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L’Aquila, ospedale San Salvatore in prima linea per prevenzione artrite reumatoide

Il reparto di reumatologia del San Salvatore insiste sulla necessità di fare prevenzione. Basta una visita ai primi segnali sospetti per impostare la giusta terapia che, se fatta per tempo, può portare alla guarigione nel 50% dei casi. Senza una diagnosi precose, e controlli periodici, si può andare incontro a complicazioni a polmonite e cuore, con il risultato di cure meno efficaci e costi altissimi per la sanità. Nell’approccio si sbaglia specialista (si va dall’ortopedico anziché dal reumatologo) oppure, a patologia già in corso, non si fanno accertamenti di monitoraggio: così facendo si perdono 2-3 anni senza sottoporsi a cure incisive. ” Malattia ancora poco conosciuta dalla gente. Un gonfiore o dolore alle articolazioni può essere un primo segnale e allora occorre subito andare al reumatologo” Queste le parole del prof. Giacomelli. Il reparto di reumatologia di L’Aquila batte da anni sul tasto della prevenzione, spiegando cosa fare ai primi sintomi sospetti e a quale specialista  rivolgersi.

La diagnosi precoce è lo snodo decisivo per impostare una terapia efficace che può portare, se fatta tempestivamente, a una percentuale del 50% di guarigione dei casi. Il reparto  reumatologia dell’ospedale San Salvatore, diretto dal prof. Roberto Giacomelli,  in Abruzzo, si carica sulle spalle circa un terzo dei pazienti  della regione ed è molto ‘gettonato’ nelle regioni limitrofe, soprattutto Lazio, Marche e Campania. “L’artrite reumatoide” – dichiara Giacomelli – “a dispetto dei continui sforzi divulgativi fatti per sensibilizzare la collettività, è ancora poco conosciuta. Saper cogliere un primo segnale, rappresentato da un gonfiore o da un dolore alle articolazioni, e sottoporsi subito a visita dal reumatologo, è fondamentale. La patologia, se non fronteggiata per tempo e se non monitorata tramite controlli periodici e terapie adeguate, col tempo può interessare, oltre alle cartilagini ossee, organi come polmoni, fegato e cuore, aggiungendo altre complicazioni. Quando la patologia si trova in questa fase diventa molto più difficile gestirla, oltretutto con costi molto elevati per le casse della sanità. Basti pensare che quando l’artrite reumatoide si accompagna ad altre malattie ogni paziente viene a costare dai 17.000 ai 20.000 euro l’anno. A far lievitare i costi del trattamento sono in particolare i farmaci biotecnologici, prodotti molto sofisticati, diversi dalle tradizionali terapie”.

L’artrite reumatoide può colpire già tra i 25-30 anni mentre, in età infantile, l’esordio si registra anche a distanza di 6 mesi di vita. Più vulnerabile il sesso femminile: dei  550 pazienti attualmente seguiti dal reparto dell’ospedale di L’Aquila, circa 350 sono donne, più esposte al rischio per fattori genetici.

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