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Cronaca e Giudiziaria

Morte Concia, in una nota stampa il racconto della moglie

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Avezzano-Dopo le dichiarazioni della direzione del Pronto soccorso dell’ospedale di Avezzano relativamente alla morte di Piero Concia, nelle quali i medici hanno sostenuto che il cinquatatreenne era morto durante l’operazione e che ogni accertamento era stato fatto scrupolosamente, arriva il racconto, minuto per minuto,  della moglie dell’uomo affidata al legale della famiglia Roberto Verdecchia.

“1°Intervento del 2 luglio 2015 in pronto soccorso
Intorno alle 23.00 del 2 luglio arriviamo in pronto soccorso, al momento della registrazione dico che mio marito è un malato oncologico, mi viene chiesto che problemi ha ed io dico “dolori all’ano, dolori addominali”, dopo aver ricordato ancora che è un malato oncologico, dico di aprire il loro pc e vedere la tac del 28 di maggio fatta in ospedale, ma dall’operatrice del 118 che stà facendo la registrazione mi sento rispondere “non c’è né bisogno” CODICE VERDE.
Dopo circa 15 minuti, sempre la stessa operatrice mi richiama, chiudendo la porta dell’accettazione, mi dice “SIGNORA FORSE NON HO CAPITO BENE, MA SUO MARITO LO SA’CHE E’ MALATO?, io rispondo chiaramente che mio marito è al corrente e solo in quel momento cambia il CODICE in GIALLO.
Faccio notare che il 29 giugno mio marito ha espulso un fecaloma dopo 26 giorni e comunque per questo mi hanno sempre detto che non era il problema, la perforazione del diverticolo sigma era da farmaco.
Siamo entrati verso le 23.00, per uscire verso le 3.00 del 3 luglio 2015.
Si attende per molto prima di essere chiamati e quando lo fanno l’unica cosa a cui provvedono è fare le analisi del sangue ed una flebo di tachipirina e toradol, per poi rimandarci a casa con per LOMBALGIA.
Siamo alla mattina del 3 luglio, alle 9.30 devo chiamare il 118 che in ambulanza mio riporta mio marito in pronto soccorso, dolori aumentati all’ano ed all’addome, questa volta gli faceva male anche la vescica, il pube ed il pene ancora CODICE VERDE, in ambulanza non c’era il medico di assistenza, era presente a casa mia il dott. Bontempi amico di famiglia, chiamato da me.
In accettazione, ricordando che ero stata la notte prima, questa volta porto io il referto della tac del 28 maggio 2015, ma neanche la guardano e dico io di farlo, perché mio marito la faceva ogni tre mesi con e senza liquido di contrasto all’ospedale di Avezzano.
Quando riesco a vedere mio marito, anche con la maleducazione di alcuni infermieri, mentre ridevano e scherzavano, lui aveva sempre la flebo con tachipirina ecc, gli fanno delle lastre alla schiena e quando chiedo a mio marito che dicono, lui risponde “ MI HANNO DETTO CHE HO DELL’ARIA ALLA PANCIA”.
L o dimettono dicendo di tornare il giorno dopo per una consulenza con la terapia del dolore, tenendo presente che il dott. Iampieri aveva già visto mio marito in pronto soccorso e fù lui stesso a suggerire le lastre, altrimenti non le facevano.
Siamo entrati intorno alle 9.30 per uscire verso le 15.30.
Non fecero neanche la richiesta di una consulenza chirurgica, tanto che per averla è venuto a casa il dott. PIETRANTONI, mandato dal dotto. Iampieri e pagato con 100.00 euro per una visita rettale, il quale disse a che cosa serviva che venisse a casa, quando questo tipo di intervento poteva essere fatto in pronto soccorso e se non c’era lui in reparto per scendere, c’era senz’altro un suo collega.
Questo accade verso le 19.30 nella mia abitazione, lasciandomi una ricetta con la terapia da fare, che prontamente fù portata in farmacia.
La notte alle ore 1.00, quindi già 4 luglio, mio marito comincia a vomitare per due volte le feci, dopo il vomito, chiamo la guardia medica, che arriva a casa verso le 4.20, lo visita molto accuratamente e gli fa una puntura antivomito, pressione 60/90, non riusciva a trovare l’ossigenazione con l’apparecchio al dito, non aveva febbre.
Gli faccio notare che aveva le dita delle mani e dei piedi prima bianche e poi viola e poi cominciava ad avere delle chiazze rosse sulle gambe, i dolori anali ed addominali peggioravano.
La guardia medica và via dopo circa 15 minuti.
Mio marito vedo che comincia ad avere problemi di respirazione e così richiamo il 118, mi risponde un’operatore dall’Aquila ed io arrabbiata alle solite domande di routine dico che è urgente e che è la terza volta che devo portare mio marito in pronto soccorso ed è grave.
Arriva l’ambulanza mio marito ha una insufficienza respiratorie e si torna in pronto soccorso.
I dolori sono peggiorati, non trova posizione, và in bagno a defecare, torna sul lettine e visto che non riesce a sedersi gli preparano una ciambella da poter mettere sotto il sedere per non far toccare l’ano al lettino, non ci riescono perché i dolori sono lancinanti, si sente gonfio fino allo stomaco.
Solo allora, quindi al terzo giorno, gli fanno un’ecografia addominale, ripetono le lastre e visto che si sospettava la perforazione dell’intestino, stavamo aspettando che arrivasse il tecnico per fare la tac di conferma, nel frattempo gli danno degli antidolorifici e morfina, e si comincia a preparare la sala operatoria, con l’anestesista dott.sa FEDELE ed il chirurgo dott. PIETRANTONI.
Alla sala d’attesa mentre aspettavo con altri pazienti, viene la stessa operatrice, forse cominciato il turno lavorativo, e calma i pazienti in attesa dicendo che “in pronto soccorso c’era un intervento gravissimo” io rispondo “CERTO CHE è GRAVISSIMO E’MIO MARITO, LO AVETE CAPITO SOLO ALLA TERZA VOLTA CHE VENIAMO QUA CHE è GRAVE?”, d’avanti a testimoni.
Mentre si aspetta il tecnico, già comincia a prepararsi l’anestesista dott.sa FEDELE, la quale comincia a dirmi che devono intervenire per togliere il tratto dell’intestino, il diverticolo sigma che si era perforato da farmaco.
Mi dicono che la situazione è grave e che forse non poteva uscire vivo dalla sala operatoria, o che comunque se ci fosse riuscito, bisognava aspettare 4/5 giorni per vedere se riusciva a superare l’intervento anche per i suoi problemi oncologici.
Entra in sala operatoria alle 10.00 del 5 luglio ed esce intorno alle 15.00.
Nel frattempo esce la dottoressa Fedele e mi dice “che in sala operatoria non si poteva stare per la grande puzza e che eravamo arrivati tardi”, io ho risposto “che doveva andarlo a dire al pronto soccorso, visto che era il terzo giorno che riportavo mio marito”.
Mi disse che lo avevano ripulito, che era stato ricompensato e che avevano dovuto addirittura ripulirlo con una pompa quando lo hanno aperto, ma che era tutto sotto controllo e l’intervento era andato bene.
Quando esce il dott. PIETRANTONI, d’avanti a me ed ad i miei figli, ci aggiorna sulle condizioni di mio marito, dice che è stato tolto il tratto d’intestino bucato, di averlo ripulito e che purtroppo gli è stato messo il sacco delle feci esterno da portare a vita, quando invece dalla dott. FEDELE ci fù detto che questo sacchetto dopo circa 30/40 giorni dopo la cicatrizzazione interna dell’intestino, avrebbe riaffrontato un altro intervento per toglierlo.
I figli alla notizia erano disperati.
Esce dalla sala operatoria e si và in reparto, quando invece all’inizio avevano detto che lo avrebbero portato in sala rianimazione per tenerlo meglio in osservazione e poi hanno cambiato idea.
Continua il post operatorio, tutto normale, senza febbre, intorno alle 18.30 dicono che è strano che non si sveglia e così comincio con i miei figli a chiamarlo ed ogni tanto apriva gli occhi e mi cercava e piano piano comincia a risponderci.
Passiamo la nottata come si passa una prima notte d’intervento, ma comincio a vedere che mio marito respira male, lo faccio presente la mattina del 6 luglio e fanno una richiesta di consulenza per la rianimazione, perché mi dicono che deve essere intubbato e portato in sala rianimazione, perché sarebbe stato meglio.
Arriva una dottoressa della rianimazione e dopo averlo visto, mi dice che visto che è un soggetto giovane, visto che aveva tutti questi problemi lo avrebbero monitorato in reparto e non serviva la rianimazione, gli hanno cambiato posto letto, visto che dopo l’operazione è stato messo insieme ad altri e tre pazienti, ora si sposta in una camera da solo.
Non gli fanno nulla, neanche aumentano l’ossigeno e muore.
Mio marito non era un malato terminale.

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Abruzzo

MORINO : CONIUGI AGLI ARRESTI DOMICILIARI PER FURTO AGGRAVATO.

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Approfittando della relazione domestica che si era instaurata da tempo con un nucleo familiare caratterizzato dalla presenza di un invalido civile, una coppia di Morino è riuscita a sottrarre una notevole somma di denaro effettuando in più riprese, prelievi dal libretto postale intestato alle vittime.
I Carabinieri della Stazione di Morino, a seguito di una denuncia presentata a maggio 2018 dalla moglie di un 74enne del luogo, invalido al 100%, circa ingenti prelievi effettuati presso l’Ufficio Postale di Morino, da lei disconosciuti, nonché il furto di diversi preziosi in oro custoditi presso l’abitazione coniugale, hanno avviato una serie di accertamenti finalizzati all’individuazione degli autori dei furti e dell’indebito utilizzo della carta di credito, che hanno così portato, durante la scorsa notte, all’esecuzione di una misura cautelare degli arresti domiciliari, con applicazione del braccialetto elettronico, emessa dal GIP Dottoressa Maria PROIA del Tribunale di Avezzano su richiesta del PM Dott. Maurizio Maria CERRATO.
Le investigazioni hanno permesso di raccogliere inconfutabili elementi di responsabilità a carico di due coniugi, per la donna, D.D.A., classe 75, in ordine ai reati di furto aggravato ed indebito utilizzo di carta di credito, e per l’uomo, F.D.C., classe 69, di riciclaggio. In particolare si è accertato come la 44enne, badante presso l’abitazione delle vittime, in quanto assisteva il 74enne invalido, avrebbe, tra aprile e maggio 2018, sottratto dall’abitazione dei coniugi una carta postale e relativo libretto postale intestata ai medesimi, per poi utilizzare il documento per effettuare ben 13 indebiti prelievi per un totale di Euro 7.300.
Inoltre si è accertato come l’indagata, nel corso del tempo trascorso presso l’abitazione delle vittime quale badante, abbia sottratto numerosi oggetti in oro per un valore di circa 5 mila Euro. Il marito, poi, si sarebbe recato presso un esercizio Compro Oro di Avezzano dove avrebbe realizzato diverse operazioni volte alla sostituzione dei preziosi sottratti presso l’abitazione dei coniugi, che vendeva al prezzo corrente dell’oro usato.
L’attività svolta dai militari della Stazione di Morino, in piena sinergia con l’Autorità Giudiziaria, testimonia ancora una volta come l’Arma dei Carabinieri si sia schierata a difesa di una delle fasce più indifese della nostra società, gli anziani, e che interviene costantemente su quelli che sono i reati di maggior allarme sociale come i furti in abitazione.

Al riguardo, è importante ricordare che le denunce da parte della cittadinanza sono determinati per consentire alle Forze di Polizia di orientare al meglio le investigazioni e addivenire alla compiuta identificazione degli autori.
Inoltre, l’Arma dei Carabinieri, da tempo, ha avviato, in campo nazionale, l’iniziativa rivolta a tutelare le fasce deboli ed in particolare gli anziani, spesso vittime, mediante artifizi e raggiri, del reato di truffa. Si invitano tutti i cittadini a consultare sul sito www.carabinieri.it l’apposita sezione denominata “Servizi per il Cittadino” attraverso il seguente link: http://www.carabinieri.it/cittadino/consigli/tematici/giorno-per-giorno/contro-le-truffe, al fine di ricevere qualche consiglio per evitare lo spiacevole inconveniente di essere truffati.

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Abruzzo

POLIZIA DI STATO:L’AQUILA. MALTRATTAMENTI IN FAMIGLIA, ARRESTATO UN CINQUANTENNE

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Nella giornata di ieri personale della Squadra Mobile di L’Aquila – Reati contro la persona ha eseguito l’ordinanza con cui il GIP del Tribunale di L’Aquila, Dr. GARGARELLA, su richiesta del P.M., Dr.ssa D’AVOLIO, ha disposto l’applicazione della misura cautelare degli arresti domiciliari nei confronti di un 50nne aquilano.
Il provvedimento è stato determinato al termine delle indagini svolte dagli investigatori della Squadra Mobile, che hanno raccolto gravi indizi di colpevolezza nei confronti dell’uomo in ordine ai reati di maltrattamenti in famiglia e lesioni personali, ricostruendo, attraverso fondamentali testimonianze, episodi di violenza compiuti dallo stesso nei confronti della coniuge.
Le indagini, avviate a seguito della querela presentata dalla moglie, hanno evidenziato che l’uomo dal 2017, e in più occasioni, ha maltrattato la donna anche in presenza dei figli minori, con vessazioni morali e fisiche, tanto che la malcapitata è dovuta ricorrere più volte alle cure dei sanitari del Pronto Soccorso dell’Ospedale San Salvatore. Il comportamento dell’uomo, inoltre, ha reso la vita familiare oltremodo penosa generando nei congiunti un clima di terrore e disagio.
L’uomo, al termine delle formalità di rito, è stato associato presso il proprio domicilio, a disposizione dell’Autorità Giudiziaria, da cui già da tempo la consorte, insieme con i figli, si era allontanata.

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Abruzzo

AVEZZANO. ARRESTATO UN CITTADINO UCRAINO PER TENTATA RAPINA

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Nel pomeriggio di ieri, personale della Squadra Volante del Commissariato di P.S. di Avezzano, traeva in arresto un cittadino ucraino, di anni 23, per tentata rapina.

In particolare, durante lo svolgimento dei consueti servizi di controllo del territorio volti al contrasto del fenomeno dei reati predatori, gli operatori della Squadra Volante, a seguito di notizia giunta al 113, si portavano presso un centro commerciale della città per segnalazione di rapina in atto.

Giunti sul posto, gli operatori riuscivano ad immobilizzare l’arrestato il quale, nel tentativo di impossessarsi della merce esposta in negozio, aveva anche aggredito le commesse dell’esercizio commerciale.

Il ragazzo, che risultava avere a carico precedenti penali per reati contro il patrimonio, veniva condotto presso il Commissariato di Avezzano e dopo le formalità di rito veniva tradotto in carcere a disposizione dell’A.G. procedente.

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Abruzzo

CASO UOMO SCOMPARSO A S.BENEDETTO. SPUNTA IPOTESI OMICIDIO

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San Benedetto. Spunta l’ipotesi omicidio sul caso della scomparsa di Collinzio D’Orazio, il 51enne di San Benedetto dei Marsi di cui si sono perse le tracce dal primo febbraio. Delle perquisizioni sono state eseguite ieri all’interno di alcune abitazione del paese dai carabinieri della compagnia di Avezzano. Si cercano probabilmente indumenti e altri indizi che possano portare alla soluzione di quello che sta acquisendo sempre di più i caratteri di un giallo.

Il sostituto procuratore della Repubblica di Avezzano, Lara Seccacini, ha aperto un fascicolo per omicidio contro ignoti e l’ipotesi di morte violenta non è più esclusa. Sono state esaminate anche delle immagini riprese da un circuito video in paese dove ci sarebbero gli ultimi momenti in paese del 51enne scomparso il primo febbraio quando si è allontanato  da casa.

I carabinieri della stazione di San Benedetto e della compagnia di Avezzano, coordinati dalla procura, non tralasciano alcuna pista. Avrebbero infatti  già ascoltato delle persone su cui sorgono dei sospetti. Sull’indagine c’è il massimo riserbo.

Il caso è finito anche sulle reti nazionali, a Chi l’ha visto e a La vita in diretta. I genitori dell’uomo, intervistati, hanno ipotizzato un allontanamento volontario. “Io penso che sia tra i barboni, a Roma”, ha affermato l’anziano, “lo diceva spesso. Poi si lavava le mani trenta volte al giorno”.   Sembra che alla base dell’allontanamento ci sia è stata una discussione con l’anziana madre che avrebbe portato il marsicano a fare quella che lui stesso avrebbe definito “una passeggiata per schiarirsi le idee”.

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Abruzzo

POLIZIA DI STATO – ARRESTATA PER FURTO UNA CITTADINA RUMENA

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In seguito a due furti perpetrati nel mese di ottobre 2018 all’interno del “centro commerciale bellavista” di Pratola Peligna (Aq) e del “nuovo borgo” di Sulmona (Aq), personale di questa sottosezione polizia stradale deferiva alla procura della repubblica di Sulmona (Aq), la cittadina di nazionalita’ rumena m.m. di anni 23, fermata, subito dopo il secondo furto, a bordo di autovettura smart.- il controllo permetteva di rinvenire la refurtiva all’interno dell’abitacolo, per il valore complessivo di circa € 1.000,00 (mille) e di accertare che la donna circolava con una patente di guida rumena risultata falsa, come falsa e’ risultata la revisione del veicolo condotto.- dopo il deferimento di questo ufficio, la cittadina rumena ha continuato nel tempo ad effettuare furti e rapine improprie nei centri commerciali in ambito nazionale, anche in violazione degli obblighi dell’autorita’ giudiziaria quale l’obbligo di firma e l’obbligo di dimora in chieti.- raccolte le varie denunce e segnalzioni degli uffici/comandi delle ff.pp. procedenti, vista la pericolosita’ della persona, il sostituto procuratore della repubblica, dott.ssa Laura Scarsella, chiedeva al locale tribunale l’emissione dell’ordinanza applicativa della misura cautelare della custodia in carcere; in seguito a cio’, il g.i.p., dott. Marco Billi, emetteva l’ordinanza richiesta.- cosi’, il giorno 11.02.2019 personale di questa sottosezione polizia stradale si recava in roma, dove nel frattempo la cittadina rumena, in italia senza fissa dimora, si era spostata, dava esecuzione all’ordinanza descritta associandola presso la casa circondariale femminile “rebibbia” di roma.- la cattura dell’indagata avveniva mentre si trovava a bordo di autovettura con targa di nazionalita’ rumena condotta dal fratello a.i. di anni 28 il quale, alla richiesta dei documenti, esibiva una patente di guida, anch’essa rumena, risultata falsa.- per tale motivo, veniva deferito all’a.g. competente, con il sequestro della patente, e sanzionato per una somma superiore ad € 5.000,00 (cinquemila).-

 

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Cronaca e Giudiziaria

Spaccio di droga. Arrestati dai Carabinieri di Tagliacozzo Arjan Macaj

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Legione Carabinieri “Abruzzo e Molise”

Compagnia di Tagliacozzo

COMUNICATO STAMPA

La scorsa notte, durante un servizio perlustrativo atto a contrastare lo spaccio di sostanze stupefacenti, i militari dell’Aliquota Radiomobile unitamente a quelli della Stazione di Tagliacozzo hanno tratto in arresto per detenzione ai fini di spaccio di sostanza stupefacente Arjan MACAJ, cl. 1986, residente a Tagliacozzo e denunciato in stato di libertà,  per lo stesso reato, il fratello, cl.1989. I due cittadini stranieri sono stati controllati fuori dal centro abitato a bordo della loro autovettura e trovati in possesso di tre involucri in nylon contenenti 10 grammi di sostanza stupefacente del tipo cocaina, suddivisa in dosi, che, alla vista dei militari hanno gettato dal finestrino cercando di eludere il controllo. Nonostante ciò, i militari li hanno prontamente fermati e sottoposti a perquisizione personale e veicolare. Arjan MACAJ è stato successivamente condotto presso la propria abitazione in regime degli arresti domiciliari, così come disposto dall’Autorità Giudiziaria in attesa della celebrazione del rito direttissimo presso il Tribunale di Avezzano.

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Cronaca e Giudiziaria

Preso il latitante Bogdan Musetescu. Grande lavoro dei carabinieri di Trasacco

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Collelongo. Latitante da oltre tre anni. Se non fosse rientrato in Italia probabilmente l’avrebbe fatta franca.

I carabinieri hanno saputo della sua presenza in paese e sono entrati in azione. Per lui non c’è stato scampo ed è stato bloccato e ammanettato. Bogdan Musetescu, 31 anni, deve scontare una condanna  in via definitiva  per una rapina a mano armata messa a segno in un bar di Luco dei Marsi insieme a due complici di nazionalità romena nel 2012.

Era sparito dalla circolazione dopo il delitto Callegari nel quale era rimasto coinvolto con l’accusa di rissa aggravata. Da allora, nonostante dovesse scontare una pena di due anni e cinque mesi   per rapina, era diventato un fantasma. Ma le indagini degli investigatori non si erano mai fermate. Le sue tracce portavano in Romania, poi in Germania.  I carabinieri della stazione di Trasacco, guidati dal comandante Armando Croce, hanno avuto la soffiata e lo hanno arrestato.

Per il delitto di Marco Callegari, avvenuto il 10 settembre del 2015 in località Piccola Svizzera di Tagliacozzo, i giudici della prima sezione della Cassazione hanno condannato a 16 anni, confermando i primi due gradi di giudizio,  Pietro Catalano,  50enne buttafuori, colui che ha sparato contro la vittima uccidendolo sul colpo. Musetescu è accusato insieme ad altre cinque persone di aver preso parte attiva nella rissa  che ha poi portato all’uccisione di Callegari.

Dopo questa accusa che il giovane aveva deciso di  iniziare la sua latitanza, fuggendo all’estero, prima in Romania e poi da lì trasferendosi in germani. Era accusato anche di evasione perché nell’estate del 2012, mentre era  sottoposto alla misura cautelare dell’obbligo di dimora con permanenza notturna in casa, era stato trovato dagli agenti della squadra anticrimine di Avezzano,  davanti a un pub del centro. Tutti reati  per i quali erano in corso processi a suo carico e dai quali era riuscito a sfuggire  trasferendosi all’estero.

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