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Malasanità: dopo 8 anni risarciti i familiari della malata di epatite

 Anni di dura convivenza con un’epatite contratta in ospedale dopo una trasfusione di sangue, anni di salute compromessa fino alla morte. Un calvario quello della donna vittima di un errore sanitario, condannato dal ministero della Salute che ora dovrà risarcire parenti della defunta. La sentenza definitiva per la causa avviata dai familiari di F.C. nel 2006, è stata emessa dalla sesta sezione civile della Corte di cassazione. Per la suprema corte la patologia epatica post-trasfusionale che ha colpito la donna avezzanese è stata anche la concausa del decesso.

Anni prima la donna era stata sottoposta a una trasfusione di sangue all’ospedale di Avezzano durante un intervento, il sangue infetto, come accertato da una perizia, ha causato il contagio. La stessa perizia ha scagionato la Regione Abruzzo, in prima battuta chiamata in causa dai familiari della donna. Nel gennaio 2009, una sentenza del tribunale di Avezzano ha riconosciuto la responsabilità del ministero. Stesso responso per il processo in Corte d’appello all’Aquila nel 2010. La Cassazione ha messo la parola fine alla vicenda. A marito e figlio della donna, in qualità di eredi, andranno un risarcimento di 100mila euro.

“La Cassazione ha affermato il principio di diritto secondo cui nelle controversie aventi ad oggetto l’indennizzo, previsto dalla legge in favore dei soggetti che hanno riportato danni irreversibili a causa di vaccinazioni obbligatorie, trasfusioni e somministrazioni di emoderivati, sussiste la legittimazione passiva del ministero” ha spiegato l’avvocato Callisto Terra che ha difeso i due uomini in questa lunga battaglia.

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