Cronaca e Giudiziaria

La Pro Loco e l’amore per la Marsica ci sono. Il Comune dov’è?


Pomeriggio di cultura e amore per la Marsica e la marsicanità ieri al Castello Orsini di Avezzano, grazie alla Pro Loco cittadina che ha organizzato la presentazione del libro dell’Avv. Mario Di Domenico “Lo statuto antico di Avezzano”.

Il vice presidente della Pro Loco Ilio Leonio apre la giornata auspicandosi che “quest’incontro sia un momento di riflessione sulle nostre radici e sull’interconnessione che c’è fra il passato, il presente e il futuro. La prefazione al libro, scritta da Gianni Letta, parla della globalizzazione, ma solo grazie al recupero e alla conoscenza delle radici della nostra identità si può ridurre il tutto per poi andare verso la complessità e la globalizzazione. Non possiamo entrare nel mondo globalizzato se prima non ci riappropriamo della nostra dimensione originaria archetipa e più profonda”. Il professor Gianluca Tarquinio sottolinea che “gli statuti sono raccolte di usanze e tradizioni che vengono codificate in piccole leggi; sono l’aspetto giuridico della storia della comunità”. Guido Cocco, sostituto procuratore delle Repubblica del Tribunale di Avezzano aggiunge che purtroppo oggi i codici fondamentali su cui si basa la nostra legislazione invece non prendano spunto da come la società è realmente, come accadeva con gli statuti, ma su come chi li ha scritti voleva che la società fosse. E per questo le nostre leggi risultano spesso inappropriate e inefficaci.

Di Domenico è ormai giunto alla III edizione della sua opera, che risulta arricchita rispetto alle precedenti da spiegazioni sempre più approfondite. Con passione ed enfasi racconta di come abbia ritrovato, dopo un’estenuante ricerca negli archivi del Comune, queste 18 pagine che furono oggetto della sua tesi di laurea. E racconta anche di quando negli anni ’80 entrò a far parte dell’Associazione culturale i Marsi nel Lazio composta da marsicani piuttosto importanti che esercitavano la loro professione a Roma, tra cui Cesare Letta, Ulderico Bisegna, Angelo Melchiorre e Natalino Irti.

Incita tutto l’associazionismo a superare i meccanismi della politica. Questa giornata, infatti voleva essere l’occasione per annunciare alla città che 87 pezzi archeologici della Marsica sarebbero tornati a casa, nel Nuovo Museo di Avezzano. I Marsi nel Lazio si sono adoperati, hanno mediato e collaborato con le forze dell’ordine, con il ministero dei beni culturali, con la Magistratura e con le associazioni locali affinché questi reperti venissero recuperati e regalati alla cittadinanza. E l’Amministrazione Comunale aveva deliberato all’unanimità che avrebbe accolto questo patrimonio nelle proprie zone museali. I permessi ci sono tutti. I Carabinieri e la Sovrintendenza hanno dato il loro benestare. Ma questi reperti sono custoditi ancora a Roma, rinchiusi nei caveau dei Carabinieri perché il museo non c’è più. L’Aia dei Musei che avrebbe dovuto ospitarli nel frattempo è stato chiuso. E in segno di protesta Gianni Letta e il Gen. dei CC. Roberto Conforti oggi non erano presenti. Assente anche l’Amministrazione Comunale, che ha mandato come suo rappresentante Eliseo Palmieri, addetto stampa del Comune. E con dispiacere e rammarico l’Avv. Di Domenico fa notare come “nella restituzione alla Città dei propri statuti, manca proprio la Città”.

Ora bisogna sollecitare affinché il museo venga riaperto, altrimenti il rischio che si corre è che questi tesori vengano esposti chissà dove, lontano dalla loro gente, come è già accaduto troppe volte in passato. La Pro Loco assicura che si impegnerà affinché ciò non accada, ma vuole andare anche oltre perché, dice Ilio Leonio,  “le energie, le competenze e le intelligenze per un progetto culturale organico che comprenda tutta la Marsica ci sono. Anche la Pro Loco c’è e farà tutto il possibile per realizzarlo, insieme alle altre associazioni”.

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