui vige la sfiducia verso gli istituti di credito, è tipico che i parenti in Cina affidino a chi espatria i propri risparmi per farli rendere in un’attività in Italia, da cui, di conseguenza, parte una grande quantità di denaro. Basti pensare che in Cina un operaio guadagna 100, 150 € al mese, mentre da noi circa 1.000 €.

I soldi che non spende nel Paese ospitante li invia a casa, e con quelli i parenti investono in nuove attività. Pagare in contanti non implica di per sé illegalità, ma il “nero” c’è, a cominciare dalle buonuscite extra per l’italiano che vende, che in molti casi non figurano e non vengono tassate. Tendenzialmente i cinesi non depositano soldi nelle banche italiane, al massimo incassano assegni o versano i soldi necessari appena prima di una spesa. Un approccio economico, quindi, completamente diverso da quello vigente in Italia, in cui le imprese hanno un approccio finanziario e speculativo che coinvolge necessariamente le banche (non a caso quest’ultime guadagnano anche in tempi di crisi).

Al di là di quest’analisi sulle diversità tra commercianti cinesi e italiani, è un fatto che, nel panorama delle attività commerciali del nostro Paese e, nello specifico, della Marsica, quelle cinesi rappresentano una realtà in crescita esponenziale, in netta contrapposizione al clima di proibizionismo e di depressione che sta affrontando il mercato nostrano.

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