Ambiente

La storia triste dell’orsetta Morena

“La triste vicenda di Morena ha suscitato emozione, interesse e indignazione, e noi siamo stati sommersi da una quantità di messaggi, dentro e fuori Facebook, quasi sempre a favore dell’orsetta e in piena linea con le nostre considerazioni. Qualcuno, però, ergendosi sul piedistallo di giudice supremo, ha voluto emettere sentenze, mostrandosi poco informato, o peggio, classico ascoltatore parziale. Occorre allora illustrare, ancora una volta, la vera situazione, basata non su opinioni individuali, ma su fatti inoppugnabili”. Questo ci racconta la nota trasmessa dall’ufficio stampa del comitato Parchi Italia. Il tema, attuale e di indubbio interesse, oltrepassa il limite della morale e si addentra nel mondo ben più cinico e studiato degli affari, spaccando di netto l’opinione pubblica che è ancora lontana da quei dettagli che inevitabilmente fanno la differenza.

La direzione del Parco Nazionale d’Abruzzo, dopo aver salvato da morte certa alcuni esemplari di  orso bruno marsicano, ha tentato l’impresa dell’accoppiamento in cattività di una coppia adulta e il successivo ricondizionamento alla vita selvatica dei cuccioli.

“Vent’anni fa il Parco aveva avviato i primi tentativi di accoppiamento e riproduzione in cattività. Aveva creato due Centri Orso e altrettante aree faunistiche da cui seguire la vita del plantigrade e, per mezzo di mini-telecamere collocate in una tana artificiale, anche le fasi della nascita e della crescita dei cuccioli. Aveva già individuato una terza area faunistica ampia e remota, dove ricondizionare progressivamente i piccoli alla vita selvatica. Stava preparando l’eventuale inseminazione artificiale, e faceva tutto il possibile per salvare, a qualsiasi costo, il patrimonio più prezioso: il DNA mitocondriale delle poche femmine di orso marsicano sopravvissute alla barbarie umana. Qualcuno però non ha voluto che queste esperienze continuassero, ed è riuscito mettervi fine con un solo colpo grazie a sicari, alleanze e metodi che un giorno verranno alla luce”.

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