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Omeopatia, solo acqua fresca o qualcosa in più? Due casi risolti



Considerato che l’articolo sull’Omeopatia ha suscitato molto entusiasmo ed accesi dibattiti, mi dicevo: “Perché non parlarne ancora, visto che ora è indiziata di essere una medicina centrata sull’acqua fresca”?
A chi di voi non avesse letto la mia risposta sull’articolo precedente, parlo in particolare ai detrattori di questa disciplina, li rimando lì, per ovvie ragioni di spazio, ma una cosa la devo ricordare assolutamente: esiste una certa organizzazione che si chiama OMS (Organizzazione Mondiale della Sanità) che ha riconosciuto, da moltissimi anni ormai, la valenza di molte medicine tra cui l’Omeopatia e ne ha premesso l’utilizzo in ambito sanitario.

Ci sono stati in Europa, come Francia, Germania, Inghilterra, Svizzera, Svezia che le riconoscono e ne permettono l’uso da lungo tempo e credo che noi italiani abbiamo, ahimè, molto da imparare, visti i loro privilegiati trend di riferimento in ambito sociale, ma soprattutto sanitario. Altro aspetto importante: esiste uno studio scientifico fatto da Masaru Emoto sulla memoria dell’acqua e sulle sue capacità di trasferire informazione. E’ uno studio scientifico che sta andando avanti e che evidenzia la qualità dell’acqua di sapersi trasformare in virtù di segnali che provengono dall’esterno. A segnali ben definiti l’acqua si trasformerebbe in cristalli che assumerebbero una forma armonicamente simmetrica o, al contrario, caotica e disordinata, in conseguenza dell’inquinamento dell’acqua stessa e della presunta “energia” a cui sarebbero esposti; sia essa sotto forma di suono (voce, musica), parola scritta (etichetta applicata a una brocca).

Ancora una considerazione. Non si dimentichi una importante legge di Heisemberg (fisico di meccanica quantistica) sull’Indeterminazione, che dice quanto segue: due particelle dello stesso atomo se prese ed isolate anche a distanza di migliaia di chilometri l’una dall’altra, risponderebbero vicendevolmente allo stesso spin (direzione) che verrebbe indotta ad una qualsiasi di loro. Quindi i processi vitali dell’uomo non possono prescindere da fattori e componenti di biologia, chimica, biochimica, da fattori di fisica pratica e da quelli di fisica quantistica e, aggiungerei, da fattori “sottili”, ma, riguardo questi ultimi, non pretendo che persone razionali e peculiarmente mentali debbano esserne convinte come lo sono io e tanti altri come me! Questa è la condizione di questa terza dimensione di esistenza! Detto questo, prima di parlare di due, dei tanti casi di guarigione ottenuti grazie all’acqua fresca, partirei immediatamente con i ringraziamenti e, consentitemi, con le strigliatine per cavalli…spero di razza!

L’articolo ha avuto più di 15.000 contatti e questo vi farà comprendere quanto interesse può aver suscitato ed è per ciò che ringrazio vivamente tutti coloro che lo hanno letto e commentato. In particolare il mio sentito ringraziamento va, non me ne vogliano i sostenitori, ai detrattori dell’Omeopatia, a coloro che sul blog hanno avuto il coraggio (ne abbiano di più quelli che si firmano con pseudonimi, firmandosi almeno con il nome) di attaccarla inesorabilmente, attirando l’attenzione e pensando di screditarla. Dico bene, pensando, perché, cari amici non è con le chiacchiere che si risolvono i problemi e tantomeno con esse pensate di giudicare qualcosa che non conoscete per niente. Ma siamo italiani, quindi abituati a sentirne di cotte e di crude e di credere come i mammalucchi a tutto ciò che ci viene propinato senza andare a scandagliare per bene l’argomento. Grazie ancora a questi ragazzi che si sono prodigati nel criticare, perché almeno hanno acceso una discussione. A me, da grande buongustaio della medicina naturale, fa piacere che si “accenda” il fuoco, un po’ come quando arriva la febbre.

Viva la febbre, viva il fuoco!!! Attraverso di essa si riaccende il nostro sistema immunitario che crea gli anticorpi necessari per sconfiggere gli intrusi di turno. Il fuoco “brucia” ed annienta tutto ciò che deve essere distrutto ed espulso! Attraverso di esso si attua un cambiamento, che ci porterà verso il benessere e verso il potenziamento del corpo e delle sue difese immunitarie appunto. Grazie per aver acceso questo fuoco che, quantomeno, ha dato un senso a ciò che ho scritto, anche se non eravate d’accordo avete avuto la sfrontatezza di poter dire la vostra. Strigliata per cavalli ….di razza!?! (fate vobis), invece, ai “colleghi” Omeopati. Colleghi! La parola viene dal latino colligere, che significa: riunire, raccogliere insieme, fare gruppo!!! Tutto è successo, tranne questo! Complimenti!

Considerando che l’articolo è stato mandato all’interno di gruppi con decine di omeopati, mi aspettavo una risposta da qualcuno di loro. Questo non perché avessi bisogno di essere difeso o sostenuto, ma almeno potevano sostenere l’argomento e quelle tante persone che vanno da loro per essere curate, ops…scusate… miracolate! Questa la dice lunga. Paura! Paura! Paura! Sempre e soltanto paura! Non un “collega” che si sia adoperato a voler dire la sua. E’ molto, ma molto grave! Io ci ho messo la faccia, voi almeno potevate metterci un commento a patrocinio di quel folto popolo di pazienti e di quella materia, che tanto amate e a cui è stata data, almeno per qualche giorno, voce e risonanza. Quindi, come al solito, gli ignoranti l’hanno screditata tuffandosi nella fittizia gioia data dalla cieca inconsapevolezza, voi che la praticate siete rimasti nascosti come bambini sorpresi a rubare la marmellata. Vedete come funzioniamo? Ma la colpa di chi è? Giudicate voi! Ma ora passiamo a raccontare brevemente due episodi di “guarigioni miracolose” avvenute grazie all’acqua fresca.

Per dovere di cronaca e di deontologia professionale, visto che qui si sta “rischiando” di vincere il Nobel in virtù di questi casi di guarigione, non volendo scomodare il Barone De Coubertin, perché ai due esimi dottori piace solo vincere, tralascerò di citare i loro nomi, sperando siano almeno presi in considerazione per la nomina all’ambito premio. I due casi per motivi di spazio saranno sintetizzati per accoglierli entrambi.

 

 

Primo caso. DERMATITE ATOPICA

Gambe

Paziente di 15 anni con dermatite atopica. Questa patologia si manifesta con chiazze molto pruriginose, con localizzazione specifica a livello delle pieghe flessorie dei gomiti e dei cavi poplitei, che si desquamano continuamente, aprendo spesso piccole lesioni da grattamento. Sono molto fastidiose, per esempio la notte e, soprattutto, quando entrano a contatto con elementi che il paziente tollera poco, come saponi molto forti o indumenti di tessuto poco raffinato.

Altra caratteristica che rendeva il ragazzo sofferente era il fatto che il suo viso manifestava una elevata ritenzione idrica, con gli occhi completamente chiusi dal gonfiore delle palpebre, tanto che era costretto a portare occhiali scuri per quel suo aspetto certamente non confacente ad un ragazzo di quindici anni. Questo stato di continua tensione non permetteva al ragazzo un ottimale rendimento nello studio nonostante si applicasse quotidianamente, con ripercussioni anche nei rapporti sociali, poiché le stesse attività ludiche erano ben presto soppiantate dall’instaurarsi di astenia totale.

In questi casi si usa spesso attribuire le cause a dinamiche conflittuali di natura psichica e scaricare le colpe di tali patologie sulla psiche.

Nel caso specifico il nostro paziente, al termine di ogni ciclo di terapia allopatica prescrittagli non era mai migliorato, anzi il suo stato fisico dopo l’assunzione dei farmaci, spesso peggiorava. Questo tran tran andava avanti da troppo tempo.

Interessante il primo giorno di colloquio con la madre del paziente che riferì: “Sono ormai più di sette anni che mio figlio ha questi problemi, abbiamo girato molti specialisti e tutte le volte che andavamo gli prescrivevano farmaci che spesso lenivano solo momentaneamente i dolori e i bruciori delle piaghe, mentre altre peggioravano tale situazione immediatamente dopo la somministrazione. L’ultima visita che abbiamo fatto ci è stato risposto, proprio in sua presenza e in modo poco deontologico e professionale che avrebbe dovuto convivere con questa “Malattia” e che forse era diventato ormai più un problema psicologico che altro. Infatti visto che in sette anni non era stata definita, la suddetta ci lasciava pensare che avrebbe potuto essere solo di origine psicosomatica. Quel giorno uscimmo dallo studio con le lacrime agli occhi, disperando che non ne saremmo mai venuti a capo. Io stessa forzai la mano nei confronti di mio figlio cercando di convincerlo che probabilmente ormai era diventato un problema psicologico, ma lo vedevo sempre più sofferente soprattutto in questo ultimo anno”.

Dopo attento esame diagnostico omeopatico il farmaco di riferimento fu Plumbum Metallicum prima in varie diluizioni e in seguito Scalare Progressivo (ossia varie assunzioni dello stesso rimedio a “diluizioni” – dinamizzazioni – crescenti) e fu così che il ragazzo in pochi mesi guarì completamente, senza aver più avuto recidive. (Anno 2003).

 

 

Secondo caso. Morbo di Legg-Calvè-Perthes.

Lastra

 

La situazione è la seguente: il ragazzo di 22 anni, presentava sin da bambino una patologia all’anca, tanto che i genitori girarono per lungo e per largo ospedali specializzati per cercare di risolverla.

La diagnosi fu chiara fin dall’inizio: Morbo di Legg-Calvè-Perthes. Patologia benigna dell’anca, in cui la testa del femore tende a cambiare la sua normale forma e consistenza ossea; essa è causata da vari fattori: traumatici, vascolari o infiammatori(la cui origine è spesso sconosciuta). Questa patologia colpisce generalmente gli adolescenti di sesso maschile tra i quatto e gli undici/dodici anni; l’unica fortuna, si fa per dire, è legata al fatto che interessi solo un’articolazione!

Sovente quando ci si accorge della sua esistenza il danno è andato avanti un bel po’; il silente “lavoro” di lisi delle ossa porta ad un loro graduale sfaldamento: osso femorale (testa del femore) e cavità acetabolare dell’osso iliaco. Il paziente all’inizio presentava dolore e sensazione di pesantezza dell’arto che lo portava a trascinarlo per alleggerirne il disagio; con il tempo il dolore si faceva più insistente e sopravvenne una leggera zoppia. Con esami specifici, il più semplice è la radiografia dell’anca, in questo caso si evidenzia la patologia che si suddivide in quattro stadi. I primi due sono quelli più facilmente riconducibili a norma, mentre gli stadi tre e quattro sono quelli irreversibili, da cui non si torna indietro. Il paziente visitato nel mese di maggio si trovava nel quarto stadio della patologia e si avvicinava all’intervento di protesi dell’anca nel settembre dello stesso anno. La sua era certamente una fase “irreversibile” della patologia, come gli era stato diagnosticato dai vari chirurghi consultati.

Potete immaginare un bambino o un adolescente costretti a sopportare tutti i giorni disagi che vanno dal dolore lacerante (i normali antidolorifici sono acqua fresca e spesso si deve intervenire con alte dosi di farmaci potenti ed invasivi) a rinunce quotidiane.

Come può vivere un giovane che non può più correre, saltare, giocare a pallone o fare assolutamente alcun tipo di movimento? Il dado è tratto! Assicurò il medico omotossicologo, che guidò il paziente verso la guarigione. Un anno e mezzo di cure specifiche con prodotti omotossicologici (insieme di prodotti omeopatici raggruppati fra loro in  fiale) e alla fine accadde quanto segue. Diciotto mesi dopo il paziente ripeté sia la lastra che la risonanza magnetica, lasciando di sasso tutti! La situazione dopo la cura fu la seguente: non si evidenziava alcuna infiammazione; la lisi delle ossa era completamente assente; nei punti in cui le ossa si stavano sgretolando si era riformato osso compatto; le stesse non presentano più aree di necrosi; la cartilagine tra la testa del femore e la cavità acetabolare si era riformata! Solo la testa del femore rimaneva ancora leggermente ovalizzata, ma era davvero nulla rispetto a quello che si presentava un anno e mezzo prima. Il ragazzo ora può tranquillamente vivere tutta la vita in questo stato, senza bisogno di essere impiantato (Anno 2009).

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Questi sono due tra le migliaia di casi risolti con l’Omeopatia, pardon…con l’acqua fresca. Nutro la speranza che l’acqua, elemento primordiale, rimanga fresca a lungo, così da mantenere la qualità che la contraddistingue, la caratterizza e la rende l’elemento doc per eccellenza. In questi casi da me riportati doveva essere davvero fresca per ottimizzare i risultati ottenuti. Pazienza, studio e amore per la verità, questo caratterizza la scienza in genere e l’Omeopatia pur non essendo una scienza, è una concreta realtà sempre più in ascesa (in Italia dodici milioni di cittadini ogni anno la utilizzano), con cui, anche gli scettici ad oltranza, si dovranno confrontare d’ora in avanti. I tempi cambiano e l’evoluzione, per fortuna, è in atto…da sempre… ed i cambiamenti inarrestabili saranno scontati! Grazie!

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0 Comments

  1. Ely

    25 ottobre 2013 at 14:04

    Personalmente , mi curo con l’omeopatia da molti anni, e, devo dire che ho sempre avuto ottimi riscontri. I migliori risultati, si ottengono chiaramente, conducendo uno stile di vita sano ed equilibrato (niente eccessi, ma neanche privazioni ,per intenderci ). Ricorro ai farmaci allopatici, solo in caso di estrema necessita’ ,come primo soccorso , ma comunque do la preferenza all’omeopatia….grazie dott. Masella per avermela fatta conoscere . Ely

  2. emilia

    25 ottobre 2013 at 16:43

    non e’ acqua fresca! grazie all’omeopatia ho salvato mia figlia dall’operazione alle tonsille! curo anche le mie gatte con i farmaci omeopatici ed il veterinario e’ daccordo!

  3. Patrizia

    25 ottobre 2013 at 16:58

    Leggo sempre con molto interesse i suoi articoli e li trovo sempre molto interessanti. Questo mi e’ piaciuto particolarmente sia perche’ scuote le nostre menti invitandole a essere curiose per amore di verita’, sia perche’ racconta due casi veri che parlano piu’ di ogni altra disquisizione. La ringrazio per mettere ogni volta la faccia pur sapendo di risultare “scomodo” ai piu’… Buon lavoro e grazie ancora!

  4. Antonietta

    26 ottobre 2013 at 11:14

    Anch’io voglio lasciare la mia testimonianza. L’omeopatia e’ stato un valido aiuto per la mia forma di depressione. Mi sono affidata ad un medico omeopata che ha saputo scegliere la cura piu adatta al mio caso.

  5. Pingback: Casi clinici e omeopatia | omeopatiaparma

  6. Pingback: Medicina Omeopatica, l’arte dei “simili” | glaucosanti

  7. romolo

    26 ottobre 2013 at 15:15

    Confermo la grande valenza ed efficacia dell’omeopatia. Un grande ringraziamento al Dottor Masella per avermi aiutato a superare molti ed importanti problemi di salute. Romolo

  8. Camelia NITA

    2 novembre 2013 at 12:13

    L’ignoranza……Che è peggio del non sapere,sempre si può studiare ma….Viva uomini come lei Dott. Masella. Oltre la professionalità esiste un cuore grande e questo a volte il paziente è 20% guarito,si sente coccolato,con nuove speranze che secondo me non sono da poco….Auguri

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