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L’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale blocca raccolta di firme per tre referendum


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Come Cittadini abruzzesi abbiamo deciso di promuovere la preliminare raccolta delle firme necessarie per la richiesta di 3 Referendum regionali abrogativi per tagliare i costi della politica, degli Organi di vertice del Consiglio e della Giunta regionale, le indennità “aggiuntive” di funzione, diaria mensile, indennità di missione e di fine mandato dei Consiglieri, i contributi finanziari ai Gruppi Consiliari, incarichi e consulenze.

Di tutti gli innumerevoli Enti Regionali “strumentali” si otterrà la totale riforma, ad iniziare dalla gestione del Trasporto Pubblico, delle Risorse Idriche e dei Rifiuti, e lo “scioglimento” dell’Agenzia Sanitaria Regionale – ASR Abruzzo, della Finanziaria Regionale Abruzzese – FIRA S.p.A. e delle Aziende Territoriali Edilizia Residenziale – ATER di L’Aquila, Chieti, Teramo, Pescara e Lanciano.

La necessità di dover “richiedere” lo svolgimento di 3 nuovi “Referendum abrogativi regionali” sui costi impropri e sugli sprechi della politica e degli enti regionali, è una chiara dimostrazione di “chiusura e blindatura” in se stesso di tutto un mondo ormai fuori dalla realtà.

Come “promotori” dei referendum, in data 3 marzo 2014 abbiamo “preannunciato” all’Ufficio di Presidenza del Consiglio regionale il deposito dei “quesiti” e dei moduli da vidimare per procedere alla “preliminare raccolta delle 25.000 firme richieste”, ai sensi dello Statuto della Regione Abruzzo e della L.R. 19 dicembre 2007, n. 44.

Il 5 marzo, l’Ufficio di Presidenza, con una procedura “anomala e non prevista”, ha comunicato che, in merito a non si capisce che cosa, è stato richiesto il “parere” al Collegio per le Garanzie Statutarie poiché, a parere del Presidente Nazario Pagano, la interpretazione della norma contenuta al Comma 3 dell’Art. 3 della citata Legge risulta “controversa” a quanto disposto rispettivamente dal Comma 2 dell’Art. 76 e dall’Art. 86 dello Statuto regionale, in quanto si è considerato che la corretta interpretazione della citata norma da parte del Collegio sarebbe stata sicuramente nell’interesse tanto del Comitato promotore quanto della Regione, al fine anche di evitare, se del caso, un inutile dispendio di risorse da parte di entrambi.

L’Ufficio di Presidenza, ad ogni modo, avrebbe avuto cura di comunicare al Comitato promotore sia l’esito della richiesta di parere e sia la nuova data per il deposito degli atti relativi all’esercizio dell’iniziativa referendaria: il che è avvenuto in data 14 marzo scorso, ma solo per il testo del parere prodotto dal Collegio, inviato il 13 marzo al Presidente del Consiglio Regionale Dott. Nazario Pagano da parte del Dirigente del Servizio Dott. Giovanni Giardino e del Responsabile dell’Ufficio Dr. Gianguido D’Alberto, nel mentre non è stata indicata alcuna nuova data per il deposito dei quesiti e dei moduli per la raccolta firma, da vidimare a cura del Responsabile del procedimento.

A seguito di una “formale protesta”, l’Ufficio di Presidenza il 15 marzo scorso comunica al sottoscritto che il parere reso dal Collegio per le Granzie Statutarie, n. 2 del 2014, chiarisce in modo incontrovertibile che l’iniziativa referendaria non può essere esercitata nei sei mesi antecedenti e nei sei mesi successivi rispetto alla data fissata per lo svolgimento delle elezioni, chiarendo che il procedimento relativo all’iniziativa referendaria non è riconducibile solo all’indizione ed allo svolgimento dei referendum, come invece stabilisce lo Statuto, ma anche il deposito dei fogli da vidimare, occorrenti per la raccolta delle firme, è parte del procedimento dell’iniziativa referendaria.

Pertanto, a giudizio dell’Ufficio di Presidenza, è l’intero procedimento referendario ad essere interdetto nel periodo compreso tra i sei mesi antecedenti la scadenza naturale della legislatura e i sei mesi successivi alla elezione del nuovo Consiglio regionale, di conseguenza si ritiene che il Consiglio regionale non debba in questo momento fissare una nuova data per il deposito dei moduli referendari. In questo modo il referendum non si potrà “indire e svolgere” nemmeno nel prossimo anno 2015, ma, addirittura nel 2016, se non ci saranno altri divieti!

per il Comitato promotore: Pio Rapagnà – ex Parlamentare

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