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“Che pacco, un villaggio pieno di disabili”: la risposta di Iacopo alla recensione

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Si reca in vacanza con la famiglia in un villaggio di Roseto degli Abruzzi e si lamenta della presenza di una “miriade di ragazzi disabili”, minacciando di procedere per vie legali contro i titolari della struttura. Un utente di Tripadvisor (Cico33), ha scritto una recensione (LEGGI ARTICOLO) che ha subito scatenato l’indignazione del popolo del web di tutta Italia. Dopo il commento di Selvaggia Lucarelli in merito alla recensione rilasciata dall’uomo in vacanza nel suddetto villaggio turistico, Iacopo Melio non la manda di certo a dire:

Studia Scienze Politiche alla Scuola “Cesare Alfieri” di Firenze. Lavora come freelance nel mondo del giornalismo e della comunicazione digitale. Si occupa di sensibilizzazione e promozione come attivista per i diritti umani e civili. Il 31 gennaio 2015 ha fondato la Onlus #vorreiprendereiltreno, diventata un punto di riferimento nazionale per la disabilità. Di seguito il post di Iacopo:

CARO TESTA A PINOLO, IO IN VACANZA CI VADO

Caro testa a pinolo…
No, non ho niente contro i pinoli e neanche contro le “teste a pinolo”, ché un po’ anche la mia ci somiglia. Ma avrei potuto iniziare questa lettera diversamente, ad esempio chiamandoti “testa di cazzo”. E allora ecco, credo che “testa a pinolo” possa essere un giusto compromesso tra il mantenere superiorità intellettuale mostrando rispetto e educazione, e lo sfotterti un po’ richiamando ugualmente “alla testa di cazzo” che hai dimostrato di essere.

Sì, caro il mio testa a pinolo. Ho saputo che sei stato in vacanza e che qualcosa è andato storto. Un gruppo di disturbatori ha infranto il tuo progetto di relax in mezzo al verde. Che magari te lo eri pregustato per tutto l’anno chiuso all’aria condizionata del tuo ufficio, in piena città, otto ore per cinque giorni tra noia e frustrazione. Caro il mio testa a pinolo, nessuno poteva prevedere che in mezzo a cotanto grigiore non avresti resistito allo sbalzo della bellezza che irrompe, magica, nella vita di qualcuno.

Lo sbalzo emotivo è stato insostenibile perché, si sa, un disabile è una persona triste per natura, e quando qualcosa si rivela come non pensavamo che fosse ci destabilizza. Quando qualcosa sconfina dall’etichetta sociale che siamo soliti dargli, un po’ per rassicurare noi stessi e un po’ per sentirci migliori, si perde la bussola. Per quelli infatti, i disabili che soffrono tanto (per definizione, appunto), ci sono gli ospedali, le case di cura e di riposo. Che se si chiamano “di cura” è normale che soffrano e se si chiamano “di riposo” va da sé che non è certo naturale per loro ballare, o cantare, o fare escursioni all’aria aperta come fanno tutti gli altri. Magari ridono anche, t’immagini? Ecco. E allora? Cosa diamine si è inceppato nel magico cerchio della vita ai tuoi occhi miopi?

Caro il mio testa a pinolo… Mi trovo qui a scriverti due righe perché non so se un giorno anche io avrò dei figli come te. In realtà non so neanche se avrò un lavoro che mi permetterà di sognare una vacanza, ma andiamo per gradi: di certo una cosa l’ho ben chiara in testa, ed è la responsabilità genitoriale. Se mai un giorno avrò dei figli vorrò insegnare loro che la vera disabilità è negli occhi di chi guarda, di chi non comprende che dalle diversità possiamo solo imparare. Disabile è chi non è in grado di provare empatia mettendosi nei panni degli altri, di mescolarsi affamato con altre esistenze, di adottare punti di vista inediti per pura e semplice curiosità.

Citando una tua frase. “I disabili sono persone che purtroppo la vita gli ha reso grandi sofferenze ma vi posso assicurare che per i miei figli non è un bello spettacolo vedere dalla mattina alla sera persone che soffrono su una carrozzina.” Ecco, caro il mio testa a pinolo. Se un giorno avrò dei figli saranno sicuramente più fortunati dei tuoi che, poveracci, di colpe non ne hanno. Più fortunati perché scopriranno che la mia carrozzina non è né più né meno di un paio di scarpe nuove con le quali iniziare viaggi, avventure, sogni, destini, speranze. Se un giorno avrò dei figli sapranno che il dolore, quello vero, è nascosto nell’indifferenza e non nella malattia. Che i brutti spettacoli del mondo ce li ha sempre “regalati” la cattiveria umana e mai la dignità. Che il mondo è popolato da persone diverse ma con gli stessi diritti. Che non esiste libertà abbastanza grande di quella che possiamo prenderci per essere felici.
Perché vivere significa questo: esser messi in condizioni di poter fare del nostro destino ciò che si vuole, senza mancare di rispetto (ah, che bella parola!) a chi ci sta intorno.

Quindi, caro il mio testa a pinolo… Non solo io in vacanza ci vado, quest’anno, come tutti gli altri anni. Ma ci andranno anche Marco, Matteo, Laura, Sara, Ilaria, Fabrizio, Ginevra, Alessandro… E tutti i ragazzi “speciali” di questo mondo, che di speciale non hanno niente se non la loro unicità: come me che ti ho scritto questo papiro di robe sconclusionate, forse, mosso da una frustrante sensazione di impotenza, e come te, caro testa a pinolo, che della vita non hai capito proprio niente.

PS: “Bastava che la gente mi avvisava”… Il congiuntivo, perdiana! Almeno il congiuntivo…

ARTICOLO CORRELATO: “Troppi disabili al villaggio”: TripAdvisor risponde all’articolo di Marsicanews

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7 Comments

7 Comments

  1. stefania

    26 Luglio 2016 at 18:57

    Forse il testa di pinolo ha dei figli che gli insegneranno qualcosa ? A volte i piccoli sono un po’ più in gamba di questi esempio ottusi adulti , e magari li fanno germogliare 🙂 Ottima risposta Jacopo , siamo anime in questo universo che dovrebbero avere occhi e orecchie ben aperte , ma a volte ci si perde in sciocchi involucri e ci si dimentica di riconoscere l’essenza 🙂

    • Morena

      26 Luglio 2016 at 22:11

      Questo signore non ha ancora capito niente della vita!!! Credo che non tutti i ragazzi diversamente abili ci siano nati…Carissimo testa di pinolo rifletta bene,diversamente abili lo si puo’ anche diventare!!! Mi chiedo,caro testa di pinolo,se le nasceva un figlio diversamente abile ,cosa avrebbe fatto??? Lo buttava come una scarpa vecchia???

      • Emiliano

        27 Luglio 2016 at 4:31

        Il vero problema è che ad esser divcersamente abile è proprio il minus habens in questione…il punto è “che per riconoscere di non esser intelligenti,lo si dovrebbe essere…” 😉

    • Luigi

      2 Agosto 2016 at 11:58

      Leggendo questo articolo sono tornato indietro nel tempo e mi sono ricordato che persone che noi umani fortunati ma nello stesso tempo sfortunati non abbiamo un bricciolo di sentimento e di amore,in quelle cose che fanno parte della vita di ogniuno di noi che ci riteniamo fortunati.Personalmente ho avuto modo di conoscere e poi frecuentare una persona eccezionale che mi ha dato una lezione di vita che non scorderò mai lui prima del’incidente che poi l’ha portato sulla sedia a rotelle era una persona super menefreghista così si definiva e schifava i cosidetti relitti della società moderna che pensa solo a ridurre l’uomo in base al ceto sociale e alla classe politica come il cosidetto sistema impone e cioè essere superiori agli altri.Hai usato un termine troppo generico per tale persona ma pultroppo anche se fossi andato più pesante non avrebbe capito ugualmente tali sono cieche e fanno finta di non vedere e sapere.Io nella mia sfida al cambiamento interiore e anche spirituale gli posi una domanda ma tu sei felice in questa tormentata vita e perché sei venuto in questo luogo Mariano in Francia? Mi ha gelato la sua risposta a tal punto che mi fatto piangere eccola:scusami ma tu pensi di essere felice uomo sano come lo sono stato io un tempo? Poi dopo avermi raccontato la sua storia mi ha detto io so quello che tu non sai di te ti invito a cambiare come ho fatto io e non venire qui solo perché spinto da curiosità e altro pure io mio caro amico era cieco ma ora vedo ero sordo e ora sento ero pieno di odio e rancore ora conosco l’amore non sapevo il significato del’umiltà ora vivo tutti i giorni con questo carisma non avevo un cuore ora il mio cuore è colmo di gioia di vivere non conoscevo Dio ora amo il mio Dio.Questo amico si chiama Davide e vorrei concludere dicendo che tutto quello che poi mi ha detto era la pura verità ma io ero cieco non vedevo pertanto invito questa persona a rivedere la sua vita e si renderà conto che i disabili siamo noi e non coloro che hanno subito dei danni inreversibili per il loro andicap.

  2. Claudia

    26 Luglio 2016 at 21:42

    Che testa di pinolo per davvero!!!!

  3. Emiliano

    27 Luglio 2016 at 4:28

    Ma per Giove,di cosa ti avrebbe dovuto avvisare la direzione,emerita testa di cazzo,e pure flaccido aggiungerei…e mi vorrà scusare Iacopo Melio se a differenza sua non mi sono dimostrato intellettualmente superiore,ma purtroppo quando leggo certe cose mi sale il sangue al cervello!!!
    Di cosa ti avrebbe dovuto avvisare la direzione,forse del fatto che i coglioni non erano ammessi in quel villaggio???

  4. Bennett Rendall

    24 Agosto 2016 at 17:26

    Sono attualmente nella struttura e volevo dire alla direzione di questa struttura che nella vita bisogna essere leali. Spiego.. ho prenotato questo viaggio per far divertire soprattutto i miei figli. Siamo arrivati e nel villaggio era presente una miriade di ragazzi disabili. Premetto non per discriminare ci mancherebbe sono persone che purtroppo la vita gli ha reso grandi sofferenze ma vi posso assicurare che per i miei figli non e un bello spettacolo vedere dalla mattina alla sera persone che soffrono su una carrozzina. Bastava che la direzione mi avvisava e avrei spostato la vacanza in altra data. Sto valutando o meno di intraprendere una via legale per eventuali risarcimenti. Grazie di tutto.

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Attualità

Maltrattamenti in nido domiciliare: Save the Children “necessari controlli più efficaci anche sui servizi per l’infanzia integrativi”

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Indispensabile rendere obbligatorio in tutte le strutture, pubbliche, private o integrative, un sistema specifico di tutela e prevenzione.
“Il nuovo caso di maltrattamenti ai bambini emerso a Siena in un nido domiciliare è particolarmente allarmante per il rapporto di massima fiducia con la quale spesso i genitori affidano i loro figli a questo tipo di servizio integrativo per l’infanzia, che in Italia non è molto diffuso come nel nord Europa, ma riguarda comunque 1 bambino su 100, soprattutto nelle regioni del Nord. La normativa per questo tipo di servizi è disposta a livello regionale, e nel caso della Toscana è particolarmente stringente, ma purtroppo c’è il rischio che i controlli siano più formali, burocratici o strutturali che sostanziali,” è il commento di Raffaela Milano, Direttrice dei Programmi Italia-Europa di Save the Children – l’Organizzazione internazionale che da 100 anni lotta per salvare i bambini a rischio e garantire loro un futuro – in merito alla nuova indagine per i maltrattamenti subiti dai bambini ospiti di un nido domiciliare di Siena, condotta dalle forze dell’ordine.
“Per ogni bambino, l’asilo nido, di qualunque tipo, dovrebbe essere un luogo sicuro, anche in virtù di una fascia età dove la vulnerabilità è ancora più elevata. Chiediamo alle istituzioni nazionali e locali di rendere obbligatoria, anche nel caso dei servizi integrativi, come dovrebbe avvenire per gli asili pubblici o provati convenzionati, la definizione di un sistema di tutela per prevenire o quantomeno ridurre al minimo i rischi di questo tipo, un sistema che abbia al centro un ‘patto per l’educazione positiva’ che coinvolga tutti gli adulti a contatto con i minori e gli stessi genitori, al fine di evitare ogni forma di comportamento degradante verso i bambini e le bambine.
In particolare, il sistema di tutela deve avere l’obiettivo di definire e concordare chiaramente, anche nel caso dei servizi integrativi, le misure e procedure necessarie per prevenire condotte inappropriate verso i bambini o per segnalare e rispondere in maniera tempestiva ed efficace a eventuali sospetti.
Con l’obiettivo di fornire ai diversi tipi di strutture educative uno strumento utile per prevenire condotte inappropriate, abusi e maltrattamenti contro i minori, nel 2017 Save the Children ha divulgato un Manuale per la formazione sul Sistema di tutela delle bambine e dei bambini, realizzato in collaborazione con alcuni servizi educativi e disponibile sul sito dell’Organizzazione al link https://www.savethechildren.it/cosa-facciamo/pubblicazioni/allasilo-nido-si-cresce-sicuri

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TRASFERIMENTO CIM AL NOESIS: LE PRECISAZIONI DI TORDERA

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AVEZZANO – “Gli ambulatori dei medici saranno collocati in uno stabile staccato, separato e distante dall’edificio che ospita la scuola e quindi non vi sarà alcun contatto tra medici e pazienti con gli scolari che frequentano la scuola al Noesis”
Lo precisa il manager della Asl, Rinaldo Tordera, in merito al trasferimento degli studi medici del centro di salute mentale di Avezzano dalla sede di via Di Gianfilippo (in fase di ristrutturazione) al complesso Noesis.
“Il 23 febbraio prossimo”, aggiunge Tordera, “gli ambulatori del servizio salute mentale verranno spostati sì al Noesis ma in ambienti che si trovano in un’altra area rispetto alla scuola. Peraltro la nuova sede (provvisoria) del servizio avrà un ingresso del tutto indipendente e ospiterà i pazienti solo limitatamente alle visite, non essendo previsto soggiorno o pernottamento”
“Sono pertanto infondate le preoccupazioni espresse dai genitori degli scolari, ingenerate da una errata comunicazione”
“Per quel che invece riguarda ‘La Crisalide’, prosegue Tordera, “i pazienti seguiti dalla questa cooperativa saranno assistiti alla residenza dei Marsi, situata nell’area del nucleo industriale di Avezzano. Tale spostamento avverrà in tempi brevi poiché l’iter è stato già avviato ed è in fase avanzata”

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Abruzzo

POLIZIA DI STATO:L’AQUILA. MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA, ARRESTATO UN CINQUANTENNE

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Nella giornata di ieri personale della Squadra Mobile di L’Aquila – Reati contro la persona ha eseguito l’ordinanza con cui il GIP del Tribunale di L’Aquila, Dr. GARGARELLA, su richiesta del P.M., Dr.ssa D’AVOLIO, ha disposto l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un 50nne aquilano.
Il provvedimento è stato determinato al termine delle indagini svolte dagli investigatori della Squadra Mobile, che hanno raccolto gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell’uomo in ordine ai reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali, ricostruendo, attraverso fondamentali testimonianze, episodi di violenza compiuti dallo stesso nei confronti della coniuge.
Le indagini, avviate a seguito della querela presentata dalla moglie, hanno evidenziato che l’uomo dal 2017, e in più occasioni, ha maltrattato la donna anche in presenza dei figli minori, con vessazioni morali e fisiche, tanto che la malcapitata è dovuta ricorrere più volte alle cure dei sanitari del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Salvatore. Il comportamento dell’uomo, inoltre, ha reso la vita familiare oltremodo penosa generando nei congiunti un clima di terrore e disagio.
L’uomo, al termine delle formalità di rito, è stato associato presso il proprio domicilio, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, da cui già da tempo la consorte, insieme con i figli, si era allontanata.

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Abruzzo

L’AQUILA:CONFERENZA STAMPA IN OSPEDALE SULL’AVVIO DELL’ATTIVITA’ DEL ROBOT CHIRURGICO NEI TRAPIANTI DI RENE

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L’AQUILA . Avvio dell’attività del robot chirurgico ‘da Vinci’ nei trapianti di rene: è l’oggetto della conferenza stampa che si terrà mercoledì prossimo, 20 febbraio, alle ore 12.30, all’ospedale di L’Aquila, nella sala ‘Dal Brollo’. Saranno presenti il Manager della Asl, Rinaldo Tordera, il sindaco di L’Aquila, Pierluigi Biondi, la rettrice dell’università Paola Inverardi, il prof. Francesco Pisani e il dr. Luigi Di Clemente.

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Abruzzo

RESPONSABILITA’ TRASVERSALI SUL PUNTO NASCITA DI SULMONA CHIEDIAMO SOLUZIONI DEFENITIVE PER IL MANTENIMENTO DEL SERVIZIO

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La CGIL e la FP CGIL, ancora una volta, sono costrette a tornare sull’argomento “punto nascita” dell’ospedale di Sulmona, ribadendo una netta contrarietà ad una sua possibile chiusura.

Sono anni ormai che invece di intervenire sulle motivazioni che hanno generato nel tempo una contrazione del numero di parti, il tema viene utilizzato per perenni propagande elettorali di basso spessore politico finalizzate, a seconda dei casi, o per rivendicazioni di ipotetici meriti personali o per la ricerca di responsabilità politica di chi, nell’alternanza delle sindacature cittadine e dei governi regionali, si trova a dover gestire (o meglio non gestire) la grave ed annosa problematica che costringe il territorio del Centro Abruzzo – ed i suoi cittadini – ad una instancabile lotta a tutela del servizio pubblico sanitario di prossimità.

Le scriventi ritengono inaccettabile la paventata e sciagurata chiusura del Punto nascita di Sulmona deliberata da parte del Comitato Percorso Nascite del Ministero della Salute, oggi notificata alla Regione Abruzzo, in quanto la stessa si configura come un vero e proprio attacco non solo al territorio di Sulmona e della valle Peligna ma a tutte le aree interne dell’Abruzzo.

Le motivazioni addotte risultano essere assolutamente parziali ed evidenziano una completa ignoranza rispetto alla configurazione orografica del territorio e del reale bacino di utenza di riferimento, considerando, tra l’altro, la condizione di crisi economica che persevera nei nostri territori.

La storia di questo travaglio (mai termine è risultato più appropriato), è bene ricordarlo, nasce dal Governo Regionale della Giunta Chiodi, l’allora Sindaco di Sulmona era Fabio Federico ed il Direttore Generale della ASL Giancarlo Silveri. Già in quegli anni il territorio in maniera compatta si oppose alla chiusura del presidio sanitario Peligno in ogni modo, basti ricordare la manifestazione del 19 marzo 2011 che vide la partecipazione di migliaia di persone.

La minaccia di chiusura del punto nascita è rimasta sempre lì come una spada di Damocle sulle nostre teste.

Infatti, durante il governo D’Alfonso, con le sindacature Ranalli e Casini, le cose non sono migliorate tant’è che le scriventi Organizzazioni Sindacali, unitamente ad altre, hanno portato avanti innumerevoli iniziative, che vanno dal presidio permanente davanti l’ospedale alla raccolta di oltre 8000 firme in poco più di un mese, passando per le manifestazioni davanti l’Ospedale ed al Consiglio Regionale, solo per ricordarne alcune.

In queste ultime settimane, che hanno anticipato le elezioni per il rinnovo del Consiglio Regionale, abbiamo assistito a continue passerelle di candidati e loro sostenitori, vice ministri e parlamentari, tutti – nelle intenzioni dichiarate – pronti a tutelare i presidi pubblici del territorio a partire dal punto nascita.

Oggi, ad elezioni ultimate, ci piacerebbe vedere quegli intenti tradotti immediatamente in atti amministrativi finalizzati, una volta per sempre, a chiudere positivamente la vertenza che, a detta di qualcuno durante la campagna elettorale, era già stata risolta.

La CGIL e la FP CGIL continuano oggi a denunciare e a lottare affinché non debbano essere le future mamme a recarsi in centri lontani dalle proprie abitazioni ma che sia il Servizio Sanitario ad avvicinarsi a chi ne ha bisogno essendo il diritto alla salute inalienabile e di prossimità.

Il pensiero va infatti al lieto evento dell’altra notte, che ha visto un bambino venire alla luce in poco più di 20 minuti nell’ambulatorio dell’Ospedale di Sulmona a dimostrazione della necessità del mantenimento del presidio Sanitario e delle capacità, professionalità e della massima disponibilità degli operatori del Nosocomio Peligno.

Riteniamo da sempre la vertenza sul punto nascita di Sulmona prima di tutto una questione di civiltà, perché sguarnire un territorio così vasto di un presidio fondamentale sarebbe una scelta scellerata.

Questo dovrebbe essere l’impegno della Politica e non le diatribe a cui abbiamo assistito in questi anni che hanno portato ad una lenta e costante agonia.

A ciò si aggiungano i mancati investimenti in termini di personale e tecnologie dovute alle scelte gestionali della ASL prima con Slveri e poi con Tordera, quest’ultimo, va ricordato, addirittura ha proposto la chiusura del Punto Nascita per far fronte alle carenze di personale ed al rientro dallo sforamento del costo del Personale stesso.

Riteniamo strategica e fondamentale la permanenza del Punto Nascita nel territorio della Valle Peligna anche in considerazione della nuova struttura Ospedaliera completamente antisismica (la prima ed unica nella Regione Abruzzo).

Le scriventi si oppongono a scelte che rischiano di mettere in ginocchio un intero territorio e sono sin da ora pronte alla mobilitazione.

L’atto di chiusura del Punto nascita di Sulmona, oltre ad evidenziare una grave disattenzione da parte della burocrazia ministeriale rispetto alle problematiche delle aree interne, rappresenta l’ennesimo danno per il territorio e va in direzione contraria rispetto alle dichiarazioni della Politica sulle soluzioni da apportare a difesa delle suddette aree.

L’atteggiamento riscontrato da parte del Ministero, non tiene conto della funzionalità e della necessità dei servizi di prossimità e si scontra con le effettive esigenze delle popolazioni che con sacrificio e difficoltà continuano a vivere nel territorio.

Se questa continua ad essere l’azione politica verso questi territori, la conseguenza inesorabile è quella dello spopolamento.

Le Istituzioni e la Politica devono tornare a svolgere il loro ruolo a difesa del territorio, dei cittadini, degli operatori e dei servizi sanitari poiché hanno l’obbligo costituzionale di dover assicurare il diritto alla salute ad ogni cittadino senza dimenticare il contesto sociale, territoriale ed orografico in cui si vive.

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Notizie dal mondo

QUANDO LO STALKER E’ DONNA

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Quando lo Stalker è Donna! Escono insieme una volta, lei lo bombarda con 159.000 SMS. Una donna è stata accusata di aver inviato 159.000 messaggi di testo a un uomo che ha conosciuto su un sito di incontri riservato ai milionari. L’uomo d’affari ha risposto ad alcuni messaggi prima di bloccare il suo numero. Ha presentato una denuncia contro Jacqueline Ades, 33 anni. La donna verrà processata nel tribunale della contea di Maricopa a Phoenix, in Arizona.

Secondo la denuncia, Jacqueline e la sua vittima avevano un appuntamento. Si separarono prima della fine della notte. Lei ha mandato messaggi ogni giorno per dieci mesi, a volte fino a un numero di 500. E’ passata dalle dichiarazioni d’amore alle minacce. “Preparerò il sushi con i reni e le bacchette per mangiarlo con le ossa delle mani”, gli ha scritto. L’uomo ha spiegato alla polizia che era stato chiaro con Jacqueline che non voleva più vederla. Ha chiamato la polizia quando l’ha vista sostare con l’auto davanti a casa sua nel luglio 2017. Poi lo scorso aprile, grazie al sistema di sorveglianza della casa dell’uomo che era in viaggio all’estero, Jacqueline è stata arrestata dalla polizia dopo essere stata sorpresa delirante con un coltello nascosto nella sua auto nei pressi dell’abitazione dell’uomo. Dopo il suo arresto è stata rilasciata, ma è stata rimandata in carcere l’8 maggio dopo aver omesso di comparire in tribunale, per andare nel luogo di lavoro della vittima, dichiarando di essere sua moglie. Numerosissime telefonate, in orari impensabili,comportamenti di controllo e sorveglianza,autoinviti in casa senza preavviso e nei momenti meno opportuni. È così che si comporta una stalker: non accetta i limiti e pretende che l’altro sia costantemente a sua disposizione. Se ciò non accade diventa aggressiva, come nel caso appena raccontato.

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Notizie dal mondo

Parigi, bomba in pieno centro risalente alla seconda grande guerra

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Parigi, bomba in pieno centro risalente alla seconda grande guerra. Evacuate 1800 persone, area interdetta ai turisti. Gli artificieri si occuperanno domenica dell’ordigno.

 

Una bomba d’aviazione risalente alla seconda guerra mondiale è stata da poco individuata nella parte nord-orientale di Parigi e richiede l’immediata disinnescazione. Per questo motivo, è prevista per domenica una maxi-operazione di evacuazione, che interesserà all’incirca 1800 persone. lo scorso 4 febbraio, durante i lavori in un cantiere edile sotto la circonvallazione di Parigi, ai margini della periferia, è stato rinvenuto l’ordigno bellico inesploso, ha precisato in un comunicato il comune di Saint-Denis, città limitrofa. Il municipio ha immediatamente riconosciuto il pericolo e, in collaborazione con la polizia, ha deciso di eseguire un’operazione di “debombing”. Questa operazione richiede l’evacuazione della popolazione entro un raggio di 300 metri. E la bomba? – «L’ordigno verrà spostato di circa 200 metri e depositato in una buca precedentemente scavata. Poi, con un sistema di sparo all’avanguardia, il suo guscio verrà fatto esplodere», rivela la stessa polizia. Saint-Denis e Parigi, i comuni facenti parte della zona interessata dalle operazioni, hanno reso disponibili due palestre per le persone evacuate. Questa maxi-operazione intaccherà il traffico automobilistico e il traffico ferroviario, che saranno interrotti nella zona dalle 8 di mattina alle 14.

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