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Legge sulle attività cinofile nei parchi d’Abruzzo: l’ira degli ambientalisti

Il governo impugna di fronte alla Corte Costituzionale la l. reg. n 11 del 13/04/2016, che ammette lo svolgimento di attività cinofile e cinotetiche all’interno dei parchi naturali regionali. Contro la legge si erano già espressi Federparchi e le  associazioni naturalistiche italiane e locali, recapitando una lettera al Governo, presentata dai responsabili nazionali di ENPA, LAC, LAV, Legambiente, LIPU Birdlife e WWF, al fine di chiedere l’impugnazione della norma, arrivata sin dal 31 maggio scorso. In questi giorni sono state pubblicate le motivazioni ufficiali dell’impugnazione stessa’. Lo evidenziano WWF Abruzzo e Legambiente in una nota congiunta:

‘Nella delibera del Consiglio dei Ministri si afferma che la norma pone un serio pericolo per specie animali prioritarie quali il lupo, l’orso bruno marsicano (specie minacciata di estinzione e presente nelle principali aree protette regionali) ed il camoscio appenninico (di recente reintrodotto all’interno del Parco naturale regionale “Sirente-Velino”) violando in tal modo l’articolo 117, comma 2 della Costituzione, che attribuisce alla competenza legislativa esclusiva dello Stato la materia «tutela dell’ambiente, dell’ecosistema e dei beni culturali», e l’articolo 117, comma 1, della Costituzione, che impone al legislatore il rispetto dei vincoli derivanti dall’ordinamento comunitario e dagli obblighi internazionali.

La legge varata dal consiglio regionale è in contrasto con la dir. 92/43/C EE relativa alla conservazione degli habitat, che obbliga gli Stati membri ad istituire un regime di rigorosa tutela delle specie animali, con il divieto di: perturbare deliberatamente tali specie durante il periodo di riproduzione, di allevamento, di ibernazione e di migrazione; nonché di deteriorare o distruggere i siti di riproduzione o le aree di riposo’. La legge regionale è inoltre in contrasto con la Convenzione di Berna e persino con la normativa sulla caccia.

La Regione deve attenersi ai divieti previsti dalla normativa quadro statale. Può renderli più stringenti, ma non certo attenuarli né stravolgerli. La presenza di cani privi di guinzaglio nelle aree protette spinge gli animali a spostarsi durante le fasi del corteggiamento e della cova, causando l’abbandono dei nidi ed esercitando un impatto negativo sul successo riproduttivo. “La legge approvata dalla Regione – commenta il presidente di Legambiente Abruzzo Giuseppe Di Marco – è in totale contrasto con una serie di norme internazionali e nazionali”.

Dello stesso parere il delegato Abruzzo del WWF, Italia Luciano Di Tizio, che aggiunge: “Preoccupa che consiglieri regionali sciupino il loro tempo per proporre leggi dannose per l’ambiente e tutti i cittadini. Preoccupa che non siano stati consultati gli uffici regionali del settore, che avrebbero potuto evitare questa inutile brutta figura”.

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