Cronaca e Giudiziaria

Nuovo Municipio, tre condanne per truffa

Avezzano – Un anno e otto mesi di reclusione, il pagamento delle spese processuali e il risarcimento dei danni alla parte civile, l’amministrazione comunale di Avezzano, da liquidarsi in separato giudizio civile, con la costituzione, al riguardo, di una provvisionale di un milione di euro che gli imputati dovranno corrispondere in solido.

Sono le pene inflitte, nell’ambito del procedimento penale relativo alla realizzazione del nuovo municipio di Avezzano, a Goffredo Mascitti, imprenditore legale rappresentante della Irim srl, il consorzio che avrebbe dovuto realizzare l’opera, Paolo Santoro, ingegnere direttore dei lavori dalla Irim, e Massimo De Sanctis, dirigente tecnico del settore urbanistica del Comune di Avezzano, imputati per truffa aggravata in concorso nell’udienza svoltasi giovedì 24 novembre con rito abbreviato dinanzi al gup del Tribunale di Avezzano, Maria Proia. Il legale rappresentante dell’azienda Irim, Luciano Bartolucci, è stato condannato  al pagamento della sanzione pecuniaria di 20mila euro. Nell’ambito dell’inchiesta, coordinata dal sostituto procuratore della Repubblica di Avezzano, Maurizio Maria Cerrato, era stato rinviato a giudizio anche l’ex assessore all’Urbanistica, Vincenzo Ridolfi, difeso dagli avvocati Roberto Verdecchia e Alfredo Iacone, poi assolto con formula piena in separato procedimento.

L’avvocato Leonardo Casciere in rappresentanza della parte civile, aveva chiesto per essa un risarcimento di oltre 12 milioni di euro. Il progetto, presentato e varato dalla Giunta Floris circa tredici anni fa, avrebbe dovuto dotare la città di un nuovo municipio ed essere il fulcro della riqualificazione del quartiere. Poco dopo l’insediamento del nuovo Governo cittadino la Procura di Avezzano aveva aperto un procedimento, finalizzato a verificare eventuali illegalità commesse nel corso dell’iter di realizzazione dell’opera.

“L’incompiuta” del nuovo municipio, vede da tempo contrapporsi il Comune di Avezzano e l’Irim, consorzio di imprese assegnatario dei lavori del contratto di quartiere II, tanto che l’Amministrazione Di Pangrazio aveva ritenuto opportuno procedere, in autotutela, all’annullamento degli atti amministrativi e deliberativi ad efficacia esterna che vincolavano il Comune all’impresa. Per realizzare l’opera, all’importo iniziale pattuito – pari a 6.000.000 di euro – già corrisposti per il completamento a corpo, occorrerebbe aggiungere una somma pari per il suo completamento; inoltre, nella convenzione iniziale erano assenti elementi essenziali: non era indicata l’inclusione dell’IVA, i parcheggi erano stati progettati senza menzione agli impianti elettrici e all’impianto antincendio, tanto che non sarebbero comunque fruibili in quanto non a norma di legge.

Secondo la perizia richiesta dal pm, l’opera era stata appaltata in violazione alla normativa che imponeva bandi di gara pubblici e, sulla scorta delle evidenze emerse, il pm aveva chiesto il rinvio a giudizio degli indagati. In quella sede gli stessi avevano chiesto il rito abbreviato condizionandolo all’acquisizione di una nuova perizia. I consulenti incaricati dal giudice avevano però rilevato, come i periti incaricati dal pm, evidenti criticità nell’iter per la realizzazione dell’opera, inizialmente nata come convenzione-compravendita, comprendente la cessione di terreni e l’acquisizione del nuovo municipio, e modificata considerevolmente nel tempo, tanto che il progetto iniziale risultava molto più vantaggioso di quanto sarebbe stato una volta realizzato. L’opera poi si configurava come appaltata, benché la convenzione iniziale non potesse prevedere l’affidamento diretto dei lavori né l’affidamento diretto della progettazione definitiva ed esecutiva. Entro 90 giorni saranno rese note le motivazioni della sentenza.

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