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Ospedale L’Aquila, 12 nuovi casi l’anno di SLA: colpito anche un ex rugbista


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Secondo i dati raccolti, sono 10-12 i casi di sclerosi laterale amiotrofica (SLA) trattati ogni anno dalla clinica neurologica dell’ospedale San Salvatore di L’Aquila. Con il tempo, la clinica neurologica ha strutturato un vero “percorso” assistenziale, dalla diagnosi della malattia alle fasi terminali ed è per questo che molti pazienti affetti da SLA, provenienti anche da altre province come Teramo e regioni vicine come il Lazio, si rivolgono all’ospedale San Salvatore. La Asl segue costantemente il malato di SLA ed effettua assistenza a domicilio utilizzando strumenti di diagnosi ad hoc, come consulenza specialistica e la radiologia domiciliare. Oltre alla clinica neurologica, che prende in carico il malato dal momento della diagnosi seguendolo per tutto il percorso terapeutico, sul soggetto con SLA intervengono altri servizi ospedalieri come la neurofisiopatologia per le elettromiografie, la pneumologia per i problemi respiratori, l’endoscopia per assicurare l’alimentazione tramite una sonda in caso di problemi di deglutizione, la diagnostica per immagini per la diagnosi differenziale, utilizzando le nuove tecniche eseguibili solo con macchine a 3 Tesla, e, infine, la riabilitazione, cardine del trattamento a lungo termine.

La SLA colpisce maggiormente i soggetti tra i 50-65 anni ma anche persone di 40 anni e anziani di 87. Tra i malati vi sono anche ex rugbisti. Secondo studi, che però non hanno mai avuto conferme, gli atleti di alcune discipline correrebbero rischi maggiori a causa del doping, ma più probabilmente a causa di traumi ripetuti subiti nel corso dell’attività agonistica, i cui effetti si manifesterebbero negli anni successivi alla cessazione dell’attività sportiva. “Secondo alcuni studi, – dichiara il prof. Marini, direttore della clinica neurologia – i microtraumi ripetuti, legati all’attività agonistica, causerebbero danni al midollo provocandone microlesioni. Al momento, però, la medicina non ha ancora suffragato con riscontri concreti queste teorie e le cause della malattia restano ignote. Le attuali terapie riescono solo a rallentare il decorso della patologia”.

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