Italia

Loris, mamma sotto torchio in procura

Gli investigatori bussano alla porta di casa Stival poco dopo le 17, quando l’abitazione è da ore assediata dai cronisti, richiamati dal tam tam che dice che nell’inchiesta sull’omicidio del piccolo Loris la svolta è vicina e che i dubbi degli inquirenti convergono sulla mamma del bambino. Entrano il capo della Squadra mobile, Nino Ciavola, il comandante del reparto investigativo dei carabinieri, Domenico Spadaro, funzionari dello Sco, mentre tre auto delle forze dell’ordine restano in attesa e un elicottero sorvola la zona. Veronica Panarello, con il volto coperto da un cappuccio e da una sciarpa, esce poco dopo accompagnata dal marito, Davide Stival, e sale a bordo di un’auto civetta diretta verso gli uffici della procura di Ragusa. È qui, davanti al procuratore capo Carmelo Petralia e al pm, Marco Rota, che Veronica viene invitata a chiarire tutte le incongruenze nel suo racconto della mattina in cui Loris è scomparso, per essere ritrovato morto in un canale di campagna nove ore dopo. È la quarta volta che gli inquirenti le chiedono di ripercorrere quelle ore del 29 novembre, una ricostruzione da lei sempre confermata: Loris è stato portato a scuola. Ma ora che l’esame delle immagini riprese dalle decine di telecamere di sorveglianza presenti a Santa Croce Camerina è stato completato, così come quello dei tabulati telefonici, i testimoni sono stati ascoltati, è evidente che troppe cose non combaciano.

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