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Editoriale

L’uccisione di Antonio Russo: quasi quattordici anni senza una verita’


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Quando ricevette il premio come giornalista radiofonico dell’anno Antonio Russo non sedette in prima fila, accanto al direttore di Le Monde. Nemmeno in seconda, con gli inviati dei quotidiani italiani.
Era il 17 luglio 1999, all’isola di Ischia. Antonio era da poco tornato dal Kossovo. Unico reporter occidentale a restare a Pristina , sotto i bombardamenti, quando tutti gli altri erano andati via. Durante la conferenza stampa guardava gli altri colleghi, che Lo snobbavano preferendo fare cerchio intorno al Direttore di Le Monde, in cattedra, in pompa magna, a dare consigli su come si fa il giornalista. Lui il giornalista l’ha fatto fino alla fine. E per questo è morto. Ucciso. Il suo corpo è stato ritrovato il 16 ottobre del 2000 in una stradina secondaria a 25 km a nord – est di Tblisi, capitale della Georgia. Era lì e da quella postazione privilegiata ( s’intende, per l’informazione) ogni giorno raccontava agli ascoltatori di Radio Radicale la guerra in Cecenia.

Dimenticata da tutti. Allora come adesso. Raccontava, Antonio, la cui vita non è mai stata scissa da quella del Partito Radicale, degli eccidi dei ceceni, delle stragi perpetrate dai russi e anche di cadaveri lasciati a marcire nelle falde acquifere, così per sempre inquinate, e di armi “inusuali”, armi,a detta del reporter, proibite dalle convenzioni internazionali. Aveva molti nemici in quella zona a cavallo tra l’Europa e l’Asia. Qui lo sapevano tutti. Sia al partito che in famiglia. Ma dopo anni di indagini e di silenzi da parte della stampa italiana e delle autorità, non si sa ancora chi lo ha ucciso.

Chi ne ha ordinato l’assassinio. Il cadavere presentava i segni della tortura: aveva le mani e la bocca chiusa con un pezzo di nastro adesivo. L’autopsia condotta dai medici georgiani, ha rilevato che il torace gli è stato fracassato da un corpo pesante ma non appuntito: aveva due fratture al torace, fratture multiple alle costole, lesioni ai tessuti polmonari. Nessuna ferita esterna evidente. “Una metodica – sottolineano i suoi compagni radicali – propria dei servizi segreti russi”. L’appartamento che da alcuni mesi aveva affittato a Tblisi fu trovato sottosopra. Mucchi di stracci e carte erano rovesciate in ogni angolo della stanza e sì scoprì che erano stati rubati il telefono satellitare e un computer. Oltre ad alcune cassette sulle quali, secondo Beatrice Russo, l’anziana madre del cronista, c’erano le prove di una battaglia,ignorata da tutti, sul suolo ceceno. “Mio figlio mi aveva parlato della cassetta in una telefonata un paio di settimane prima di morire – raccontava allora la donna -e non era tipo da perdere il controllo facilmente perche’ aveva una lunga esperienza di guerra ma in quella telefonata piangeva come un bambino. Era sconvolto per delle immagini contenute nel video forse consegnatogli da guerriglieri ceceni. Parlava di bambini con mutilazioni in tutto il corpo, cadaveri sfigurati. Diceva che avrebbe denunciato l’operato dei russi alle Nazioni Unite”.
David Khoshtaria, Giorgi Mekhishvili e Malkar Saldadre hanno conosciuto il reporter il 26 settembre, una data cruciale per la sua vicenda: in quel giorno Antonio Russo era intervenuto al congresso sui problemi ecologici in Cecenia tenutosi a Tblisi. “Voglio parlare soprattutto – è la trascrizione del suo intervento – dei danni prodotti dalle armi proibite che i russi usano in Cecenia. E parlo delle nuove tecnologie e delle armi all’uranio impoverito e dell’uso di armi chimiche e batteriologiche nelle regioni di Shatili e di Arguni. Ho visto persone con delle mani portate via da queste armi vietate. Tutti modelli vietati dal diritto internazionale”. I tre avevano appuntamento con Lui quel sabato mattina, alle 10, quando il giornalista sparì .

“Trovammo la porta di casa aperta, caos dappertutto, le chiavi erano per terra, di Antonio non c’era traccia”. Ormai alla pista dell’omicidio da parte della criminalità organizzata ci crede ancora il solo Nugzar Khambashidze, funzionario della polizia georgiana,che conduce l’inchiesta. Ma da diversi anni le indagini sono bloccate. E anche la stampa italiana sembra avere la memoria corta. Tant’è che lo stesso Ottaviano Del Turco, allora Ministro delle Finanze, ai funerali,in rappresentanza del Governo,disse: “ Quella dei giornalisti è di solito una corporazione legata e solidale. Ma questa volta, per Antonio Russo, si è fatta un’eccezione in negativo”…

Prof. Sandro VALLETTA

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