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Notizie dal mondo: Siria, una guerra per cosa? Il video del bimbo salvato dalle macerie


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Le immagini, ormai virali sul web, mostrano tutto l’orrore della guerra sul volto sporco di sangue di Omran, 5 anni. Nel video uno dei soccorritori raccoglie tra le braccia il bimbo strappandolo dalle macerie. Lo porta fino all’ambulanza, poi lo adagia delicatamente su una sedia. Omaran è coperto di polvere, ha l’aria stanca e stordita e con la manina si toglie il sangue dal volto. Il piccolo è stato curato, riferiscono i medici, per le ferite alla testa ed è successivamente stato dimesso. Ma l’attacco aereo sul distretto di Qaterji, dicono gli attivisti, ha causato otto morti, tra cui cinque bambini. E allora la domanda è scontata, è una guerra per cosa? Qualcuno continua a credere alle favole, ed altri non hanno mai perso né la voglia né il vizio di raccontarle.

Potrebbe essere questo il sunto breve dell’attuale situazione in Siria, stretta ormai da diverse settimane, in una spirale di violenza e guerra civile tra le milizie di Assad ed i rivoluzionari, che vorrebbero proprio la fine del regime di quest’ultimo. Una situazione che a prima vista potrebbe apparire semplice, con la solita contrapposizione tra il dittatore ed il popolo che, stanco dell’ opprimente regime, decide di ribellarsi. In realtà l’analisi politica e geografica del conflitto risulta essere, per un attento osservatore, molto più complessa e opaca. La Siria è geograficamente un avamposto militare molto importante, soprattutto per la Russia e l’ Iran, in considerazione del fatto che, dopo la caduta dei regimi nella striscia nord africana, rappresenta una posizione vitale per la protezione di Damasco.

Ecco perché la Russia difende la Siria, ponendo veti al Consiglio di Sicurezza delle Nazioni Unite e minacciando l’instaurarsi di un conflitto contro chiunque sferrasse un attacco diretto al Paese di Assad. Rilevante il fronte americano e della Nato, che dalla guerra in Siria potrebbe trarre un vantaggio logistico di primissima importanza: un corridoio libero verso l’Iran, che dopo l’eventuale caduta di Assad, diventerebbe il primo bersaglio per gli States. In questo quadro complesso, la guerra in Siria continua a mietere vittime, soprattutto tra i ribelli e la popolazione civile, inerme ed estranea ai giochi di potere e di palazzo di chi, Usa e Russia in primis, aizza e fornisce armi al regime ed ai ribelli, incuranti del costo, in termini di vite umane, inaccettabile e riprovevole.

Da un lato c’è la Russia che difende la Siria ed Assad, spalleggiata da Iran e Cina. Pare che sia continua ed incessante la fornitura militare al regime da parte del Cremlino, spesso anche attraverso le impervie vie turche; circostanza che sarebbe provata dal sequestro, proprio in quel territorio, di diversi camion carichi di armamenti leggeri e pesanti, diretti a Damasco. Dall’altro lato gli Stati Uniti d’America, che vedono nel possibile rovesciamento di Assad un’occasione irripetibile su diversi fronti: l’apertura di un varco verso l’Iran, la penetrazione definitiva nell’area mediorientale e, non per ultimo, il ridimensionamento della Russia, che avrebbe un alleato militare e commerciale in meno nel territorio.

La guerra in Siria quindi è contro Assad per la libertà dei siriani, ma viene combattuta grazie agli scopi ulteriori dei due blocchi, con lo scotto, non indifferente, di partecipare ad una guerra che non mette a rischio le proprie truppe e che quindi viene vissuta, da parte dell’ opinione pubblica, in modo diverso rispetto ai fronti aperti nel resto del mondo.

Video e foto di Aleppo Media Center

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