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Luttwak: Per l’Italia nessun rischio invasione

L’Italia può stare tranquilla. «Non c’è nessun rischio che qualche terrorista dell’Is possa sbarcare sulle coste italiane per farsi saltare in aria». Così Edward Luttwak, esperto di politica internazionale e consulente stretegico del governo americano. In queste ore, infatti, si è diffusa la notizia di piani segreti dell’Is contro il sud dell’Europa, contenuti in un documento, di cui il think tank antiterrorismo britannico Quilliam è entrato in possesso. In particolare, si cita la possibilità per i jihadisti di «utilizzare e sfruttare in modo strategico i tanti barconi di immigrati clandestini che partono dalle coste libiche» attraverso i quali «l’Is può portare il caos nel sud dell’Europa e colpire le compagnie marittime e le navi dei Crociati». «Il rischio per l’Italia non c’è – ribadisce Luttwak – l’unico rischio che vedo è solo quello di una pesante perdita dal punto di vista del business per le aziende italiane presenti nell’area, cosa che è già in corso». Per Luttwak, dunque, «bombardare non serve. C’è bisogno di un esercito partecipato da un ampio gruppo di Paesi che disarmi tutti. E che non abbia a che fare con l’Onu». Una forza di polizia che per lo stratega dovrebbe essere composta almeno da 200mila uomini in cui il ruolo dell’Italia dovrebbe essere di intelligence e di comando e controllo. Per quanto riguarda le truppe, in prima istanza tocca a Parigi e Londa portare i loro uomini sul campo. «Sono loro che hanno aperto questo Vaso di Pandora, rovesciando il regime di Gheddafi. E poi a tutti i volenterosi, tra i quali ci sarebbe sicuramente anche Washington». «In Iraq – dice Luttwak – lo Stato Islamico combatte essenzialmente contro gli sciiti e contro l’Iran, che sono nostri nemici. Quindi lì non c’è nulla da combattere: basta aspettare che emerga un nuovo equilibrio tra loro. In Libia non c’è solo lo Stato Islamico, ma anche la Fratellanza musulmana e altri gruppi terroristici armati e molto pericolosi. A un certo punto si dovrà formare un grande esercito, sbarcare in Libia e affrontare tutti questi gruppi armati fino a che non si sarà stabilizzata la situazione». La Turchia sarebbe probabilmente disposta a combattere lo Stato islamico, «ma non i suoi amici della Fratellanza musulmana. Quindi – afferma Luttwak- dovrá essere un esercito essenzialmente europeo». Luttwak non esita a definire l’Is ormai «un brand. Hanno forte forza attrattiva che gli consente di reclutare volontari da tutto il mondo. Arruolarsi per tanti, soprattutto giovani senza un lavoro in Occidente, significa uno stipendio dai 400 fino a 2000 dollari al mese e un corso di addestramento di circa nove settimane. Quello dello Stato Islamico è quello che si può definire un epifenomeno».

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