Editoriale

L’immigrazione nella Marsica: un fenomeno di rilevante importanza. (1° parte)

In questi anni il fenomeno migratorio nel nostro Paese,ed in particolare nella nostra Provincia e nel nostro Territorio Morsicano, ha assunto dimensioni veramente rilevanti.
L’Italia, in particolare, da Paese di emigranti è diventato un Paese di immigrati, meta continua di persone in cerca di un futuro migliore: dall’Africa, dall’Est Europa e perfino da Oriente.
Inutile dire che la Nazione si è dimostrata impreparata a fronteggiare un fenomeno di così vaste proporzioni, sia da un punto di vista normativo sia, per quel che qui interessa, da un punto di vista sociale.
I flussi migratori, infatti, per essere assorbiti adeguatamente,necessitano non solo di una crescita economica che consenta un adeguato utilizzo della forza lavoro ma anche di un sistema sociale che possa offrire un minimo livello di assistenza in grado di favorire l’inserimento socio-economico degli immigrati.
La mancanza di un piano a livello nazionale volto a favorire l’integrazione degli immigrati ha fatto sì che tale compito sia finito per ricadere inevitabilmente sulle realtà locali, la cui eterogeneità ha determinato una diversità di risposte alle varie problematiche che si sono proposte (problematiche che, a loro volta, riflettendo le specificità proprie del singolo territorio, sono apparse diverse a seconda dei relativi contesti).
La realtà locale, quindi, con i suoi limiti strutturali, è stata costretta a farsi carico dei principali problemi derivanti dall’immigrazione.
Nella Marsica questa situazione ha assunto dimensioni preoccupanti. Si calcola che nel territorio sono presenti più di 6.000 immigrati con percentuali che vanno dal 6 al 12% dell’intera popolazione residente. Se poi si considerano anche i cittadini di recente europeizzazione (quelli dell’Europa dell’est), allora i numeri diventano veramente importanti.
Inutile negare che viviamo un’epoca estremamente importante, in cui non dobbiamo solo gestire il presente ma dobbiamo anche costruire un futuro di integrazione. È da queste scelte che dipende anche il nostro, dal momento che solo un’immigrazione “integrata” nel tessuto sociale può garantire una pacifica convivenza.
Sotto questo aspetto, dunque, si impone un’attività coordinata tra le varie strutture: è necessario fare rete, unire le proprie forze in vista di un obiettivo comune. Nessuno può pensare di risolvere problemi così complessi agendo in ordine sparso: solo con la collaborazione e con il confronto è possibile ottenere risultati apprezzabili.
Dalle analisi dei bisogni effettuate periodicamente nella Provincia di L’Aquila, emerge il persistere di un’elevata concentrazione di immigrati: cittadini stranieri, in prevalenza di origine extracomunitaria, trasferitisi nella zona con la prospettiva di un lavoro di manodopera a bassa specializzazione. Si tratta per lo più di lavoratori impiegati nel ramo agricolo – settore economico principale dell’area – ed in gran parte di origine nordafricana (Marocco, Tunisia) e dei paesi dell’Est (Albania, Macedonia, Ucraina).A conferma del trend in corso, recenti dati ISTAT che rilevano che dei 75.708 stranieri residenti nell’intero territorio regionale all’inizio del 2014, circa il 27% si è concentrato nella Provincia dell’Aquila e di questi quasi il 15% nel solo comune di Avezzano (suo centro urbano prevalente). Conseguenza principale è stata la netta polarizzazione di tali presenze nel territorio,quello Marsicano,dove si registrano oltre il 50% di presenze immigrate rispetto l’intera provincia. In pratica, nella sola Circoscrizione di L’Aquila, dal 2003 al 2013, si è passati da 7.676 a 23.231 extracomunitari (dati Istat dicembre 2013), di cui quasi 13.000 di età compresa tra i 18 ed i 45 anni, con una rappresentanza femminile (oggi oltre il 50% delle figure straniere sul territorio provinciale) e di minori (circa il 20%) andate progressivamente aumentando.Anche i dati più aggiornati del Ministero del Lavoro sui flussi dei lavoratori stagionali, evidenziano un netto aumento delle entrate, con andamento pari al 5,6% del dato nazionale: 4.500 ingressi in Abruzzo su 80.000 presenze in Italia, di cui ben 3.400 nella sola zona aquilana; qui ogni anno è presente il 75% in più di nuovi lavoratori rispetto al resto della regione. Si tratta di forti elementi catalizzanti che hanno comportato la gestione, da parte della relativa amministrazione provinciale, di un considerevole flusso di accessi degli stranieri nei vari sportelli del territorio, come i centri per l’impiego o i centri di formazione professionale, nonché la necessità di coordinare servizi ed attività appositamente studiate per le esigenze degli immigrati. Tuttavia, in generale, quel che spesso accade è che il rilievo numerico delle presenze, riesce a trovare difficile via di valorizzazione, a causa di ostacoli oggettivi che possono essere ricondotti, in particolare, a tre aspetti fondamentali: le carenze linguistiche di cui molti stranieri risentono; la mancanza di un’adeguata conoscenza delle leggi dello Stato e dei canali di accesso regolare al lavoro; il mancato possesso di qualifiche e professionalità o anche la difficoltà ad ottenere il riconoscimento dei titoli di studio conseguiti nel Paese d’origine. Tali difficoltà riguardano, anche e soprattutto, l’integrazione di una parte considerevole dei cittadini stranieri, la componente femminile. Se da un lato, infatti, la situazione italiana fotografata dai dati OCSE disegna per loro un quadro favorevole conforme alla possibilità di inserimento lavorativo dovuto ad un aumento della popolazione anziana e, al contempo, alla elevata percentuale di impiegati nel settore dei servizi di assistenza domiciliare (oltre 1.500.000 unità spalmate su tutto il territorio), dall’altro, è pur vero che proprio le donne,seppur maggiormente istruite rispetto agli uomini, presentano serie difficoltà nell’apprendere i rudimenti della lingua italiana, fondamentali, invece, per poter svolgere lavori di cura. A bene vedere, il trend nazionale è ben riflesso nell’Aquilano dove la presenza di un’ingente componente femminile proveniente dai Paesi Terzi, vede la presenza di donne impiegate specialmente nei lavori di cura e domestici. Come nel settore agricolo, dunque,anche nel settore sociale di cura delle persone, si evidenzia un elevato fabbisogno formativo sulla conoscenza degli elementi distintivi del sistema Paese, in particolare, lingua italiana e orientamento civico. Ulteriore aspetto che si vuole evidenziare è poi la figura minorile che nei Comuni rappresenta oggi una presenza importante, data anche la cresciuta esponenziale dovuta ai ricongiungimenti e allo stanziamento definitivo dei nuclei familiari. Nel solo Comune di Luco dei Marsi, nel 2013,ci sono stati circa 180 minori (80 maschi e 100 femmine) pari addirittura al 24,6% degli stranieri; a seguire proprio la Citta’ di Avezzano dove tale percentuale è stata pari al 18%. Stando ai dati in nostro possesso, inoltre, nell’anno solare 2010-2013, a Luco dei Marsi, su un totale di 577 iscritti nelle scuole del Comune, solo il 15% (82 studenti) dei cittadini stranieri risultano frequentanti, con una suddivisione per scuole che porta al 49,7% la percentuale dei minori che frequenta regolarmente un Istituto scolastico, che attesta l’elevato numero di coloro che restano esclusi dal circuito formativo. Alle difficoltà esistenti, si sono aggiunte quelle del terremoto del 2009 che ha coinvolto la Provincia dell’Aquila costringendo lo spostamento di molte famiglie in zone limitrofe. Per i minori stranieri ciò ha aggiunto un ulteriore difficoltà al processo di integrazione gia’di per se complesso in un altro Paese, cui si è aggiunto quello di un nuovo contesto sociale. Per loro, i fenomeni da scongiurare sono l’emarginazione e la discriminazione, spesso cause di abbandoni scolastici precoci, da evitare e prevenire attraverso azioni che promuovano l’accoglienza, l’orientamento e il coinvolgimento soprattutto dei giovani immigrati e delle loro famiglie, favorendo il processo di scolarizzazione e di crescita culturale riducendo i conflitti interculturali e intragenerazionali in un’ottica di miglioramento del livello di vita degli stranieri immigrati e di una loro effettiva integrazione nella nostra Regione.

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