Abruzzo

L’Abruzzo e le limitate risorse per il sociale e lo sviluppo

Il Consiglio Regionale approva in questi giorni il bilancio di previsione 2015 dell’Abruzzo. Nei tempi dovuti, e questo rappresenta una importante novità positiva, di cui l’assessore Paolucci può intestarsi il risultato.
Tempi giusti, modalità tecniche nel rispetto delle norme, ma l’analisi politica sui conti resta preoccupante ed in parte forse più complicata rispetto agli anni precedenti, anche per le decisioni assunte dal governo nazionale nella legge di stabilità.
Un bilancio ancora ingessato e con poche risorse per lo sviluppo ed il sociale. I trasferimenti dello stato ammontano a 2,8 miliardi, le risorse proprie della regione sono di 388,7 milioni. I trasferimenti dello stato continuano a ridursi e per l’anno in corso è prevista una contrazione di circa 120 milioni, mentre le spese obbligatorie ed incomprimibili per l’attività della regione sono di 320 milioni pari all’80% delle risorse proprie. Per il sociale e lo sviluppo la regione può spendere solo il 20% del proprio bilancio: risorse indirizzate prevalentemente, ai trasporti, ed in misura minore, al sociale e al cofinanziamento dei fondi europei e nazionali. Da diversi anni l’esiguità delle risorse proprie disponibili ha reso ordinarie quelle dei fondi europei e nazionali, che dovrebbero essere invece aggiuntive e straordinarie.
In questi anni comunque siamo riusciti a “costruire” un deficit di bilancio della regione che ammonta a 455 milioni , per cui il rapporto deficit-pil ha raggiunto in Abruzzo il 117%, ormai prossimo a quello nazionale del 133%.
La Corte dei Conti chiede il rientro dal deficit con accantonamenti annuali. La legge impone di farlo in 5 anni: se fosse cosi, per l’Abruzzo saranno guai. La Regione dovrebbe rientrare di 92 milioni ogni anno: questo comporterebbe il non poter pagare parte delle spese obbligatorie ed incomprimibili, e non avere un centesimo da destinare al sociale, all’economia ed ai trasporti.
L’assessore è giustamente preoccupato; certamente si troverà una via di uscita dilazionando l’accantonamento in più anni, ma resta l’interrogativo di come si sia potuto accumulare un simile deficit: un punto su cui va data una doverosa risposta alla comunità.
La legge dello stato prevede inoltre che i risultati della gestione degli enti, consorzi e società partecipate dai soggetti pubblici, e quindi anche dalla regione e dai comuni, devono essere inseriti in bilancio in proporzione alle azioni da ciascuno possedute. Il Presidente D’Alfonso ha giustamente richiesto una ricognizione della situazione ed è venuto fuori, per adesso, che sono 800 milioni le risorse necessarie per coprire debiti e deficit di gestione accertati. nonostante questa situazione, la regione può dirsi fortunata, in quanto non partecipa al capitale delle società acquedottistiche, di cui i soli comuni sono gli azionisti. Sarà dunque sui bilanci comunali, e speriamo non sulle comunità locali, che peseranno come macigni i risultati negativi delle gestioni delle stesse società (con la sola eccezione della gran sasso).
Un rinvio dell’entrata in vigore dell’obbligo dell’inserimento in bilancio dei risultati di gestione delle partecipate resta l’unica possibilità da perseguire nell’immediato. La logica dei rinvii senza affrontare e risolvere i problemi non aiuta comunque a costruire un futuro sereno.
L’Abruzzo ha un’unica strada da percorrere, recuperare risorse e fare le riforme necessarie con l’obiettivo di ridurre sprechi, efficientare i servizi, valorizzare le competenze e legare la permanenza degli amministratori solo al raggiungimento di risultati positivi nella gestione di enti, consorzi e società
La CISL in questi anni e’ stata troppo spesso inascoltata, il tempo non è una variabile indipendente e troppi ritardi si stanno accumulando, tanto che la comunità regionale rischia di pagarli pesantemente.
Per questo salutiamo positivamente l’approvazione della legge sulla costituzione della società unica nei trasporti, che adesso va realizzata in tempi certi. Troppe, infatti sono ancora le riforme sospese e rinviate sine die.
L’Abruzzo ha bisogno di una politica riformatrice che investa l’intero ambito dell’operare regionale, dallo sviluppo, alla cultura, dai saperi a partire dalle università, all’ambiente, dalla struttura regionale , ai comuni …etc.
Viviamo in una bellissima regione, con un limitato numero di abitanti, un territorio con ampie zone interne e montane, con tanti piccoli comuni ed un sistema economico importante, ma non in grado di garantire le risorse necessarie per lo sviluppo economico e sociale. Questo pone seri problemi di prospettiva, che una classe politica saggia e lungimirante dovrebbe affrontare, rispondendo alla domanda: “la regione così com’è può garantire un futuro alla sua comunità, o sarebbe invece utile ed opportuno lavorare alla costruzione di una diversa dimensione territoriale, e cioè alla macro regione adriatica (Abruzzo –Marche e Molise)? In presenza di un cambiamento culturale, di una regione efficiente e riformatrice , capace di attrarre investimenti, più coraggiosa nelle decisioni, il futuro può affrontarlo senza alcun timore.

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