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Abruzzo

Legambiente presenta il dossier “Liberi dall’amianto?”

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A 26 anni dalla Legge 257/92 che ha messo al bando l’amianto, in Italia questa fibra killer continua ad essere ancora molto diffusa e a minacciare la salute dei cittadini e l’ambiente. A gravare sulle spalle del Paese, ancora sotto scacco dell’amianto, anche i ritardi legati agli obblighi di legge, e in particolare ai piani regionali amianto (PRA) – che dovevano essere pubblicati entro 180 giorni dall’entrata in vigore della legge e che mancano ancora in alcune Regioni – ma anche alle attività di censimento e mappatura, alle bonifiche dei siti contaminati, che procedono a rilento, e alle campagne di informazione e sensibilizzazione. A rendere chiara la situazione della Penisola sono i numeri e i dati raccolti da Legambiente nel dossier “Liberi dall’amianto?” sulla base delle risposte date dalle Regioni (15 su 21) al questionario inviato: sul territorio nazionale sono 370mila le strutture, dove è presente amianto, censite al 2018 dalle Regioni per un totale di quasi 58milioni di metri quadrati di coperture in cemento amianto. Di queste 370mila strutture, 20.296 sono siti industriali (quasi il triplo rispetto all’indagine del 2015), 50.744 sono edifici pubblici (+10% rispetto al 2015%), 214.469 sono edifici privati (+50% rispetto al 2015%), 65.593 le coperture in cemento amianto (+95% rispetto al 2015%) e 18.945 altra tipologia di siti (dieci volte di quanto censito nel 2015). Sono poi 66.087 i siti mappati dalle Regioni che hanno risposto al questionario (rispetto agli 88mila dichiarati dal Ministero dell’Ambiente), per un totale di oltre 36,5 milioni di metri quadrati di coperture. Di questi 66.087, 1.195 sono quelli mappati ricadenti in I Classe (quella prioritaria in cui bisognerebbe intervenire con maggior urgenza), erano 360 nel 2015. Di questi 1.195, 804 sono solo in Piemonte.

Di fronte a questa situazione, le procedure di bonifica e rimozione dall’amianto nel nostro Paese sono ancora in forte ritardo: sono 6869 gli edifici pubblici e privati bonificati ad oggi su un totale, ancora sottostimato, di 265.213 (tra edifici pubblici e privati). Il piano regionale amianto, previsto dalle L.257/92, nel 2018 deve essere ancora approvato in due regioni, il Lazio e la Provincia Autonoma di Trento. 13 regioni su 15 hanno dichiarato invece di averlo approvato, alle quali si aggiungono Liguria, Umbria e Toscana che già nel 2015 avevano dato l’ok al PRA. Resta indefinita la situazione di Abruzzo, Calabria e Molise che non hanno risposto. Le attività di censimento sono state completate da 6 Regioni su 15 (Campania, Emilia Romagna, Marche – solo per edifici pubblici e imprese-, Piemonte, Provincia Autonoma di Trento e Valle d’Aosta), mentre il 60% (9 Regioni su 15) ha dichiarato che è ancora in corso la procedura di censimento del territorio. La mappatura dell’amianto è stata realizzata da 7 amministrazioni (Campania, Emilia Romagna, Marche, Puglia, Sardegna, Valle d’Aosta e Provincia Autonoma di Trento). È ancora in corso in Basilicata, nella provincia autonoma di Bolzano, Friuli Venezia Giulia, Piemonte, Sicilia e Veneto. Non risulta fatto nel Lazio. Stando ai dati forniti nel 2015, la mappatura risulterebbe completata anche in Liguria, Lombardia, Molise Toscana e Umbria, mentre era in ancora in corso in Calabria (che invece quest’anno non ha risposto). Non risultano dati per l’Abruzzo. Inoltre sono solo 10 le regioni che hanno inviato al Ministero dell’ambiente le informazioni richieste annualmente sulla presenza di amianto. Tallone d’Achille resta lo smaltimento dell’amianto, non sufficienti gli impianti di smaltimento presenti e previsti sul territorio.

È questa la fotografia scattata dal dossier “Liberi dell’amianto? I ritardi dei Piani regionali, delle bonifiche e delle alternative alle discariche”, realizzato da Legambiente a tre anni dall’ultimo report (2015) e presentato in vista della giornata mondiale delle vittime dell’amianto che si celebrerà il 28 aprile. Anche questa volta Legambiente ha inviato un questionario contenente sette domande – Piano Regionale Amianto, censimento e mappatura, stato di avanzamento delle bonifiche sul territorio regionale, monitoraggio, Impianti di smaltimento, costi e Incentivi, attività di formazione e informazione – agli uffici competenti regionali con l’obiettivo di tracciare un quadro della situazione attuale. Al questionario hanno risposto 15 tra Regioni e Province Autonome, mancano all’appello Abruzzo, Calabria, Liguria, Molise, Toscana e Umbria. Per questo i dati riportati nel dossier fanno riferimento al questionario ricevuto nel 2015. Quest’anno, inoltre, il dossier di Legambiente raccoglie anche un contributo dell’Istituto sull’Inquinamento Atmosferico del Consiglio Nazionale delle Ricerche (CNR-IIA) che fa il punto sullo stato attuale delle tecnologie esistenti per l’inertizzazione dell’amianto, che sono le possibili alternative di smaltimento rispetto alla discarica.

Il quadro complessivo che emerge è abbastanza preoccupante, anche a livello sanitario. L’associazione ricorda che stando agli ultimi dati diffusi dall’INAIL, in Italia sono 21.463 i casi di mesotelioma maligno tra il 1993 e il 2012, di cui il 93% dei casi a carico della pleura e il 6,5% (1.392 casi) peritoneali, e oltre 6mila morti all’anno.  A livello regionale i territori più colpiti sono Lombardia (4.215 casi rilevati), Piemonte (3.560), Liguria (2.314), Emilia Romagna (2.016), Veneto (1.743), Toscana (1.311), Sicilia (1.141), Campania (1.139) e Friuli Venezia Giulia (1.006).

Per questo Legambiente torna nuovamente a ribadire l’urgenza e la necessità per l’Italia di agire attraverso una concreta azione di risanamento e bonifica del territorio, che passa attraverso la rimozione dell’amianto dai numerosi siti industriali, edifici pubblici e privati che ci circondano quotidianamente. Inoltre occorre ripristinare specifici incentivi per la sostituzione dei tetti con amianto con coperture solari, che non sono stati previsti nella bozza di decreto di incentivo per le rinnovabili presentato dal Governo. Si tratta di uno strumento molto efficace che in passato ha portato, ad esempio, alla bonifica di 100.000 metri quadri di coperture e oltre 11 MWp di impianti fotovoltaici installati e connessi alla rete in tutta Italia. Un intervento di questo tipo porterebbe un doppio vantaggio, sia per la salute delle persone sia per la produzione di energia pulita. Al Parlamento Legambiente chiede che si riprenda la discussione del “Testo Unico per il riordino, il coordinamento e l’integrazione di tutta la normativa in materia di amianto”, presentato nel novembre del 2016 al Senato e bloccato da due anni a Palazzo Madama.

“Dal dossier “Liberi dall’amianto?” – spiega Giorgio Zampetti, direttore generale di Legambiente – emergono tre questioni prioritarie – bonifiche, smaltimento e leva economica – che devono essere affrontate con la massima urgenza sia a livello regionale che nazionale. Occorre completare al più presto il censimento e la mappatura dei siti contenenti amianto, su cui definire le priorità di bonifica a partire dalle scuole in cui è ancora presente la pericolosa fibra. Il numero esiguo di discariche presenti nelle Regioni incide sia sui costi di smaltimento che sui tempi di rimozione, senza tralasciare la diffusa pratica dell’abbandono incontrollato dei rifiuti. Non è più sostenibile l’esportazione all’estero dell’amianto rimosso nel nostro Paese, per questo è importante provvedere ad implementare l’impiantistica su tutto il territorio nazionale. Infine occorre ripristinare e rendere stabile e duraturo il sistema degli incentivi per la sostituzione eternit/fotovoltaico, visti gli importanti risultati ottenuti in passato è assurdo che questo strumento sia stato rimosso”.

Tornando al dossier, lo smaltimento rimane l’altro anello debole della catena: le regioni dotate di almeno un impianto specifico per l’amianto sono solo 8 (erano 11 nel 2015) per un totale di 18 impianti (erano 24 fino a pochi anni fa): in Sardegna e Piemonte ce ne sono 4 (di cui uno per le sole attività legate al SIN di Casale Monferrato in Piemonte), 3 in Lombardia e 2 in Basilicata ed Emilia Romagna. 1 solo l’impianto esistente in Friuli Venezia Giulia, Puglia e nella Provincia Autonoma di Bolzano. Ad oggi gli impianti sono quasi pieni, le volumetrie residue comunicate con i questionari sono pari a 2,7 milioni di metri cubi (un terzo in meno rispetto ai 4,1 milioni di mc del 2015) e sarebbero a malapena sufficienti a smaltire i soli quantitativi già previsti, ad esempio, dal Piano Regionale della Regione Piemonte che stima in 2milioni di metri cubi i quantitativi delle coperture in cemento amianto ancora da bonificare. E non si vede la luce neanche per i nuovi impianti previsti dai vari piani regionali sui rifiuti: solo la Basilicata ha previsto 2 impianti da 100mila mc di materiale; Emilia Romagna, Lombardia, Piemonte e Puglia non indicano un numero esatto di impianti previsti ma indicano la necessità di averne di nuovi nel proprio territorio.  Legambiente ricorda che secondo i dati di Ispra, nel 2015 nel nostro Paese sono stati prodotti 369mila tonnellate di rifiuti contenenti amianto (71% al Nord, 18,4 al Centro e 10,6 al Sud). Di questi, 227mila tonnellate sono stati smaltiti in discarica (sono prevalentemente “rifiuti da materiali di costruzione contenenti amianto” che rappresentano il 94,4% del totale dei materiali contenenti amianto smaltiti negli impianti), mentre 145mila tonnellate di rifiuti contenenti amianto sono stati esportati nelle miniere dismesse della Germania.

Sul fronte dell’informazione rivolta ai cittadini, “le attività di informazioni – dichiara Andrea Minutolo, coordinatore dell’ufficio scientifico di Legambiente – dovrebbero essere realizzate con maggior frequenza e capillarità nei territori anche perché, ad oggi, i centri regionali per l’amianto, che dovrebbero essere dei punti di riferimento a livello regionale sulla tematica, sono ancora scarsamente diffusi sul territorio, come emerge dalle risposte al questionario pervenuteci, in cui solo 6 Regioni dichiarano di avere strutture che in qualche modo svolgono questa funzione. Su una tematica così complessa e delicata non si possono, quindi, lasciare i cittadini da soli nell’individuazione della possibile presenza di amianto negli immobili e manufatti di proprietà; così come non possono essere lasciati da soli nella scelta del percorso di “bonifica” da intraprendere o nelle spese da sostenere”.

Attività di informazione e buone pratiche – Dal dossier di Legambiente emerge che attività di formazione e informazione rivolta invece ai cittadini risultano essere state fatte in 13 regioni e P.A (Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia, Lazio, Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Sicilia, Valle d’Aosta, Veneto, P.A. Bolzano e P.A. Trento). Per quanto riguarda la formazione del personale tecnico (Asl, Arpa, medici del lavoro etc), programmi e momenti di aggiornamento sono stati redatti in 8 Regioni e 1 P.A: Emilia Romagna, Friuli Venezia Giulia (ogni 3 anni), Lombardia, Marche, Piemonte, Puglia, Valle d’Aosta, Veneto e P.A. di Trento.

Infine l’associazione ambientalista nel dossier “Liberi dall’amianto?” segnala al riguardo alcune buone esperienze, come quella siciliana o pugliese, replicabili sul territorio. In Sicilia la Regione, nell’ambito del programma di interventi della regione siciliana 2016/2017 “Sicilia e consumatori: diritti e tutele”, ha promosso insieme a Legambiente Sicilia una campagna di informazione, sensibilizzazione e assistenza rivolta ai cittadini e ai consumatori sui pericoli per la salute e l’ambiente derivanti dall’esposizione all’amianto. Obiettivo: aumentare la consapevolezza sul fenomeno e le conoscenze circa gli strumenti per ridurre e prevenire i rischi dall’inquinamento da fibre d’amianto, a cui hanno lavorato anche altre associazioni territoriali come Movimento difesa del cittadino, Federconsumatori, Confconsumatori, Aduc funzione Sociale ed Omnia (http://www.liberidallamianto.it/ ).

In Puglia, invece, da alcuni anni è partita la campagna “Puglia eternit free”, la prima campagna regionale di informazione sul rischio amianto promossa da Legambiente Puglia – con il patrocinio dell’Assessorato alla Qualità dell’Ambiente della Regione Puglia e la collaborazione di Teorema Spa – mirata alla rilevazione statistica di amianto nelle aree urbane, industriali e agricole. L’obiettivo della campagna è quello di fornire ai cittadini gli strumenti per difendersi dalla fibra killer: per questo è stato attivato un numero verde (800 131 026) a cui cittadini ed enti si possono rivolgersi per richiedere un sopralluogo tecnico gratuito al fine di censire l’eventuale presenza di materiali e/o manufatti contenenti amianto e conoscere le opportune procedure per rimuoverlo riducendo l’impatto sulla salute.

Link dossier “Liberi dall’amianto?” https://www.legambiente.it/sites/default/files/docs/liberi_dallamianto_2018.pdf

Abruzzo

Tribunale di Avezzano, convocata la commissione regionale

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Regione –  La settimana politica dell’Emiciclo si apre nel pomeriggio di martedì 13 con la riunione della Commissione tribunali presieduta dal Presidente del Consiglio regionale Giuseppe Di Pangrazio. Mercoledì 14 novembre è convocata la Commissione bilancio, affari generali e istituzionali. I commissari, in vista della seduta del Consiglio regionale del prossimo 29 novembre, esaminano diversi progetti di legge per il riconoscimento di debiti fuori bilancio derivanti da sentenze esecutive. Inoltre, viene discussa la proposta di legge in tema di “Riduzione dei vitalizi”.

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Abruzzo

Il marchio “Ristorante Tipico d’Abruzzo” diventa realtà

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Regione – Valorizzare, tutelare e promuovere le eccellenze culinarie abruzzesi, sinonimo di garanzia e qualità. Sulla base di questa prospettiva, la regione Abruzzo compie un importante passo in avanti, grazie alla delibera a firma dell’assessore Lorenzo Berardinetti, promotore instancabile delle peculiarità della nostra regione, e Giorgio D’Ignazio, assessore al turismo. Grazie alla L.R. n.1/2018 di cui Berardinetti è stato proponente, infatti, nascerà il marchio del “Ristorante Tipico d’Abruzzo” che consentirà, così, di veder riconosciuti, sotto un marchio prestigioso e autorevole, alcuni dei piatti tipici della nostra regione, capaci di catalizzare l’attenzione dei riflettori nazionali.

Accade sempre più di frequente che turisti da tutta Europa si rechino in Abruzzo per degustare piatti tipici della nostra cucina”, afferma l’assessore Berardinetti, “e, grazie a questa delibera, prima assoluta nella nostra regione e tra le primissime in Italia per argomento e materia, le nostre quattro province godranno di uno straordinario protocollo di valorizzazione e promozione”. “Oltretutto”, prosegue l’assessore, “il 2018 è stato sponsorizzato come l’anno del buon cibo e quindi, quale migliore occasione di questa per dare un’importante impulso alla promozione turistica del nostro territorio?”.

La delibera, che segue la L.R. n.1/2018, denominata “Norme per la valorizzazione e promozione dei ristoranti tipici dell’Abruzzo, prevede l’istituzione di un Comitato Tecnico per il sistema di concessione e controllo del marchio collettivo, disciplinandone la costituzione, le modalità di nomina, il numero dei componenti, la durata e le procedure di finanziamento; sarà incaricato il servizio Programmazione, Innovazione e Competitività di svolgere tutti gli adempimenti necessari e consequenziali all’approvazione dell’atto; la trasmissione degli atti, in via preliminare, alla Commissione Europea per la concessione e l’utilizzo del marchio.

E’ chiaro che siamo di fronte a un progetto tanto ambizioso quanto tendente alla valorizzazione massima delle nostre eccellenze. A tal proposito vorrei comunque specificare che il sopracitato marchio non ha carattere esclusivamente regionale”, spiega Berardinetti, “chi vorrà aprire un ristorante tipico abruzzese anche nel resto d’Italia e, perché no, in Europa o nel resto del mondo, potrà farlo senza problemi, purchè rispetti i requisiti e le condizioni necessarie per accedere al marchio. Ecco, quindi, che l’Abruzzo verrà promosso non solo a livello locale ma anche extraregionale. E’ un’importante spinta per il nostro turismo e per la promozione delle nostre peculiarità che ovunque ammirano”, conclude.

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Abruzzo

Carabinieri in arrivo nelle piccole stazioni per rafforzare il controllo del territorio

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Abruzzo – Dal 12 novembre 2018 quarantasette carabinieri neo promossi del 137° Corso Formativo prenderanno servizio nell’ambito della Legione Carabinieri “Abruzzo e Molise” che comprende, dal 1 settembre 2016, le omonime Regioni amministrative per un’estensione di oltre 15.000 Kmq, suddivise in 441 Comuni e 6 Province. È una delle più importanti immissioni, per consistenza, di militari dell’Arma avvenuta negli ultimi anni, a conferma dell’attenzione che l’Istituzione rivolge a questo territorio. La Legione Carabinieri “Abruzzo e Molise” è costituita da una fitta rete di Stazioni Carabinieri, ben 228, che assicura un servizio di “prossimità” al cittadino sin nei più piccoli Comuni. Ed è in tale ottica che il Comando Generale dell’Arma ha voluto impiegare questi militari neo promossi destinandoli tutti a Comandi di Stazione, proprio al fine di rafforzare i presidi più piccoli ed assicurare una sempre maggiore proiezione dei servizi di controllo del territorio quali pattuglie e perlustrazioni.

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Provincia

Viabilità, al via lavori su Marruviana, Strada Provinciale 17 e frana di Meta

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Marsica – La Provincia dell’Aquila continua ad intervenire sulla propria rete viaria, attraverso affidamenti e lavori che interessano diverse carrabili, un’attività iniziata e sostenuta grazie all’impegno del consigliere delegato alla viabilità, nonché presidente della stessa commissione, Gianluca Alfonsi. “Questa amministrazione, – dichiara il consigliere Alfonsi – nell’ultimo anno, ha dovuto affrontare una serie di criticità che si sono aggravate per mancanza di fondi e una precedente gestione poco incisiva e rinunciataria; con il settore della viabilità e i consiglieri Pierluigi Del Signore e Mauro Tirabassi, abbiamo programmato una serie di interventi e un piano triennale delle opere pubbliche che permetterà di ristabilire parametri idonei in termini di sicurezza e percorribilità di tutte le strade di nostra competenza. Per questi motivi, ogni giorno, in ogni parte della provincia, una strada è interessata da lavori di sistemazione e messa in sicurezza. Prezioso anche l’apporto dei consiglieri Alfonsino Scamolla, Roberto Giovagnorio e del vice presidente Alberto Lamorgese che, sempre presenti e vigili sul territorio della Marsica, completano l’azione di monitoraggio e condivisione con le amministrazioni e la popolazione”.

Ecco un elenco aggiornato degli interventi previsti:

S.P. 17 del “Parco nazionale d’Abruzzo”: affidamento lavori complementari di sistemazione e messa in sicurezza attraverso piantumazioni di essenze arboree sulla scarpata al km. 2+050;

S.P. 17 del “Parco nazionale d’Abruzzo”: affidamento lavori complementari di rifacimento del piano viabile in tratti alterni;

S.P. 20 “Marruviana”: lavori di riconfigurazione delle scarpate dal km. 16+700 al km. 17+000 e sistemazione delle banchine in tratti alterni;

S.P. 87 di “Meta”: Approvazione del progetto esecutivo, sistema di appalto e atti di gara, relativo a lavori di messa in sicurezza e ricostruzione del corpo stradale franato tra il km. 2+000 e il km. 3+760;

Soddisfazione e apprezzamento è stata espressa dal Presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, al settore della viabilità e al presidente di commissione Gianluca Alfonsi per il grande lavoro svolto.

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Provincia

Bus dirottati ad Anagnina: i consiglieri provinciali Alfonsi e Scamolla presentano una mozione

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Provincia – I consiglieri della provincia dell’Aquila Gianluca Alfonsi e Alfonsino Scamolla, hanno presentato una mozione, oggetto del prossimo consiglio provinciale, che impegna il Presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, ad avversare la decisione, della giunta della città di Roma, della delocalizzazione dell’Autostazione per i mezzi adibiti alle linee di trasporto pubblico interregionali, nazionali e internazionali dal nodo di Roma Tiburtina a quello di Anagnina. La mozione, firmata dai due consiglieri,  è motivata da un’esigenza di connessione ed interconnessione del trasporto civile su strada che, da sempre, svolge una funzione strategica ineliminabile per lo sviluppo economico e sociale dell’Abruzzo. “L’attività dell’Autostazione in Largo Guido Mazzoni,  presso la stazione ferroviaria di Roma Tiburtina, favorisce  il  collegamento stradale e autostradale  con Roma Capitale, determinante anche in ragione dell’interconnessione ferroviaria e aeroportuale a livello nazionale, europeo e internazionale – i consiglieri Gianluca Alfonsi e Alfonsino Scamolla fanno rilevare che – la localizzazione presso la stazione Anagnina comporta un difficilissimo collegamento con l’Autostrada A1 e A25,  escludendo la funzione di velocizzazione introdotta dalla bretella autostradale e dalle complanari, costruite anche con il contributo degli utenti abruzzesi, attraverso il prelievo dalle tariffe autostradali, che sono le “più costose d’Italia”. Inoltre il collegamento con il centro della città di Roma effettuato con  i mezzi di trasporto urbani dalla stazione Anagnina è incomparabilmente più difficoltoso rispetto a quello attuale dalla stazione Tiburtina e che tale complicazione compromette le condizioni di lavoro e di studio e di attività di tutti gli utenti. La decisione Giunta Capitolina determina un  gravissimo danno per l’autotrasporto civile e  pendolare, pubblico e privato, di lavoratori, studenti, professionisti e operatori economici che quotidianamente si sviluppa tra l’Abruzzo e Roma Capitale.

Per queste motivazioni il consiglio chiederà al Presidente della Provincia dell’Aquila, Angelo Caruso, “ad assumere ogni iniziativa urgente di ordine istituzionale con la Giunta capitolina, il Governo regionale del Lazio e, ove se ne rendesse la necessità, di ordine legale, affinché la decisione della Giunta Capitolina sia immediatamente revocata e a chiedere con la massima urgenza un confronto istituzionale con la Giunta capitolina e il Governo nazionale per realizzare la permanenza, con l’ ammodernamento funzionale dal punto di vista trasportistico ed urbanistico, della Stazione di Roma Tiburtina quale snodo del trasporto ineliminabile nella intermodalità regionale, nazionale ed internazionale che si sviluppa in Roma Capitale”.

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Abruzzo

Piano Assetto Idrogeologico: arriva l’ok della Regione per Aielli, Collelongo e Massa d’Albe

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Regione –  Si è svolta all’interno della sede della Regione Abruzzo la conferenza programmatica avente a oggetto l’approvazione di determinate modifiche cartografiche al Piano di Assetto Idrogeologico – per il rischio frane dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale – riguardanti i territori comunali di Aielli, Collelongo e Massa d’Albe.
Presenti all’incontro l’assessore regionale Lorenzo Berardinetti, il direttore del Dipartimento Infrastrutture, Trasporti, Mobilità, Reti e Logistica Emidio Primavera, Il dirigente del Servizio Difesa Idraulica, Idrogeologica e della Costa Carlo Giovani, il responsabile dell’ufficio gestione Piani di Bacino e Attività Autorità di Bacino Luciano Del Sordo, oltre ai delegati dell’Autorità di Bacino Distrettuale e gli amministratori del Comuni di Aielli, di Massa d’Albe nelle persone del sindaco Nazzareno Lucci e Marco Di Pangrazio e di Collelongo, presente il sindaco Rosanna Salucci.
I rappresentanti dell’Autorità di Bacino Distrettuale hanno illustrato ai presenti le proposte di modifica della cartografia del piano di bacino, scaturite da richieste iniziali dei Comuni ed elaborate in seguito ad approfonditi studi di dettaglio eseguiti sia da tecnici incaricati dai Comuni che dai tecnici dell’Autorità di Bacino.
Tali modifiche sono state condivise dai Comuni e approvate dal comitato tecnico dell’Autorità di Bacino. Dopo attenta e prolungata discussione, la Conferenza Programmatica ha espresso parere favorevole sulle modifiche alla cartografia del Piano di Assetto Idrogeologico – per il rischio frane dell’Autorità di Bacino Distrettuale dell’Appennino Meridionale.
A termine della conferenza, si è pronunciato l’assessore Berardinetti: “A seguito della sopracitata conferenza si apre, a questo punto, la fase conclusiva dell’iter dove il segretario generale dell’ente in esame avrà il compito di emettere un apposito decreto da trasmettere alla conferenza istituzionale permanente, presieduta dal ministro dell’ambiente, cui compete l’adozione della variante PAI. Le modifiche apportate garantiranno una maggiore sicurezza alle popolazioni dando, al contempo, una possibilità ai Comuni di sviluppare nuovi insediamenti urbani per rilanciare territori che in questi anni stanno subendo un eccessivo spopolamento”.

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Abruzzo

Stop alle esche killer, Berardinetti avvia l’iter per una legge regionale ad hoc

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Regione – L’assessore regionale Lorenzo Berardinetti intende porre fine al fenomeno delle esche killer, piuttosto comune su tutto il territorio abruzzese che come ci insegnano le cronache regionali hanno mietuto diverse vittime tra gli animali. “Cani, gatti, orsi, cervi e molta della nostra bellissima fauna selvatica – dichiara – sono vittime di questa consuetudine antica e crudele, messa in atto nei modi più svariati. Ho deciso di scendere in campo per contrastare questo fenomeno terribile, attraverso una  maggiore prevenzione, informazione e, soprattutto, attraverso sanzioni nei confronti dei trasgressori – e lo fa lanciando una legge regionale – Norme sul divieto di utilizzo e detenzione di esche avvelenate” è ciò con cui contrasteremo questi episodi. La legge regionale – conclude – di cui sono presentatore e primo firmatario, è un segnale forte e decisivo per porre fine a questa usanza feroce, inutile e dannosa”.

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