Editoriale

L’immigrazione nella Marsica: un fenomeno di rilevante importanza (2° Parte)

La prima ragione dell’immigrazione è una ragione economica. Per comprenderla è bene avere presenti alcuni dati di fondo.
Circa l’8 per cento della popolazione italia¬na è iscritta nelle liste di disoccupazione. Abbiamo 20 milioni di occupati: l’Inghilterra ne ha 24. Nelle liste di disoccupazione risulta¬no iscritti oltre 200.000 immigrati. Abbiamo una disoccupazione inegualmente distribui¬ta, nel senso che a Treviso non si trova mano d’opera, e al Sud si hanno zone con più del 20 per cento di disoccupazione. Ma la raccol¬ta dei pomodori nell’area napoletana viene fatta da lavoratori stagionali extracomunitari. Ora, o siamo un Paese curioso nelle statisti¬che, nel senso che gli iscritti alle liste di disoccupazione sono disoccupati volontari, oppure abbiamo un mercato del lavoro dav¬vero inefficiente.
L’immigrazione è chiaramente destinata in gran parte a coprire dei lavori che gli italiani semplicemente non vogliono fare. Questi lavori sono di due tipi. Vi sono quelli come la cura degli anziani, per i quali non c’è bisogno di tecnologie. C’è bisogno di ‘braccia’, semplicemente. Un’altra parte di immigrati finisce nei lavori che hanno un’in¬tensità tecnologica alta, ma anche in questo tipo di lavori l’immigrato viene preso normal¬mente per le braccia. Ad esempio, in tutto il Bresciano ormai da decenni le acciaierie fun¬zionano grazie ai lavoratori extracomunitari.
C’è una forza motrice dell’immigrazione che è quella del mercato, ovvero le preferen¬ze della gente. Molti lavoratori si spostano da un Paese all’altro, normalmente da quelli a più bassa tecnologia a quelli a più alta tecno¬logia: si spostano perché la loro presenza come lavoratori in quel Paese è richiesta. Poi c’è un’altra parte d’immigrazione – e questo vale per l’Italia, vale per la Francia, per la Germania – che è guidata non dalle richieste del mercato ma dall’esistenza di un sistema dl welfare state molto buono.
Non ci dimentichiamo che quelli che sono per noi redditi di estrema povertà, grazie a sussidi diretti e indiretti, per gente che viene da Paesi molto poveri si tramuta in condizio¬ni ancora accettabili. Quindi noi abbiamo in Italia un’immigrazione che è data dall’esi¬stenza del welfare state, nel duplice senso che il fatto di entrare in un territorio garanti¬sce comunque una quantità di servizi che a noi sembrano banali e miserevoli ma non per chi viene da altre realtà, e secondariamente perché il wel¬fare state tiene fuori dal mercato del lavoro tutta una quantità di persone che non hanno interesse a entrarvi, spingendole a non svol¬gere lavori considerati poco degni. Ricordia¬mo che oggi in Italia il numero di medici ha superato quello degli infermieri. È un Paese ben strano quello che ha una quantità di disoccupati, ma non trova infermieri, e dove i medici hanno superato gli infermieri.
Oggi si è affermata, nel mondo, una visione liberoscambista. Ma non bisogna confonde¬re, come purtroppo molti fanno, il libero scambio delle merci con il libero scambio delle persone. Pensiamo di importare 20.000 computer da Taiwan, e di esportarvi in cambio 5.000 giacche di alta moda. I computer hanno esternalità negative molto piccole. Quando sono rotti li buttiamo via, rimane solo il problema dello smaltimento dei rifiuti. Se importiamo da Taiwan 20.000 lavoratori che producono computer non è la stessa cosa. Queste persone hanno una cultura loro propria, che interagisce con la nostra in mo¬do da generare effetti positivi ma anche nega¬tivi, quando non si realizzano le giuste condi¬zioni. Esse acquisiscono dei legittimi diritti sociali, che spetta allo Stato soddisfare. In-somma, i costi sociali dell’immigrazione non li sopportano tanto gli imprenditori che chie¬dono lavoratori, quanto il resto della popola¬zione. L’immigrazione è davvero un fenomeno grande serietà. Ma bisogna rifiuta¬re l’idea per cui, essendo così serio e grande, esso sarebbe ineluttabile. Non esistono dire¬zioni inevitabili della storia. I fenomeni migratori devono e possono essere governati. Le esigenze economiche espresse dalle im¬prese sono fondamentali, ma vanno compre¬se nelle loro conseguenze globali. Soprattut¬to, va compreso che oggi l’elemento econo-mico è talmente mescolato con l’elemento politico, distributivo e sociale, per cui biso¬gna ben capire quali sono le forze economi¬che che stanno dietro all’immigrazione, le corrette ragioni economiche, e quelle che invece non sono corrette ragioni economi¬che, ma sono il riflesso di interessi particolari che non corrispondono all’interesse generale della nazione italiana.
E’ la speranza, il sogno di una vita migliore a spingere da sempre gruppi di Individui ad abbandonare la propria Terra e le proprie tradizioni per dirigersi altrove. C’è chi fugge dalla povertà ,chi va alla ricerca di un lavoro, chi si lascia trascinare da motivazioni politiche o religiose .Dovunque approdi,l’Immigrato,posto di fronte al contesto che lo accoglie , diviene il rappresentante di un fenomeno che si manifesta con un doppio volto: se da un lato,infatti, l’immigrazione rappresenta una vera e propria sfida con la quale la società è chiamata a confrontarsi dall’altro essa costituisce uno dei tanti problemi di assistenza e servizio sociale. Ciò dipende,soprattutto,dal tipo di Migrante che si stabilizza all’interno di un territorio: c’è infatti l’immigrazione di tipo stabile e quella clandestina . La prima riguarda quelle famiglie capaci di integrarsi perfettamente con il nuovo contesto sociale. Ragazzi inseriti nelle scuole , Uomini e Donne impiegati soprattutto in attività industriali che,in molti casi,li vedono non semplici dipendenti ma imprenditori. La seconda è quella che,troppo spesso,viene associata e delinquenza e criminalità,che spaventa e che fa molto parlare di sé. Negli ultimi mesi proprio il nostro territorio marsicano è divenuto teatro di sequestri ed arresti operati dagli Agenti della squadra anticrimine, dalle varie Compagnie dei Carabinieri a cominciare da quella di Avezzano fino a quella di Trasacco, che mi riguarda da vicino. Cittadini Stranieri arrestati per spaccio di droga , microcriminalita’,furti,nella maggior parte dei casi senza permesso di soggiorno,e strutture fatiscenti sequestrate all’interno delle quali giovani stranieri vivevano in precarie condizioni igienico – sanitarie; arresti per violazione dei decreti di espulsione o altro. Storie di cronaca quotidiana che hanno interessato paesi come Trasacco, Luco Dei Marsi, Celano, San Benedetto Dei Marsi . Del resto , da sempre il territorio marsicano è stato meta di immigrati , che nella maggior parte dei casi, come detto, sono riusciti ad integrarsi con il resto della società. Non manca,pero’,l’altro lato della medaglia: lo stesso territorio si presta perfettamente al fenomeno dell’immigrazione clandestina. E’ purtroppo un dato di fatto che, a livello provinciale, la Marsica rappresenti il maggiore polo di attrazione per gli immigrati, “sedotti” soprattutto dalle opportunità lavorative legate all’agricoltura del Fucino. Nonostante questo costituisca un punto dolente per la nostra Zona . Confagricoltura si è sentita in dovere di intervenire per smorzare l’offensiva mediatica condotta da giornali e TV che hanno esposto gli agricoltori,e lo stesso territorio,ad una pubblicità negativa. Troppo spesso si è sentito parlare di “ caporalato” e di “cooperative senza terra”. Padroni italiani e caporali marocchini complici di sfruttamento ai danni di persone costrette a lavorare per ore nei campi con un salario minimo insufficiente per il sostentamento . Esseri umani suscettibili a miseri ricatti, per la maggior parte clandestini, protagonisti di un cinico circolo vizioso il cui filo conduttore diviene troppo spesso l’intolleranza. Così è l’Immigrato regolare ad avere molte difficoltà nel trovare lavoro , “superato” dal clandestino che subisce passivamente il ricatto, accettando un impiego abusivo. E’ probabile che sia difficile trovare una soluzione per tutto; ma in questo c’è sicuramente una cosa che non va per l’Immigrazione nella Nobile Terra Marsicana……

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