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“L’onorevole D’Annunzio”, ritratto di un grande comunicatore

Ben tornati lettori e amici di MarsicaNews, approfitto della vostra visita virtuale per aggiornarvi, come promesso, sulle novità culturali abruzzesi. In occasione della II Edizione della Rassegna Letteraria “Pagine Aperte” di Avezzano, nella Sala del Principe di Palazzo Torlonia, lo scorso 15 novembre alle ore 18 è avvenuta la presentazione del volume “L’onorevole D’Annunzio” (Ianieri Edizioni) di Licio Di Biase, storico, giornalista e politico di Pescara. A coordinare l’incontro il Presidente dell’Associazione culturale Adsumus Quoque Antonio Di Legge, la Dott.a Maria Paola Giorgi e la Dott.a Federica D’Amato, filologa, giornalista e scrittrice.

coordinatori e protagonisti della presentazioneL’avvento di Gabriele D’Annunzio nel mondo della poesia ha segnato una forte reazione all’accademismo, al perbenismo e alla morale borghese. Sotto questo aspetto il suo apporto alle lettere italiane è incalcolabile, perché ha segnato il punto di transizione dalla letteratura nazionale a quella europea. In Italia il D’Annunzio è il portavoce principale del Decadentismo, della cultura estetizzante prima e del superomismo poi, un personaggio di indiscutibile fama, scrittore, poeta, drammaturgo, militare, politico e giornalista. Egli mirò a realizzare uno stile di vita del tutto straordinario, libero dagli schemi, raffinato, ricco di tensioni erotiche. Sul personaggio D’Annunzio è stato scritto e detto tutto ed il contrario di tutto, ciò fa comprendere quale importanza abbia avuto e continui ad avere anche oggi, a 150 anni dalla sua nascita, all’interno del panorama letterario. La sua autorevolezza si esercita, oltre che in ambito propriamente letterario, anche sul costume e sulla politica italiana.

Il titolo del libro ci palesa la volontà, da parte del Di Biase, di voler approfondire quella che fu l’esperienza parlamentare del D’Annunzio tra la fine del 1897 e la metà del 1900, dando particolare rilevanza ad accadimenti capaci di rivelare le grandi doti comunicative del poeta. È la Dott.a D’Amato a spiegarci il processo creativo, lo studio e gli intenti che stanno alla base dell’opera. Si tratta di un libro caratterizzato da eleganza, coerenza storiografica e piglio divulgativo, in cui i documenti vengono interpretati in modo tale da avvicinare il D’Annunzio ai lettori, forse l’unico scritto dedicato al poeta che riesce ad evitare il dannunzianesimo focalizzato unicamente sul culto dello stile di vita estetizzante. Il volume porta l’autorevole prefazione di Giordano Bruno Guerri, Presidente del Vittoriale degli Italiani, che ne segnala puntiglio cronachistico e ricchezza dei materiali.

Entrando nel vivo della narrazione, l’autore Licio Di Biase ci illustra come la pubblica opinione apprendeva nel 1897, alle elezioni legislative, che il D’Annunzio si presentava candidato nelle fila della destra al collegio di Ortona a Mare. “Io sono al di là della destra e della sinistra”, aveva scritto D’annunzio all’amico giornalista Luigi Lodi, “come al di là del bene e del male. Ho visto che qualche giornale mi rappresenta come candidato ministeriale di destra. Ma tu sai meglio d’ogni altro, che sarà stupenda la singolarità delle mie attitudini sui vecchi banchi di Montecitorio. Io farò parte di me stesso […]. Io sono un uomo della vita e non delle formule.” Con queste parole, l’estate del 1897 lo vide impegnato nella campagna elettorale. È evidente, afferma Di Biase, che un personaggio poliedrico come D’Annunzio non poteva vivere l’esperienza politica come un qualsiasi onorevole, lui voleva portare in Parlamento l’attenzione per la bellezza di cui era ricco il Paese.

I due momenti salienti dell’esperienza parlamentare di D’Annunzio si rifanno al discorso della siepe, pronunciato il 22 agosto del 1897, simbolo della proprietà privata da difendere contro gli attacchi dei socialisti e dell’esaltazione della bellezza di un Paese dal punto di vista storico, architettonico e culturale; e il passaggio da destra a sinistra nel 1900, alla fine della legislatura, che ha portato alla sua candidatura con i socialisti come indipendente. Si tratta di messaggi passati alla storia, e stupisce ancora la capacità dannunziana di precorrere i tempi nel giudicare gli uomini preposti al Governo incapaci di guidare il Paese e nel rivendicare per l’intellettuale un ruolo da protagonista nella scena politica e sociale.

Un libro che permette di sondare ed approfondire un D’Annunzio nella sua veste politica di deputato della bellezza, nel suo apice dialettico ed oratorio, in un ruolo straordinario di audace comunicatore. “La fortuna d’Italia è inseparabile dalle sorti della Bellezza cui ella è madre”(G. D’Annunzio, 1897). Buona Lettura!

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