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“Che pacco, un villaggio pieno di disabili”: la risposta di Iacopo alla recensione

Si reca in vacanza con la famiglia in un villaggio di Roseto degli Abruzzi e si lamenta della presenza di una “miriade di ragazzi disabili”, minacciando di procedere per vie legali contro i titolari della struttura. Un utente di Tripadvisor (Cico33), ha scritto una recensione (LEGGI ARTICOLO) che ha subito scatenato l’indignazione del popolo del web di tutta Italia. Dopo il commento di Selvaggia Lucarelli in merito alla recensione rilasciata dall’uomo in vacanza nel suddetto villaggio turistico, Iacopo Melio non la manda di certo a dire:

Studia Scienze Politiche alla Scuola “Cesare Alfieri” di Firenze. Lavora come freelance nel mondo del giornalismo e della comunicazione digitale. Si occupa di sensibilizzazione e promozione come attivista per i diritti umani e civili. Il 31 gennaio 2015 ha fondato la Onlus #vorreiprendereiltreno, diventata un punto di riferimento nazionale per la disabilità. Di seguito il post di Iacopo:

CARO TESTA A PINOLO, IO IN VACANZA CI VADO

Caro testa a pinolo…
No, non ho niente contro i pinoli e neanche contro le “teste a pinolo”, ché un po’ anche la mia ci somiglia. Ma avrei potuto iniziare questa lettera diversamente, ad esempio chiamandoti “testa di cazzo”. E allora ecco, credo che “testa a pinolo” possa essere un giusto compromesso tra il mantenere superiorità intellettuale mostrando rispetto e educazione, e lo sfotterti un po’ richiamando ugualmente “alla testa di cazzo” che hai dimostrato di essere.

Sì, caro il mio testa a pinolo. Ho saputo che sei stato in vacanza e che qualcosa è andato storto. Un gruppo di disturbatori ha infranto il tuo progetto di relax in mezzo al verde. Che magari te lo eri pregustato per tutto l’anno chiuso all’aria condizionata del tuo ufficio, in piena città, otto ore per cinque giorni tra noia e frustrazione. Caro il mio testa a pinolo, nessuno poteva prevedere che in mezzo a cotanto grigiore non avresti resistito allo sbalzo della bellezza che irrompe, magica, nella vita di qualcuno.

Lo sbalzo emotivo è stato insostenibile perché, si sa, un disabile è una persona triste per natura, e quando qualcosa si rivela come non pensavamo che fosse ci destabilizza. Quando qualcosa sconfina dall’etichetta sociale che siamo soliti dargli, un po’ per rassicurare noi stessi e un po’ per sentirci migliori, si perde la bussola. Per quelli infatti, i disabili che soffrono tanto (per definizione, appunto), ci sono gli ospedali, le case di cura e di riposo. Che se si chiamano “di cura” è normale che soffrano e se si chiamano “di riposo” va da sé che non è certo naturale per loro ballare, o cantare, o fare escursioni all’aria aperta come fanno tutti gli altri. Magari ridono anche, t’immagini? Ecco. E allora? Cosa diamine si è inceppato nel magico cerchio della vita ai tuoi occhi miopi?

Caro il mio testa a pinolo… Mi trovo qui a scriverti due righe perché non so se un giorno anche io avrò dei figli come te. In realtà non so neanche se avrò un lavoro che mi permetterà di sognare una vacanza, ma andiamo per gradi: di certo una cosa l’ho ben chiara in testa, ed è la responsabilità genitoriale. Se mai un giorno avrò dei figli vorrò insegnare loro che la vera disabilità è negli occhi di chi guarda, di chi non comprende che dalle diversità possiamo solo imparare. Disabile è chi non è in grado di provare empatia mettendosi nei panni degli altri, di mescolarsi affamato con altre esistenze, di adottare punti di vista inediti per pura e semplice curiosità.

Citando una tua frase. “I disabili sono persone che purtroppo la vita gli ha reso grandi sofferenze ma vi posso assicurare che per i miei figli non è un bello spettacolo vedere dalla mattina alla sera persone che soffrono su una carrozzina.” Ecco, caro il mio testa a pinolo. Se un giorno avrò dei figli saranno sicuramente più fortunati dei tuoi che, poveracci, di colpe non ne hanno. Più fortunati perché scopriranno che la mia carrozzina non è né più né meno di un paio di scarpe nuove con le quali iniziare viaggi, avventure, sogni, destini, speranze. Se un giorno avrò dei figli sapranno che il dolore, quello vero, è nascosto nell’indifferenza e non nella malattia. Che i brutti spettacoli del mondo ce li ha sempre “regalati” la cattiveria umana e mai la dignità. Che il mondo è popolato da persone diverse ma con gli stessi diritti. Che non esiste libertà abbastanza grande di quella che possiamo prenderci per essere felici.
Perché vivere significa questo: esser messi in condizioni di poter fare del nostro destino ciò che si vuole, senza mancare di rispetto (ah, che bella parola!) a chi ci sta intorno.

Quindi, caro il mio testa a pinolo… Non solo io in vacanza ci vado, quest’anno, come tutti gli altri anni. Ma ci andranno anche Marco, Matteo, Laura, Sara, Ilaria, Fabrizio, Ginevra, Alessandro… E tutti i ragazzi “speciali” di questo mondo, che di speciale non hanno niente se non la loro unicità: come me che ti ho scritto questo papiro di robe sconclusionate, forse, mosso da una frustrante sensazione di impotenza, e come te, caro testa a pinolo, che della vita non hai capito proprio niente.

PS: “Bastava che la gente mi avvisava”… Il congiuntivo, perdiana! Almeno il congiuntivo…

ARTICOLO CORRELATO: “Troppi disabili al villaggio”: TripAdvisor risponde all’articolo di Marsicanews

7 Comments

7 Comments

  1. stefania

    26 luglio 2016 at 18:57

    Forse il testa di pinolo ha dei figli che gli insegneranno qualcosa ? A volte i piccoli sono un po’ più in gamba di questi esempio ottusi adulti , e magari li fanno germogliare 🙂 Ottima risposta Jacopo , siamo anime in questo universo che dovrebbero avere occhi e orecchie ben aperte , ma a volte ci si perde in sciocchi involucri e ci si dimentica di riconoscere l’essenza 🙂

    • Morena

      26 luglio 2016 at 22:11

      Questo signore non ha ancora capito niente della vita!!! Credo che non tutti i ragazzi diversamente abili ci siano nati…Carissimo testa di pinolo rifletta bene,diversamente abili lo si puo’ anche diventare!!! Mi chiedo,caro testa di pinolo,se le nasceva un figlio diversamente abile ,cosa avrebbe fatto??? Lo buttava come una scarpa vecchia???

      • Emiliano

        27 luglio 2016 at 4:31

        Il vero problema è che ad esser divcersamente abile è proprio il minus habens in questione…il punto è “che per riconoscere di non esser intelligenti,lo si dovrebbe essere…” 😉

    • Luigi

      2 agosto 2016 at 11:58

      Leggendo questo articolo sono tornato indietro nel tempo e mi sono ricordato che persone che noi umani fortunati ma nello stesso tempo sfortunati non abbiamo un bricciolo di sentimento e di amore,in quelle cose che fanno parte della vita di ogniuno di noi che ci riteniamo fortunati.Personalmente ho avuto modo di conoscere e poi frecuentare una persona eccezionale che mi ha dato una lezione di vita che non scorderò mai lui prima del’incidente che poi l’ha portato sulla sedia a rotelle era una persona super menefreghista così si definiva e schifava i cosidetti relitti della società moderna che pensa solo a ridurre l’uomo in base al ceto sociale e alla classe politica come il cosidetto sistema impone e cioè essere superiori agli altri.Hai usato un termine troppo generico per tale persona ma pultroppo anche se fossi andato più pesante non avrebbe capito ugualmente tali sono cieche e fanno finta di non vedere e sapere.Io nella mia sfida al cambiamento interiore e anche spirituale gli posi una domanda ma tu sei felice in questa tormentata vita e perché sei venuto in questo luogo Mariano in Francia? Mi ha gelato la sua risposta a tal punto che mi fatto piangere eccola:scusami ma tu pensi di essere felice uomo sano come lo sono stato io un tempo? Poi dopo avermi raccontato la sua storia mi ha detto io so quello che tu non sai di te ti invito a cambiare come ho fatto io e non venire qui solo perché spinto da curiosità e altro pure io mio caro amico era cieco ma ora vedo ero sordo e ora sento ero pieno di odio e rancore ora conosco l’amore non sapevo il significato del’umiltà ora vivo tutti i giorni con questo carisma non avevo un cuore ora il mio cuore è colmo di gioia di vivere non conoscevo Dio ora amo il mio Dio.Questo amico si chiama Davide e vorrei concludere dicendo che tutto quello che poi mi ha detto era la pura verità ma io ero cieco non vedevo pertanto invito questa persona a rivedere la sua vita e si renderà conto che i disabili siamo noi e non coloro che hanno subito dei danni inreversibili per il loro andicap.

  2. Claudia

    26 luglio 2016 at 21:42

    Che testa di pinolo per davvero!!!!

  3. Emiliano

    27 luglio 2016 at 4:28

    Ma per Giove,di cosa ti avrebbe dovuto avvisare la direzione,emerita testa di cazzo,e pure flaccido aggiungerei…e mi vorrà scusare Iacopo Melio se a differenza sua non mi sono dimostrato intellettualmente superiore,ma purtroppo quando leggo certe cose mi sale il sangue al cervello!!!
    Di cosa ti avrebbe dovuto avvisare la direzione,forse del fatto che i coglioni non erano ammessi in quel villaggio???

  4. Bennett Rendall

    24 agosto 2016 at 17:26

    Sono attualmente nella struttura e volevo dire alla direzione di questa struttura che nella vita bisogna essere leali. Spiego.. ho prenotato questo viaggio per far divertire soprattutto i miei figli. Siamo arrivati e nel villaggio era presente una miriade di ragazzi disabili. Premetto non per discriminare ci mancherebbe sono persone che purtroppo la vita gli ha reso grandi sofferenze ma vi posso assicurare che per i miei figli non e un bello spettacolo vedere dalla mattina alla sera persone che soffrono su una carrozzina. Bastava che la direzione mi avvisava e avrei spostato la vacanza in altra data. Sto valutando o meno di intraprendere una via legale per eventuali risarcimenti. Grazie di tutto.

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