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Cultura

“L’arte è morta”: un viaggio tra le opere di Raffaele Salvati al Vieniviaconme


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Dal 25 luglio, presso il Caffè Letterario Vieniviaconme di Avezzano, è in corso la mostra di Raffaele Salvati dal titolo “L’arte è morta”. Nato ad Avezzano il 25 luglio del 1984, Raffaele, titolare del negozio di abbigliamento streetwear Hookipa, ha frequentato prima l’Istituto d’Arte di Avezzano, poi l’Accademia delle Belle Arti a L’Aquila. La maggior parte delle opere esposte al Letterario sono “incisioni calcografiche”, realizzate grazie ad un’antica tecnica che si usava per stampare i libri. Le tecniche di calcografia usate da Raffaele sono l’acquaforte e l’acquatinta.

“L’acquaforte – spiega Raffaele – consiste nell’incidere l’opera su una lastra di zinco ricoperta da cera d’api. Successivamente si asporta il materiale affinché restino scoperte le parti che poi verranno stampate; dopo di che si isola il retro della lastra con nastro adesivo e la si immerge in acquaforte (acqua e acido nitrico) che, con un’azione chiamata ‘morsura’, corrode le parti rimaste. La lastra deve rimanere in acido per un tempo proporzionato al tipo di segno desiderato: più lunga sarà la morsura, più scuri saranno i segni. L’acquatinta – continua Salvati – è un procedimento simile, ma più adatto per ottenere stampe colorate. L’acido nel quale viene immersa la lastra corrode il metallo penetrando tra un granello di polvere e l’altro, e la lastra ottenuta mostra una superficie che, inchiostrata, crea effetti tenui e sfumati simili all’acquerello”.

L’incisione adottata da Raffaele costituisce una tecnica minuziosa e raffinata, in cui le immagini sono il risultato di un sentire senza costrizioni accademiche, nel quale i saperi acquisiti negli anni di studi si fondono in modo del tutto originale. Improvvisazione, trash, pop, massificazione, sesso, cibo, strapotere dei media e dei social network, sadismo creativo ed istintività primordiale sono tutte componenti che ritroviamo nelle opere di Raffaele, dominate dalla potenza del segno e dalla predilezione di pochi colori quali il bianco, il nero, il rosso e l’oro, in costruzioni simili a sogni ed incubi. Ciò che emerge dell’artista è la sua potente espressività, la sua capacità di osservare e pensare trasmettendo i flash della quotidianità in immagini sempre nuove, ironiche, inaspettate e perciò anche inquietanti.

Surrealista, dadaista, onirico, visionario, fumettista e street-artist, per Raffaele il foglio inciso, nonché i materiali più disparati come il legno o il tessuto, rappresentano il tramite in cui il disegno, o per meglio dire il segno, rimane la base di tutta la creatività figurativa. Tra le 25 opere che resteranno esposte al pubblico fino al 15 agosto, “La bella Italia” rappresenta un vero e proprio viaggio tra le pieghe e le “piaghe” del nostro Paese, in cui si incontrano personaggi e concetti dal significato contemporaneo: dalla mercificazione del corpo della donna alla distruzione dell’ambiente, dalla fame disperata di realizzazione alla morte del made in Italy. Nell’opera “Senza titolo in movimento”, il movimento è inteso come forma ristretta ai minimi termini, una sorta di spostamento interiore di ciò che l’altro da sé provoca nella nostra immaginazione.

Alla domanda “Come definiresti le tue creature artistiche e qual è il messaggio sotteso alla mostra”, Raffaele ha risposto “Io disegno cose che, in realtà, non hanno un senso, o per lo meno non ne hanno uno oggettivo o in qualche modo classificabile. Ho sempre disegnato cose, oggetti mentali, figure che mi porto dietro da una vita. Riuscire a sentire su di sé quelle specifiche sensazioni che rimanda l’immagine è ciò che mi appassiona, ciò che mi fa amare il risultato del lavoro creativo”.

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