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Natale in casa San Domenico, si festeggia ma molti sono tristi

Gioia e dolore ieri al S. Domenico, il centro riabilitativo alla ribalta della cronaca dalla fine di ottobre per la, subito contestata, decisione della ASL che, in nome della riorganizzazione del settore sanitario attivata a livello regionale, ha improvvisamente deciso di dimettere tutti e 25 i ragazzi che oramai da otto anni frequentano la struttura.

Nella mattinata di ieri il centro ha, infatti, aperto le sue porte ai tanti familiari e parenti accorsi per la consueta festa di Natale comprensibilmente guastata dal martellante pensiero che il 31 dicembre i cancelli del S. Domenico potrebbero definitivamente chiudersi. Nonostante lo spauracchio, però, i ragazzi erano tutti lì, in prima fila ad assistere alla celebrazione officiata da Padre Simone, decisi a non mollare e a non soprassedere sul loro diritto alla salute. Dopo aver partecipato attivamente alla funzione cantando, leggendo a turno la preghiera dei fedeli e provvedendo all’offertorio, si sono inoltre divertiti a portare in scena un moderno Gesù generando l’ilarità della platea di genitori che ha assistito divertita alla singolare recita.

Problemi risolti dunque? Tutt’altro. Dietro l’apparente serenità si cela infatti il triste tormento di questi genitori costretti in un limbo in cui sono stati confinati dalle istituzioni. Ma procediamo con ordine ed entriamo nel dettaglio della situazione. Se il presidente Chiodi aveva pubblicamente preso posizione sulla vicenda impegnandosi, tramite comunicato stampa, ad aprire dei tavoli di trattative, a tutt’oggi nessuna comunicazione ufficiale è ancora giunta al centro e ai genitori che da mesi sentono ripetersi solo dubbie rassicurazioni. Alla totale assenza della Regione si aggiunge poi la latitanza della ASL, che non ha ancora inviato notifiche ufficiali alle famiglie, ed il comportamento contraddittorio del sindaco di Avezzano, Di Pangrazio (presente oggi per i saluti) che, se in una lettera aveva chiesto una proroga alla chiusura del Centro, in un’altra comunicazione invitava la Regione a concedere un contributo affinché gli 11 ragazzi già dichiarati non più idonei alla frequenza del San Domenico potessero essere accolti nel Centro Diurno Handicap (il quale tra le altre cose risulta attualmente impossibilitato a dare ospitalità a nuovi utenti visto lo scarso preavviso della comunicazione).

Quale sorte spetterà invece agli altri 15? La soluzione ipotizzata prevedeva il loro trasferimento in altre strutture semiresidenziali che, però -piccolo dettaglio- nella nostra zona non esistono. Dopo la protesta di piazza davanti alla ASL e al Comune di Avezzano, i familiari hanno quindi deciso di battere la via legale chiedendo, tramite il loro legale un provvedimento d’urgenza. Buono penserà qualcuno e invece no perché, paradosso dei paradossi, un ricorso presentato d’urgenza in vista della scadenza del 31 dicembre è stato magicamente rinviato a gennaio quando oramai i giochi saranno conclusi.

Si può togliere anche il diritto alla salute a all’assistenza a ragazzi cui la vita ha già presentato un conto così amaro? I familiari sono assolutamente convinti che ciò non debba essere e per far valere i loro diritti sono pronti a mobilitarsi nuovamente con un manifestazione davanti al palazzo della regione supportati da associazioni sportive che hanno già comunicato il loro consenso; per assicurarsi che tutto venga svolto seguendo il giusto iter procedurale nel rispetto di oggettivi criteri di valutazione, il comitato dei genitori ha inoltre richiesto la presenza dell’avvocato alle visite mediche stabilite dalla ASL e avviate proprio ieri mattina.

A sintetizzare l’importanza di strutture simili sul territorio ha quindi provveduto la responsabile del Centro riabilitativo, Tina Colella: «Questi ragazzi sono il motore del nostro quotidiano, loro non mollano e non possiamo mollare neanche noi perché senza di loro noi non siamo nulla».

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