Italia

Malato di Ebola, ma non sono un eroe

«Non credo di essere un eroe, ma so per certo di non essere un “untore”: sono solo un soldato che si è ferito nella lotta contro un nemico spietato». Sono queste le prime parole pronunciate da Fabrizio, il medico italiano di Emergency colpito dal virus Ebola in Sierra Leone. Ricoverato dal 25 novembre in gravi condizioni all’istituto Spallanzani di Roma, è stato sottoposto a terapie sperimentali che sono riuscite a combattere il virus. Le sue parole, contenute in un messaggio, sono state rese note da Emergency, l’ong per la quale il medico siciliano, padre di due figli, lavora. Ha trascorso il Natale ancora in isolamento e da quella stanza, dove solo il personale blindato dentro le tute di bio-sicurezza può accedere, il medico ora in convalescenza ha raccontato la sua esperienza: le sensazioni e la paura provate nei momenti bui, ma anche il senso di sollievo nel sentire che le sue condizioni stanno migliorando. Non si sente un eroe, il paziente “zero” del virus Ebola nel nostro Paese e rivendica di non essere un “untore”. Il primo pensiero è per «i miei colleghi di Emergency che, anche in questi giorni, sono in Sierra Leone cercando di fare sempre di più e sempre meglio per curare i malati di Ebola».

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