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La mattanza

blog_digiampietroNon ci facciamo mancare mai niente e così, se la settimana precedente era stata pessima, quella appena trascorsa è stata ancor peggio, se possibile.

Più frutto del caso l’omicidio di Pescina, più “strutturata” invece la sequela di episodi di cronaca legata al mondo del lavoro che ha invaso le prime pagine di tutte le cronache regionali per giorni e giorni, in queste ultime ore. Una serie da primato, una sfilza di pugni che avrebbe messo k.o. persino Tyson.

Strutturata? Cioè? Nei giorni in cui l’Italia festeggia la sua vittoria bellica e le proprie forze armate (auguri a tutti) è però doveroso ricordare come la filosofia che dovrebbe guidare il nostro Stato, tramite la Costituzione, è legata a filo doppio al lavoro. Non un articolo secondario, non una postilla, non un comma, ma la sostanza; articolo 1.

L’Italia è una Repubblica democratica fondata sul lavoro; non starò qui ad ammorbarvi con la querelle profonda perché squisitamente ideologica (per molti invece stucchevole) fra costituenti DC e PCI per la scelta del termine (i primi propendevano per il più astratto lavoro, i secondi per scriverci lavoratori… più legato alla causa che portavano avanti), ma la sostanza, sì, quella va spiegata.

Non so se il lavoro renda liberi, o più schiavi, ma senza dubbio regala dignità. E in un periodo in cui la dignità sembra scomparsa nel nulla, è ovvio che andasse in crisi già l’idea di lavoro. Figuriamoci la quotidianità del concetto; si disquisisce su tutto, a tutti i livelli, ma il problema lavoro proprio non si vuole affrontare. Non si creano nuove speranze, tanto meno future certezze. Non ci si prova? Di certo non ci si riuscirà.

Considerazione lapalissiana e amara che ci consegna una sfilza di morti di lavoro, non a caso (non completamente, almeno…) piovuti proprio sulla Marsica. L’Italia sta pagando dazio per il suo ritardo storico, la nostra zona di più. Quella certa concezione di caporalato, tutta meridionale, invade il comune sentire della nostra zona e la parola raccomandazione è la più inflazionata, in ogni dove.

Una miscela esplosiva. E così si accetta ogni cosa per poter lavorare; le tutele non esistono più, la vita idem. Ci si lamenta ma si tira avanti alla giornata. E’ tornata l’arte di arrangiarsi, tutta italiana, ma a tinte fosche. Le tinte di quell’individualismo capitalista che ci isola dal contesto e persino dalle persone che abbiamo accanto. Senti l’esigenza di metterti da parte e non vuoi essere visto, non vuoi che nessuno sappia, nemmeno chi è al tuo fianco.

Missione compiuta, la vita è sconfitta e noi con lei. E così c’è chi muore nel silenzio, voltando le spalle a chi gli ha voltato le spalle, e chi muore urlando e precipitando verso la morte, nel dire alla vita “eppure avrei continuato volentieri” anche senza la dignità di una posizione a norma.

In due maniere opposte, il lavoro ce li ha portati via entrambi…

VALE

Luca DJ Di Giampietro

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