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L’intervista a Max Lisciani candidato con “Forza Avezzano”

Avezzano – Max Lisciani, 47 anni, pianista, compositore e arrangiatore, è docente di Pianoforte e Armonia presso l’Accademia Musicale Europea di Roma, dove è anche direttore dei laboratori musicali. Concertista e session-man, ha calcato le scene delle principali rassegne musicali e teatrali italiane ed estere, curandone alcune tra le più prestigiose. Tecnico accordatore restauratore, collabora con i principali partner del settore.

Abbiamo rivolto a Lisciani alcune domande, a iniziare dalle motivazioni che hanno spinto l’affermato musicista avezzanese a candidarsi per la prima volta a consigliere comunale e a farlo con la lista Forza Avezzano che sostiene Gabriele De Angelis sindaco.

“Da troppi anni assistiamo a un declino culturale, e non solo in campo musicale, che sembra inarrestabile. Per questo motivo, ho ritenuto di mettere la mia esperienza, maturata in quasi trent’anni di professione, a disposizione dei miei concittadini e di farlo con Gabriele De Angelis, con il quale c’è un collaudato rapporto di stima. Non a caso mi ha affidato la direzione degli eventi dello Spazio Arte e Musica, che abbiamo aperto in corso della libertà 93-97”.

In cosa consiste questa iniziativa? “Ad Avezzano e nella Marsica ci sono moltissimi artisti, pittori, scultori, musicisti, scrittori e fotografi di eccellenza ma, paradossalmente, per potersi esprimere sono costretti a recarsi altrove perché in città non esiste un luogo a loro dedicato. Allo stesso modo tanti ragazzi, interessati alla musica e all’arte in tutte le sue forme, non hanno gli strumenti per coltivare tali vocazioni. Aprendo questo spazio vogliamo denunciare questa carenza e dimostrare concretamente che, con poco sforzo, è possibile creare un punto d’incontro per tutti loro. Naturalmente questo progetto, cui mi sto dedicando a titolo gratuito, è temporaneo ma l’idea è di individuare e destinare locali pubblici che ospitino queste iniziative in modo permanente”.

In pochi giorni avete tenuto già quattro concerti e il prossimo fine settimana ne sono previsti altri tre. Come hanno risposto i suoi colleghi e che riscontri di pubblico avete avuto? “L’entusiasmo con cui i pittori hanno messo a disposizione le loro opere e i musicisti stanno suonando, anche rinunciando ad altri impegni, ha colto di sorpresa persino me. Mi hanno emozionato, in particolare, una mamma e il figliolo undicenne che sono venuti appositamente da L’Aquila per assistere a una mia performance al piano. Il piccolo è rimasto talmente affascinato da decidere di voler intraprendere lo studio dello strumento. Questo episodio è solo uno dei tanti, ma significa che investire nella cultura, per la città, può avere una valenza anche economica, oltre che sociale”.

Perché avete chiamato questo spazio “La città bella”? “Perché senza cultura non c’è bellezza e, come disse Nietzsche, senza la musica la vita sarebbe un errore. Non organizziamo solo concerti di musicisti già conosciuti, la sede è aperta tutto il giorno e noi accogliamo chiunque, dai semplici curiosi a chi non ha mai avuto opportunità di proporsi. Capita quotidianamente che arrivino giovani che mi chiedono di esibirsi al piano e di cantare e io li guido nelle loro jam-session, consigliandoli e affiancandoli. Questa sembra una città rassegnata al peggio, ma vi assicuro che sotto le ceneri arde una forte voglia di sperimentare nuove forme aggregative. Io confido molto nei giovani, con i quali mi confronto da tantissimi anni nell’insegnamento, e da loro ricevo a mia volta altrettanta energia e spunti per migliorarmi”.

Se eletto consigliere, quale saranno le proposte che porterà in Consiglio comunale? “Valorizzazione dei talenti locali, il che significa fornirli di strumenti adeguati. Meno spese per eventi culturali estemporanei e a pioggia che non lasciano niente sul territorio e, di converso, maggiori investimenti per manifestazioni e rassegne che possano diventare appuntamenti fissi e di forte richiamo anche per i territori limitrofi e persino per la capitale, coniugando cultura e offerta turistica. Penso alla Giostra cavalleresca di Sulmona, alla rassegna Muntagninjazz e alla Perdonanza dell’Aquila. Ad Avezzano, invece, da troppi anni si vive alla giornata e si crea una fittizia vivacità allestendo di volta in volta intrattenimenti inadeguati per una città che dovrebbe avere ben altre aspirazioni”.

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