Italia

Marò, no della Corte alle richieste dei militari

La Corte Suprema indiana ha respinto le istanze dei marò Salvatore Girone e Massimiliano Latorre trattenuti in India da quasi tre anni in stato di custodia cautelare, senza che sia stato formulato nemmeno il capo di imputazione. Il doppio-no dei magistrati di Nuova Delhi ha alzato il livello di tensione tra India e Italia. Latorre, colpito il 13 settembre da un’ischemia e rientrato in Italia, aveva chiesto di poter prolungare di quattro mesi la sua convalescenza per terminare il suo percorso terapeutico e sottoporsi da un intervento chirurgico. Girone, invece, aveva chiesto di poter tornare a casa per le feste di Natale «per riunirsi con i figli e la moglie nel nostro ambiente familiare» e di restarvi «per un periodo di tre mesi». Non torna a casa dal marzo 2013. Ad entrambi, la Corte ha detto «no» perché, ha sottolineato il presidente, l’inchiesta sulla morte dei pescatori «non è finita». Immediata la risposta del ministro della Difesa, Roberta Pinotto: «Massimiliano Latorre si deve curare qui in Italia, ce lo stanno dicendo i medici e non vedo quindi come possa tornare in India. Noi non ci muoviamo da questa posizione. La decisione della Corte è incomprensibile e l’Italia non può che reagire. Insieme al premier e al ministro degli Esteri faremo il punto politico e oggi faremo in Parlamento il punto politico». È questo l’ultimo atto di una vicenda giudiziaria che si trascina dal 15 febbraio 2012: i due militari italiani, accusati di aver ucciso due pescatori indiani scambiati per pirati, attendono il processo in stato di custodia cautelare da 33 mesi.

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