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L’Eurozona si ferma, l’Italia è la peggiore

Battuta d’arresto per l’economia dell’eurozona a dicembre: l’indice dei direttori degli acquisti (Pmi) si è fermato a 51,4, sopra il 51,1 di novembre, ma sotto le attese di 51,7 frutto della lettura preliminare. «Si tratta del secondo dato più basso in quasi un anno e mezzo» rilevano gli analisti di Credit Suisse, «senza contare che la media dell’ultimo trimestre per l’area euro è scesa a 51,5». «Sulla base di questi numeri ci aspettiamo una crescita di solo lo 0,1% trimestre su trimestre del pil» dell’Eurozona negli ultimi tre mesi del 2014. Il dato è frutto di un andamento variegato delle economie europee. E purtroppo spetta all’Italia la dinamica più deludente: l’indice pmi composito – che misura le attese di chi nelle imprese si occupa di ordini, occupazione, scorte, vendite, prezzi – è sceso da 51,2 a 49,4 mentre quello dei servizi da 51,8 a 49,4, entrambi ben al di sotto delle attese e in un’area – quella sotto i 50 punti – che segnala una fase di contrazione. Dati molto diversi da quelli di Francia (da 47,9 a 50,6) e Germania (da 51,4 a 52,1), rivisti per entrambi i Paesi al rialzo rispetto alle stime flash, e di quelli di Spagna (balzato a 54,9) e Irlanda (62,6), entrambi ai massimi da sette anni. Delude invece la Gran Bretagna, con un inatteso calo (da 57,6 a 55,2), letto però più come un «rallentamento» che come la «brusca frenata» di un’economia comunque molto vitale negli ultimi trimestri.

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