Italia

Lupi si dimette in un’Aula semivuota

«Lascio il governo a testa alta, guardandovi negli occhi. So che il tempo sarà galantuomo, spero che lo sarà anche con chi ha speculato sul nulla». Dopo averle annunciate a “Porta a Porta”, Maurizio Lupi formalizza le sue dimissioni in un’aula di Montecitorio quasi deserta. Visibilmente emozionato e provato da giorni e giorni di strenua resistenza, l’ex ministro delle Infrastrutture non rinuncia ad uno scatto d’orgoglio, difende il lavoro fatto fino ad oggi e grida la sua innocenza. Le ragioni del suo passo indietro, insomma, sono tutte politiche. «Sono qui per rivendicare il ruolo decisivo della politica. Non devo difendermi e non chiedo garantismo perché non ho ricevuto nessun avviso di garanzia» scandisce Lupi, che spiega di essere a Montecitorio per «sensibilità istituzionale» ma anche e soprattutto per difendere la sua famiglia. «Dimettendomi da ministro non mi sono dimesso né da padre né da marito… Per me gli affetti vengono prima di tutto e di certo prima di una poltrona». Ad ascoltare la sua accorata difesa sono appena un centinaio di deputati. Della Lega non si vede nessuno. Il Pd è a ranghi ridotti. Gli scranni di Forza Italia sono quasi tutti vuoti. I 5 Stelle, invece, ci sono e si fanno sentire mentre sul banco del governo oltre a una pattuglia di sottosegretari guidata da Delrio e Lotti, si vedono i ministri Ncd, Alfano, Galletti e Lorenzin più quelli del Pd, Orlando, Madia e Gentiloni, che restano immobili e concedono solo qualche timido applauso.

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