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L’Unione ormai in ripresa, l’Italia quasi

L’Europa è in ripresa, ma con enormi differenze e molte fragilità. Ieri la commissione ha diffuso le stime sull’andamento dell’economia e dei conti pubblici: «per la prima volta dal 2007 il Pil nel 2015 tornerà positivo in tutta la Ue», ma restano forti differenze tra Paesi. «La Spagna cresce grazie al mercato del lavoro migliorato, la Germania grazie alla ripresa della domanda interna, la Francia rallenta per mancanza d’investimenti, l’Italia torna positiva per l’export ma è fragile», scrivono i tecnici di Bruxelles. Il rapporto deficit/Pil del nostro Paese nel 2014 si è attestato al 3,0% e scenderà al 2,6% nel 2015 e al 2,0% nel 2016. «La sfide principali per l’Italia sono l’elevato livello del debito pubblico e la bassa crescita nominale», ha commentato il commissario Ue agli Affari economici, Pierre Moscovici, presentando le previsioni economiche invernali della Commissione Ue. «Incoraggiamo il governo alla prudenza di bilancio e a procedere con riforme ambiziose» ha aggiunto Moscovici che diversamente da altri Paesi, come la Francia, non ha però avanzato richieste specifiche di ulteriori interventi. L’esecutivo Ue ha migliorato le proprie stime sull’Italia rispetto alle previsioni pubblicate lo scorso novembre: per l’anno in corso il deficit era indicato al 2,7% e per il prossimo al 2,2%. Migliorate rispetto a novembre anche le stime per il deficit strutturale, che dovrebbe scendere allo 0,6% quest’anno, rispetto allo 0,8% delle previsioni d’autunno, e allo 0,8% nel 2016, rispetto all’1,0% di novembre. Il rapporto debito pubblico/Pil è visto in miglioramento, anche se di pochi decimali: nel 2014 è stimato al 131,9%, mentre era indicato al 132,2% nelle precedenti stime, si attesterà al 133% nel 2015 e scenderà al 131,9% nel 2016. Inferiori alle precedenti previsioni pubblicate a novembre per il 2015 (era al 133,8%) e per il prossimo anno (al 132,7%). Male, invece, le previsioni sulla disoccupazione in aumento al 12,8% nel 2015, in rialzo rispetto alla stima di novembre (12,6%), per scendere al 12,6% nel 2016. Il Tesoro ha immediatamente reagito sottolineando che «con il consolidamento della ripresa l’occupazione aumenterà» e il miglioramento del clima di fiducia insieme all’aumento degli occupati stimoleranno «un’ulteriore ripresa dei consumi» afferma il Mef in una nota, spiegando che «l’aumento della disoccupazione segnalato dall’Ue nel 2015 deriva da un incremento delle persone in cerca di lavoro. L’aumento degli occupati sarà più consistente nel 2016 con un conseguente calo dei disoccupati, a dispetto dell’incremento della forza lavoro complessiva.

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