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Ambiente

Marsica, “Cammino dell’Accoglienza”: racconto e immagini della manifestazione

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Sono state oltre 600 le persone che hanno preso parte alla III edizione del “Cammino dell’accoglienza” dal 2 al 4 giugno. Oltre 600, tra studenti e appassionati di trekking, hanno attraversato la bellissima natura della Valle Roveto e della Marsica per riscoprire i luoghi simbolo della Seconda Guerra Mondiale e della Resistenza, rivivere l’ospitalità e l’accoglienza delle popolazioni locali e valorizzare il patrimonio artistico e culturale della zona. Proprio per quest’ultimo aspetto, l’edizione 2016 del Cammino è stata patrocinata dal Mibact e dalla Soprintendenza Belle Arti e Paesaggio d’Abruzzo. I partecipanti alla tre giorni di marcia sono partiti da Balsorano e, attraverso tappe intermedie, hanno concluso il percorso ad Avezzano, dove gli studenti dei 16 Istituti della rete “Scuole in Cammino” hanno esposto i lavori realizzati nell’ambito del progetto “Riscoperta, catalogazione e valorizzazione del patrimonio artistico e culturale della Marsica”.

Durante il tragitto ci sono stati momenti significativi con l’inaugurazione della statua simbolo del Cammino a Meta e a Pescocanale e con le celebrazioni del 70° anniversario della Festa della Repubblica a Morrea, alla presenza del prefetto della Provincia di L’Aquila Francesco Alecci, e a Capistrello. Qui, il 4 giugno, a 72 anni dalla strage dei 33 martiri, c’è stata anche una manifestazione che ha voluto rendere omaggio agli innocenti che persero la vita per mano dei soldati tedeschi. Tanta la soddisfazione dei promotori della manifestazione che, quest’anno, hanno operato in collaborazione con la Dmc Marsica, la destination management company finalizzata al rilancio sociale, culturale ed economico del territorio.

Ambiente

Al convegno sull’Agricoltura libera da pesticidi, Legambiente presenta il dossier Stop pesticidi

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Al convegno sull’Agricoltura libera da pesticidi, Legambiente presenta il dossier Stop pesticidi

Solo 1,3% i campioni alimentari fuorilegge

ma 34% dei campioni regolari è contaminato da uno o più residui di fungicidi e insetticidi: il record è di un campione di peperone con 25 residui

Boscalid, Chlorpyrifos, Fludioxonil, Metalaxil, Imidacloprid, Captan, Cyprodinil sono i pesticidi più diffusi negli alimenti campionati in Italia. Fungicidi e insetticidi utilizzati in agricoltura. Se li conosci, sei libero di evitarli? Forse no. Perché non si vedono e non si sentono, ma troppo spesso sono lì, nonostante il nostro Paese abbia adottato un Piano d’Azione Nazionale che mira a una sensibile riduzione del rischio associato ai pesticidi per la tutela della salute dell’uomo e dell’ambiente. Stop Pesticidi di Legambiente racconta come il 61% dei campioni analizzati risulti regolare e privo di residui di pesticidi: un risultato positivo, che da solo però non basta a far abbassare l’attenzione su quanti e quali residui di prodotti fitosanitari si possono rintracciare negli alimenti e permanere nell’ambiente. A preoccupare non sono tanto i campioni fuorilegge, che non superano l’1,3% del totale, quanto quel 34% di campioni regolari che presentano uno o più residui di pesticidi.

Il quadro della presenza, in Italia, di residui di pesticidi negli alimenti e nell’ambiente è stato restituito questa mattina da Legambiente con la presentazione del suo dossier annuale, in occasione del convegno Agricoltura libera da pesticidi organizzato dall’associazione stessa in collaborazione con Alce Nero. La quantità di residui derivanti dall’impiego dei prodotti fitosanitari in agricoltura, che i laboratori pubblici regionali hanno rintracciato in campioni di ortofrutta e prodotti trasformati, resta elevata. Ma il problema vero è il multiresiduo, che la legislazione europea non considera come non conforme se ogni singolo livello di residuo non supera il limite massimo consentito, benché sia noto da anni che le interazioni di più e diversi principi attivi tra loro possano provocare effetti additivi o addirittura sinergici a scapito dell’organismo umano. Il multiresiduo è più frequente del monoresiduo: è stato ritrovato nel 18% del totale dei campioni analizzati, rispetto al 15% dei campioni con un solo residuo.

Come negli anni passati, la frutta è la categoria dove si concentra la percentuale maggiore di campioni regolari multiresiduo. È privo infatti di residui di pesticidi solo il 36% dei campioni analizzati, mentre l’1,7% è irregolare e oltre il 60%, nonostante sia considerato regolare, presenta uno o più di un residuo chimico. Il 64% delle pere, il 61% dell’uva da tavola e il 57% delle pesche sono campioni regolari con multiresiduo. Le fragole, spiccano per un 54% di campioni regolari con multiresiduo e anche per un 3% di irregolarità. Alcuni campioni di fragole, anche di provenienza italiana, hanno fino a 9 residui contemporaneamente. Situazione analoga per l’uva da tavola, che è risultata avere fino a 6 residui. I campioni di papaya sono risultati tutti irregolari per il superamento del limite massimo consentito del fungicida carbendazim.

Per la verdura il quadro è contraddittorio. Da un lato, il 64% dei campioni risulta senza alcun residuo. Dall’altro, si riscontrano significative percentuali di irregolarità in alcuni prodotti, come l’8% di peperoni, il 5% degli ortaggi da fusto e oltre il 2% dei legumi, rispetto alla media degli irregolari per gli ortaggi (1,8%). Ad accomunare la gran parte dei casi di irregolarità è il superamento dei limiti massimi di residuo consentiti per i fungicidi, tra cui il più ricorrente è il boscalid. Inoltre, alcuni campioni di pomodoro provenienti da Sicilia e Lazio presentano fino a 6 residui simultaneamente, e un campione di lattuga proveniente dal Lazio addirittura 8.

Passando ai prodotti di origine animale, 11 campioni di uova italiane (il 5% del totale campionato) risultano contaminate dall’insetticida fipronil.

Le sostanze più presenti nei campioni analizzati sono, nell’ordine: il boscalid, il chlorpyrifos e il fludioxonil. Al quarto e quinto posto troviamo il metalaxil e il captan, entrambi fungicidi, mentre in sesta posizione l’imidacloprid, insetticida neonicotinoide di cui, per tutelare gli impollinatori, è entrato in vigore il divieto di utilizzo a partire dal 2019.

In generale, nel confronto tra i campioni esteri e italiani, quelli a presentare più irregolarità e residui sono quelli esteri: sono irregolari infatti il 3,9% dei campioni esteri rispetto allo 0,5% di quelli nazionali, e presenta almeno un residuo il 33% dei campioni di provenienza estera rispetto al 28% di quelli italiani. Anche nei campioni di provenienza estera è la frutta la categoria in cui si osserva la percentuale più alta di residui: il 61% di tali campioni di frutta presenta almeno un residuo. Tra gli ortaggi, il 51% dei pomodori e il 70% dei peperoni esteri contengono almeno un residuo. Oltre alla percentuale più alta di multiresiduo, pomodori e peperoni presentano anche il maggior numero di irregolarità, rispettivamente il 7% e il 4% del totale analizzato.

Se lo scorso anno era un campione di foglie di tè verde, di origine cinese, a contenere il più alto numero di residui, ben 21, quest’anno il record è di un campione di peperone di provenienza cinese, con 25 residui di pesticidi. Al secondo posto c’è un campione di pepe, proveniente dal Vietnam, con 12 residui, seguito da una pomacea prodotta in Colombia con 15 residui diversi. In particolare, 14 campioni presentano da 6 a 25 residui contemporaneamente. Di questi uno arriva dalla Grecia e 13 sono di provenienza extra-UE.

Sul fronte dell’agricoltura biologica, i 134 campioni analizzati risultano regolari e senza residui, ad eccezione di un solo campione di pere, di cui non si conosce l’origine, che risulta irregolare per la presenza di fluopicolide. Non è possibile, allo stato attuale, sapere se l’irregolarità è da imputare a una contaminazione accidentale, all’effetto deriva o a un uso illegale del fungicida. L’ottimo risultato è ottenuto anche grazie all’applicazione di ampie rotazioni colturali e pratiche agronomiche preventive, che contribuiscono a contrastare lo sviluppo di malattie e a potenziare la lotta biologica tramite insetti utili nel campo coltivato.

In Italia, la percentuale di prodotti irregolari è passata dall’1% del 2007 all’1,3% del 2017, una leggera crescita, in linea con la percentuale europea di campioni irregolari, che l’Efsa stima nell’1,5% del totale. La media dei campioni analizzati in Italia nell’ultimo decennio, risultati regolari senza residuo è del 63% a fronte di una media europea del 54%. Fare un confronto sul multiresiduo rimane impossibile, perché Efsa non fa ancora la distinzione tra campioni regolari con un solo residuo e campioni con più residui.

 

“Solo una modesta quantità del pesticida irrorato in campo raggiunge in genere l’organismo bersaglio. Tutto il resto si disperde nell’aria, nell’acqua e nel suolo, con conseguenze che dipendono anche dal modo e dai tempi con cui le molecole si degradano dopo l’applicazione – dice il direttore generale di Legambiente Giorgio Zampetti -. Le conseguenze si esplicano nel rischio di inquinamento delle falde acquifere e nel possibile impoverimento di biodiversità vegetale e animale. Effetti ai quali ancora oggi non si dà il giusto peso, nonostante numerosi studi scientifici abbiano dimostrato le conseguenze che l’uso non sostenibile dei pesticidi produce sulla biodiversità e sul suolo. Per questo auspichiamo che il futuro Piano d’azione nazionale sull’uso sostenibile dei pesticidi preveda obiettivi ambiziosi e tempi rapidi per la loro riduzione; il rafforzamento del sistema dei controlli sugli alimenti e l’adozione di misure a tutela della salute delle persone”.

“Anche la qualità delle acque è fortemente a rischio – aggiunge Daniela Sciarra, responsabile delle filiere agroalimentari di Legambiente e curatrice del dossier Stop Pesticidi – come conferma l’Ispra nel suo ultimo rapporto, secondo cui i pesticidi sono presenti in oltre il 60% nelle acque superficiali e in oltre 30% di quelle sotterranee. Esiste pertanto una buona corrispondenza tra i residui riscontrati nelle derrate alimentari e quelli che si rinvengono nelle acque superficiali e sotterranee. Molto si può fare per ridurre i rischi e le conseguenze negative che un utilizzo non corretto dei pesticidi ha determinato e continua a determinare sull’ambiente. Va incentivato il rispetto di fasce tampone, non soggette a trattamenti, dai corpi idrici per minimizzare il rischio di inquinamento dei corsi d’acqua, la diffusione di tecniche alternative al mezzo chimico e la tutela della biodiversità, che può determinare un miglioramento della resilienza e dell’equilibrio biologico nell’ambiente coltivato”.

Infine, la revisione imminente del Pan per l’uso sostenibile dei prodotti fitosanitari deve prevedere l’applicazione delle misure già fissate, ancora oggi spesso inattuate, mettendo al centro la tutela dell’ambiente e della salute, le produzioni di qualità, le competenze che derivano dal modello agro-ecologico e dall’agricoltura biologica e la sfida del cambiamento climatico. Oltre a essere il settore più vulnerabile, l’agricoltura è una fonte importante di gas climalteranti, in particolare metano (CH4) e protossido di azoto (N2O). Secondo dati recenti dell’UNFCCC (la Convenzione Quadro delle Nazioni Unite sui Cambiamenti Climatici), questi due gas serra fanno insieme il 16,1% delle emissioni totali di gas a effetto serra e sono rispettivamente 10,6% e 5,5%.

Legambiente evidenzia inoltre l’importanza di dare sostegno alle iniziative volte al contrasto del caporalato. Da alcune indagini condotte sul territorio italiano, si evince come il fenomeno sia molto diffuso, così come sono rilevanti i rischi per la salute dei braccianti non regolarizzati derivanti dall’esposizione diretta ai pesticidi, in assenza dei più elementari dispositivi di protezione individuale, previsti dalla normativa vigente in materia di sicurezza sul lavoro, e dagli stessi obiettivi del Pan. Obiettivi importanti da raggiungere, perché dove non c’è rispetto del lavoro e della legalità è assai difficile che ci sia rispetto della salute dei cittadini e dell’ambiente.

Un impegno forte sul fronte dei pesticidi è necessario anche da parte del Parlamento, dove è in discussione al Senato la proposta di legge sul biologico, approvata a dicembre alla Camera dei deputati. Alla Camera, una forte riduzione dell’uso dei pesticidi e la promozione e il sostegno dell’agricoltura biologica sono al centro della mozione presentata da Rossella Muroni come prima firmataria e in discussione in questi giorni insieme ad altre mozioni sul tema.

Il dossier di Legambiente Stop Pesticidi riporta i dati elaborati nel 2017 dai laboratori pubblici italiani accreditati per il controllo ufficiale dei residui di prodotti fitosanitari negli alimenti. Tali strutture hanno inviato i risultati di 9.939 campioni di alimenti di origine vegetale e animale, di provenienza italiana ed estera, genericamente etichettati dai laboratori come campioni da agricoltura non biologica. L’elaborazione dei dati prevede la loro distinzione in frutta, verdura e trasformati. In questa edizione sono stati inseriti anche i dati sui campioni di origine animale, tra cui carne, latte, uova e omogeneizzati.

 

 

 

 

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Abruzzo

AGRICOLTURA: AMICONE: “ANCHE ALL’ABRUZZO LA MEDAGLIA D’ORO PER IL MIGLIORE OLIO, VALLE PELIGNA E ALTRO-SANGRO CON GRANDI POTENZIALITÀ”

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E’ quasi en plein per l’Italia olivicola all’ultima edizione del Sol d’Oro, concorso oleario internazionale organizzato da Veronafiere-Sol&Agrifood e dedicato alle produzioni dell’emisfero Nord. Sulle 15 medaglie totali assegnate (Sol d’Oro, Sol d’Argento e Sol di Bronzo) nelle cinque categorie oli extravergine fruttato intenso, medio, leggero, monovarietali e biologico, 11 sono infatti andate all’Italia e 4 alla Spagna, mentre le gran menzioni sono state 59, delle quali 41 italiane e 18 straniere.

La regione italiana maggiormente premiata è stata la Puglia (4 medaglie) seguita dalla Campania (2 medaglie) e da Sardegna, Sicilia, Trentino e Abruzzo, rispettivamente con una medaglia ciascuno.

“Il merito di questo importante risultato per l’Abruzzo – sottolinea Alessandro Amicone, presidente di Roccaraso Futura e imprenditore nel settore dell’olivicoltura – è sicuramente dei produttori che hanno saputo valorizzare quello che la natura ha messo loro a disposizione con oli extravergine che da nord a sud della penisola hanno espresso una grande qualità “.

“Ricevere un riconoscimento a questo concorso è ottenere una certificazione di eccellenza – aggiunge Amicone – e proprio per questo occorre valorizzare e rilanciare il settore dell’olivicoltura in tutto l’Abruzzo e in particolare nella Valle Peligna e Alto Sangro”

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Ambiente

Tecnica colturale dei fruttiferi – Al via un corso all’insegna della sostenibilità

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Tecnica colturale dei fruttiferi – Al via un corso all’insegna della sostenibilità

 Avezzano. Una serie di appuntamenti dedicati allo studio delle tecniche colturali delle piante da frutto, nel pieno rispetto dell’ecosostenibilità e dell’opera di prevenzione e cura delle stesse. Sulla base di questi presupposti, per il terzo anno consecutivo, Ancos di Confartigianato organizza il corso di potatura aperto agli operatori del settore di tutte le età, ma anche a coloro che vogliono prendere dimestichezza con questa realtà, per alcuni un lavoro per altri un passatempo.

A tal fine sono previste una serie di lezioni dedicate alla scoperta delle principali pratiche di potatura che, per l’occasione, saranno illustrate nel dettaglio da Virginio Russo, docente dell’Istituto Agrario “A. Serpieri” di Avezzano, la cui esperienza decennale è assoluta garanzia di qualità.

Il corso prenderà il via mercoledì 20 febbraio e si articolerà in 8 ore di teoria che si terranno presso la sede di Confartigianato Imprese Avezzano in via S. Donatoni n. 56, e in 6 ore di pratica, che si svolgeranno presso i frutteti dell’Istituto Agrario.

I posti sono limitati, quindi si invita chiunque fosse interessato a contattare, entro e non oltre il 15 febbraio, gli uffici di Confartigianato:

Tel: 0863-413713 / 26282

E-Mail: info.confartigianatoavezzano@gmail.com

 

Fb: Confartigianato Imprese Avezzano

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Abruzzo

Laboratori del Gran Sasso, il comitato VIA il 21 febbraio decide sull’acceleratore del progetto Luna MV e relativo bunker

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Laboratori del Gran Sasso, il comitato VIA il 21 febbraio decide sull’acceleratore del progetto Luna MV e relativo bunker.

La Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso invia le osservazioni: intervento contrario alla legge, non c’è neanche la messa in sicurezza.

Il Comitato Valutazione di Impatto Ambientale si riunirà il prossimo 21 febbraio per valutare il progetto per la costruzione di un nuovo acceleratore con relativo bunker con pareti di cemento armato da 80 cm per schermare le radiazioni nella Sala B dei Laboratori, progetto denominato Luna MV.

Si tratta della procedura di Valutazione di Incidenza Ambientale, che si occupa di valutare l’eventuale impatto su fauna, flora ed habitat del Parco del Gran Sasso, che è classificato quale Sito di Interesse Comunitario (SIC) e Zona di Protezione Speciale (ZPS).

La Mobilitazione per l’Acqua del Gran Sasso, con una lettera della SOA che ne fa parte, ha inviato alcune osservazioni contrarie all’intervento evidenziando le seguenti criticità:

1)l’acceleratore è una macchia radiogena essendo sottoposto alle norme sulla radioprotezione. Pertanto il suo posizionamento è in contrasto con le distanze fissate dal D.lgs.152/2006, art.94, dagli acquiferi che forniscono acqua potabile. Già nel 2013 l’Istituto Superiore di Sanità, interpellato sul progetto, sottolineò questa problematica in maniera inequivocabile;

2)per stessa ammissione della Regione che con la Delibera 33/2019 che ha chiesto interventi per ben 170 milioni di euro e sulla base degli atti della Procura, il sistema del Gran Sasso non è in sicurezza, anche per plurime omissioni da parte degli enti (mancanza, dal 2006, del Piano di Emergenza Esterno e della perimetrazione delle Aree di Salvaguardia per l’acquifero);

3)come ammesso dagli stessi proponenti, esistono diversi tipi di rischio connessi al progetto (rilascio di inquinanti, incendio, radiazioni). Secondo l’INFN sarebbero o “trascurabili” o “accettabili”, grazie anche a misure di prevenzione/mitigazione. A nostro avviso parlare di capacità di gestione dei rischi in un sistema che non è in sicurezza da anni e che ha visto diversi incidenti gestiti come minimo con improvvisazione (si veda il caso tragicomico del rilascio di diclorometano oppure l’incendio del 2016 che è stato comunicato da noi alle autorità!) è quanto meno inopportuno;

4)un eventuale incidente, come dimostrato dallo studio del 2003 con i traccianti, investirebbe non solo l’acqua potabile ma l’intero acquifero con conseguenze anche sulle sorgenti del versante teramano, con ovvie ripercussioni su fauna e flora;

5)in caso di incidente le acque potabili verrebbero rilasciate nelle acque superficiali, a scarico, con ovvie conseguenze sui fiumi;

6)nel 2013 in un laboratori giapponese all’avanguardia, il J-Parc, si verificò un incidente proprio con un acceleratore, con la dispersione di sostanze radioattive e l’irraggiamento, fortunatamente leggero, di una trentina di ricercatori. Anche lì sulla carta le misure di prevenzione e mitigazione avrebbero dovuto funzionare ma così fu (anzi, gli operatori con la loro reazione peggiorarono le cose!), con tanto di scuse e inchini imbarazzati da parte dei ricercatori. Almeno in questo sono stati differenti rispetto a quanto vediamo qui. L’impianto rimase chiuso per 2 anni. Cosa accadrebbe per captazioni idropotabili, ambiente e traffico autostradale in caso di incidente grave?

7)esiste il rischio terremoto, con la possibile dislocazione anche di 2 metri delle faglie che attraversano il massiccio. Un limite strutturale importante che non viene affrontato nonostante precise linee guida della Protezione Civile in materia di faglie attive e capaci.

Alla luce di tutte queste problematiche riteniamo che la Regione Abruzzo debba esprimersi negativamente.

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Abruzzo

Parco nazionale della Majella: Appennino Ecosistema denuncia la Regione alla Commissione Europea

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A due mesi dalla denuncia di Appennino Ecosistema, i gravissimi danni alle faggete sono ora formalmente all’attenzione della Commissione Europea.

L’Aquila, 14/02/2019. Appennino Ecosistema ha inviato stamane una formale denuncia per violazione del diritto dell’Unione Europea alla Direzione Generale Ambiente della Commissione Europea, nella quale si contesta alla Regione Abruzzo di aver violato l’art. 6, c. 4, della Direttiva 92/43/CEE “Habitat”, per aver autorizzato il taglio forestale (con Determinazione n. DPD025/169 del 10/09/2018) senza la necessaria dichiarazione di incidenza non significativa, nonostante la presenza di un habitat prioritario, in area del SIC IT7140203 “Maiella” e della ZPS IT7140129 “Parco Nazionale della Maiella”. La Commissione approfondirà ora la questione, esponendo l’Italia alla possibilità dell’apertura dell’ennesima procedura d’infrazione per violazione delle normative europee in campo ambientale.
La formalizzazione della denuncia era stata richiesta direttamente dalla Commissione Europea, dopo l’esposto di Appennino Ecosistema del 27 novembre scorso alla Procura della Repubblica di Sulmona, ai Carabinieri e al Ministero dell’Ambiente sui gravissimi danni riscontrati all’ecosistema forestale in piena Zona B del Parco nazionale della Majella. Il 3 dicembre scorso il Ministero dell’Ambiente aveva poi formalmente chiesto di “riscontrare le osservazioni” di Appennino Ecosistema al Parco e ai Carabinieri e il 18 dicembre l’Ente Parco aveva fornito la documentazione richiesta sui lavori connessi ad un cantiere forestale di grandi dimensioni per scopi commerciali, in località Fonte Romana/Difesa di Pacentro (Pacentro – AQ), con una relazione del proprio Ufficio Forestale che confermava i gravi danni al suolo e all’ecosistema di un’ampia area con superficie pari a circa 12 ettari, qualificandoli come “danno permanente all’habitat prioritario”. Il ripetuto transito dei trattori utilizzati per l’esbosco del legname sul delicato suolo forestale ha prodotto una devastazione senza precedenti in una delle aree più intatte del Parco nazionale. E tutto ciò a pochi passi dalla Strada Provinciale n. 54 “Frentana”, sotto gli occhi degli addetti all’Ente Parco e dei Carabinieri Forestali che hanno il compito di controllare il territorio del Parco.

Appennino Ecosistema aveva poi inviato, il 27 dicembre, un seguito al precedente esposto, nel quale evidenziava che la relazione dell’Ente Parco, oltre a confermare la violazione delle numerose norme già citate nell’esposto (codice penale, art. 452-quinquies, art. 733-bis e art. 635, L. n. 394/1991, art. 6, c. 3, art. 11, c. 3 e art. 30, c. 1), apriva la possibilità di contestare all’impresa boschiva la più grave violazione dell’ art. 452-bis del codice penale, uno dei cosiddetti “delitti ambientali” recentemente introdotti nel codice, che punisce con la reclusione fino a 6 anni e con la multa fino a 100.000 € “chiunque abusivamente cagiona una compromissione o un deterioramento significativi e misurabili di un ecosistema, della biodiversità, anche agraria, della flora o della fauna”.

Nella stessa nota, Appennino Ecosistema evidenziava come l’autorizzazione rilasciata dalla Regione all’impresa boschiva fosse da ritenersi palesemente illegittima, in quanto non conteneva la necessaria dichiarazione di incidenza ambientale non significativa del progetto di taglio, che spetta alla Regione stessa. I lavori sono stati quindi eseguiti in mancanza della relativa autorizzazione prevista dalla Direttiva habitat dell’Unione Europea e dal DPR n. 120/2013, configurandosi così il reato previsto dal Codice del paesaggio (D.Lgs. n. 42/2004, art. 181 c. 1), con le sanzioni previste dalla legge urbanistica (L. n. 47/1985, art. 20).

Si evidenziava anche che nello stesso “progetto esecutivo di taglio e valutazione di incidenza ambientale”, redatto da un dottore forestale senza alcuna partecipazione di biologi o naturalisti, viene accertata una “limitata criticità per flora e fauna”, dichiarando poi unilateralmente (ed impropriamente) che l’intervento “non inciderà negativamente” sulle aree della Rete Natura 2000. Ragionevolmente, le criticità accertate per la flora e la fauna non potevano quindi far escludere possibili incidenze negative su queste componenti fondamentali dell’ecosistema e quindi sull’habitat prioritario, anche perché l’estensore dello Studio di incidenza ambientale non possedeva la necessaria preparazione scientifica per poter affermare il contrario. Nessuno avrebbe potuto quindi autorizzare l’esecuzione del progetto dichiarandone la sua incidenza ambientale non significativa, senza almeno richiedere un approfondimento dello Studio con la collaborazione di figure professionali qualificate nel settore ecologico, anche perché la procedura autorizzativa prevista dall’art. 6, c. 4 della Dir. 92/43/CEE (e dal relativo art. 5, c. 10 del D.P.R. n. 357/1997, come modificato dal D.P.R. n. 120/2003) nel caso di incidenza significativa su habitat o specie indicati come “prioritari” negli Allegati I e II alla Direttiva UE Habitat è particolarmente aggravata, poiché per autorizzare la realizzazione del progetto possono essere addotte soltanto “considerazioni connesse alla salute dell’uomo ed alla sicurezza pubblica” o anche, ma in questo caso previo parere obbligatorio e vincolante della Commissione Europea, “altri motivi imperativi di rilevante interesse pubblico”, situazioni chiaramente al di fuori delle motivazioni dell’intervento in corso.

Nella nota, Appennino Ecosistema evidenziava infine come le prescrizioni fornite dall’Ente del Parco nazionale della Majella e dalla Regione all’impresa boschiva apparissero irragionevoli e contraddittorie: queste imponevano infatti all’impresa boschiva la sospensione dei lavori nel periodo marzo-giugno (Ente Parco 02/07/2018) e in quello ottobre-novembre (Regione 10/09/2018), arco temporale successivamente modificato in luglio-settembre (Regione 20/09/2018). Si consideri che il periodo nel quale si sono verificati i fatti in esame coincide proprio nel mese di novembre, che nel 2018 è stato caratterizzato da precipitazioni frequenti ed intense che hanno reso l’ecosistema ancor più sensibile agli interventi che lo hanno poi irreparabilmente danneggiato.

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Ambiente

Sono iniziati i rilievi degli studenti dell’istituto Serpieri di Avezzano sullo stato di salute degli alberi di via Corradini.

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Sono iniziati questa mattina, i rilievi degli studenti dell’istituto Serpieri di Avezzano sullo stato di salute degli alberi di via Corradini.

Insieme all’assessore all’AmbienteCrescenzo Presutti, i ragazzi della 3 A dell’Agrario hanno lavorato in base alla convenzione stipulata tra la scuola e il Comune di Avezzano, con lo scopo di disegnare un quadro generale del #verde pubblico della città, a partire da via Corradini, in base a cui poi si provvederà alla messa a dimora di nuove piante. Su via Corradini lo scopo è quello di ridisegnare anche a livello naturalistico la strada principale che attraversa il centro della città.

Accompagnati dagli insegnanti Virginio Russo e Ruffino Sgammotta, i ragazzi hanno misurato attentamente le metrature dagli alberi e valutato il loro stato.

“Una bellissima lezione sul campo”, ha commentato l’assessore Presutti nel primo sopralluogo che rappresenta una vera e propria consulenza nella progettazione del nuovo verde: “tra tutori mancati, potature errate, malattie, è fondamentale valutare lo stato di salute degli alberi e intervenire tempestivamente, per riconsegnare alla città anche armonia e colore”.

Durante la mattinata, tra strumenti di misura e occhi attenti, anche vari cittadini e commercianti si sono interessati al lavoro dei ragazzi, chiedendo all’assessore e agli insegnanti informazioni su interventi efficaci e durevoli, che rendano la città più sicura e più bella.

INFO SULLA CONVENZIONE: 15 gennaio, Nuove alberature in via Corradini, a lavoro gli studenti del Serpieri

https://www.comune.avezzano.aq.it/archivio10_notizie-e-comunicati_0_2312.html

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Abruzzo

ABRUZZO, TERRA DI BIODIVERSITÀ. OLTRE 12.300 UCCELLI ACQUATICI SVERNANTI DI 37 SPECIE CONTATI

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ABRUZZO, TERRA DI BIODIVERSITÀ. OLTRE 12.300 UCCELLI ACQUATICI SVERNANTI DI 37 SPECIE CONTATI DA ORNITOLOGI VOLONTARI IN ABRUZZO

LE IMMAGINI DEL RARO MUGNAIACCIO, GRANDE GABBIANO DEI MARI DEL NORD OSSERVATO A PESCARA, E DELLE ALTRE SPECIE.
 
GALLERIA FOTOGRAFICA QUI: https://we.tl/t-cflT2Sbph6
VIDEO QUI: 
https://we.tl/t-7z4PofgLD8
 
L’ATTIVITÀ VENATORIA LIMITA I NUMERI IN GRANDI LAGHI.
 
FORTE DISTURBO ANTROPICO SULLE SPIAGGE, TRA QUAD E MOTO FUORI CONTROLLO

L’Abruzzo ancora una volta dimostra di non essere solo la terra di orsi, lupi ed aquile; infatti nell’annuale conteggio svoltosi a gennaio nelle aree umide della regione in totale sono stati censiti contemporaneamente 12.305 uccelli acquatici tra anatre, gabbiani e altri gruppi tassonomici appartenenti a 37 specie diverse.

Tra questi un raro Mugnaiaccio, un gabbiano di grande taglia proveniente dai mari del Nord dove nidifica nella buona stagione, osservato molto di rado nella regione e presente a Pescara da alcune settimane, dove è stato anche fotografato e ripreso in video.

Il censimento (International Waterbird Census) viene svolto a livello internazionale nella stessa finestra temporale (tre settimane di gennaio) e in Abruzzo viene realizzato da ben 29 anni, potendo così valutare anche l’andamento delle specie degli anni.

Quest’anno hanno partecipato sul campo 50 ornitologi ed appassionati che, grazie al coordinamento di Carlo Artese della Stazione Ornitologica Abruzzese, hanno monitorato la presenza faunistica in 31 località della regione Abruzzo, dal litorale fino al Lago di Campotosto.

Decine di volontari della SOA, del gruppo ornitologico Snow Finch e dell’Istituto Abruzzese Aree Protette hanno contribuito a questo censimento internazionale organizzato in Italia dall’ISPRA.

Tra le specie più comuni oltre ad alcuni gabbiani si notano la folaga ed il moriglione, una grande anatra selvatica, con 2.383 e 1.635 presenze rispettivamente.

Tra quelle più rare con poche unità o poche decine di avvistamenti si registrano anche specie ritenute ancora cacciabili dal Calendario Venatorio vigente in Abruzzo come il Frullino e la Pavoncella (quest’anno non sono stati osservati esemplari), il Beccaccino (osservati 27 esemplari), il Codone (20 esemplari) ed il Mestolone (un solo esemplare).

A proposito del rapporto negativo tra la presenza degli uccelli acquatici e della caccia anche quest’anno ambienti acquatici molto piccoli ma protetti ospitano un numero enorme di uccelli rispetto a quelli dove si spara da Settembre a Gennaio.

E’ il caso dell’invaso di Bomba, che, nonostante l’estensione di oltre 1.000 ettari, ospita una quantità limitatissima di appena poche decine di uccelli acquatici svernanti a causa del disturbo venatorio. Al contrario, nello specchio d’acqua delle sorgenti del Pescara, vasto appena una ventina di ettari ma dove vige il divieto di caccia imposto dalla Riserva Naturale, sono stati osservati 154 esemplari appartenenti a 10 diverse specie.

Un aspetto particolare rilevato nel 2019 come negli ultimi anni è l’aumento costante di specie un tempo assenti o accidentali in Abruzzo come il Marangone minore, un piccolo cormorano di cui sono stati osservati 49 esemplari, e l’Airone guardabuoi che nel teramano è segnalato con oltre 200 individui. Per ambedue le specie si tratta, non a caso, di uccelli tipici di ambienti caratterizzati da climi mediterranei o tropicali e quindi avvantaggiati dai noti fenomeni di climate change.

E’ da segnalare infine un ulteriore aspetto molto negativo registrato soprattutto lungo il litorale della provincia di Chieti dove gli ornitologi hanno registrato la scarsità di specie fortemente vulnerabili come il Fratino, vero e proprio testimonial della conservazione delle spiagge, a causa dell’uso incontrollato del litorale da parte di orde di motociclisti, quad, cavalli e cani.

Tra un mese questo rarissimo uccello tutelato, in teoria, anche da norme comunitarie, inizierà a riprodursi deponendo le uova sulla sabbia nei pochi tratti di arenile ancora integro. Bisogna pertanto impedire che le nostre spiagge vengano considerate “terra di nessuno” e la S.O.A. chiede pertanto alla Capitaneria di Porto, all’arma dei Carabinieri Forestali ed a tutte le forze dell’Ordine di vigilare e sanzionare chi non rispetta i divieti ed i limiti imposti dalle normative vigenti.

Si ringraziano per le immagini Davide Ferretti, Augusto De Sanctis, Enzo De Bernardinis e Marco Sborgia
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