Cultura

Lo scrittore e giornalista Domenico Paris presenta il suo ultimo libro intitolato “Roma Kaputt Mundi”

” Tuttavia Roma è la mia città. Talvolta posso odiarla, soprattutto da quando è diventata l’enorme garage del ceto medio d’Italia. Ma Roma è inconoscibile, si rivela col tempo e non del tutto. Ha un’estrema riserva di mistero e ancora qualche oasi..” . Queste parole di Ennio Flaiano, storico sceneggiatore e giornalista, calzano alla perfezione per Roma Kaputt Mundi “, quarto lavoro di Domenico Paris, scrittore e giornalista Avezzanese trapiantato da anni a Roma. E’ proprio nella  città eterna che le nove storie che compongono il libro si svolgono. La forza ed il fascino dell’opera di Paris sono racchiuse nelle scene di vita quotidiana che vengono raccontate e che veicolano un mondo di emozioni. Marsicanews ha dato la possibilità allo stesso autore di parlarci più dettagliatamente della sua ultima fatica. Buona lettura

La prima impressione che ho avuto dopo aver letto il libro è che si trattasse di un tributo non tanto alla città di Roma quanto ai suoi abitanti, veri protagonisti delle contraddizioni e dei paradossi della Capitale d’Italia

Preferisco parlare di ” registrazione ” piuttosto che di tributo. Sono uno che scrive registrando quello che succede intorno a sè, in questo caso Roma, e quindi registro il modo in cui si vive a Roma. Parlare di emozioni contrastanti va bene, ma la mia intenzione non è registrare emozioni quanto piuttosto comportamenti e modi di fare. ” Roma Kaputt Mundi ” vuole mostrare la pazzia di Roma per quello che è. Sono degli spaccati di vita quotidiana che ho estrapolato tra i tanti che la ” Divina Urbs ” offre. Mi piace parlare di questi personaggi che rappresentano un’esemplarità dell’abitante di Roma.

Quanto c’è di autobiografico in questo lavoro ? 

A dire il vero non molto. Come Domenico Paris sono presente solo in due racconti, anche perché non mi considero un abitante di Roma, ma uno che invece è costretto a viverci, così mi sono limitato a riportare due fatti realmente accaduti nella mia vita. Il primo è di chi si trova a vivere come precario, sia come giornalista che come impiegato, mentre il secondo è più romanzato per cercare di legare l’amore per una canzone, quindi un concept emozionale, ad una storia realmente accaduta ( What It Takes ndr )

Venendo da una piccola realtà quale Avezzano, i modi di vivere di Roma nelle sue antinomie quotidiane, risultano essere più accentuate per chi viene dalla provincia ed è abituato a tutt’altri ritmi?

Senza dubbio l’osservatore provinciale è favorito rispetto all’abitante di Roma a causa della prospettiva di vita differente, quindi riesce a percepire situazioni che al romano standard risultano ormai essere normali. Però credo che questo discorso possa essere apprezzato su entrambi i fronti perché è impossibile non innamorarsi della magnificenza di Roma.

Nei nove racconti che compongono il libro si possono riscontrare diversi temi legati tra loro, quasi ci fosse un filo conduttore. Mi ha entusiasmato ” What It Takes ” la cui dolcezza si contrappone alla cupezza degli altri, quasi a lanciare un segnale di speranza, di luce in fondo al tunnel..

Non credo che da parte mia ci fosse l’intenzione di scrivere un racconto che risultasse meno disperato e più leggero rispetto agli altri. Il fatto che ci siano più cose brutte è solo da ricondurre alla necessità di dimostrare quanto sia difficile e contraddittorio vivere a Roma. ” What it Takes ” ha una prospettiva più romantica questo sì, per cui mi sento di condividere la tua osservazione.

Da grande appassionato di musica rock quale sei, a quale dei tuoi dischi preferiti paragoneresti ” Roma Kaputt Mundi ” ? 

Bella domanda (ride ndr). Mi piacerebbe risponderti a qualcosa dei Motley Crue, anche se a tratti è davvero troppo selvaggio, pur se con una sua vita intimistica. Potrei definirlo un incrocio tra un album dei Motley Crue ed un album di Mark Lanegan nei suoi momenti più intimi. Selvaggio ma intimo, esattamente come un album dei Crue.

Nelle tue opere non mancano riferimenti ad Avezzano ed alla Marsica. Quanto dovremo attendere per un libro legato al territorio ?

Posso accennarti che sto scrivendo un romanzo ambientato ad Avezzano, anche se la città è camuffata nel nome. Però non posso dirti nient’altro, anche perché è ancora in fase embrionale. Sono fortemente legato ad Avezzano e sempre lo sarò, ma con questa domanda hai scoperto le mie intenzioni (ride ndr). Per cui si, il progetto è in cantiere ma dovrete aspettare per ulteriori dettagli..

Federico Falcone

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