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Italia

Jihadisti, indagati venti islamici in Italia


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Sono “lupi solitari”, vivono in Italia e si muovono all’interno del mondo jihadista in autonomia. Non hanno avuto contatti diretti con gli uomini dell’Is, ma del Califfato hanno abbracciato il credo e ne rispettano le regole. Prima tra tutte: creare piccole cellule del terrore, possibilmente all’interno del proprio nucleo familiare, in modo da rendere più complicata l’infiltrazione di agenti sotto copertura. Gli uomini del Ros e della Digos di Roma conoscono i loro nomi, sanno dove si incontrano, di cosa parlano. Hanno monitorato i loro comportamenti su internet, seguendone le conversazioni via web e gli accessi ai siti legati all’estremismo islamico. Da ieri venti stranieri residenti in Italia sono indagati dalla procura di Roma per associazione sovversiva con finalità di terrorismo. Secondo gli esperti di antiterrorismo (per i quali in Italia sono 211 le persone ritenute a rischio) quella black list di 10 nomi e cognomi non descriverebbe un’unica cellula jihadista, ma persone tra i 25 e i 35 anni che predicano il fondamentalismo islamico muovendosi autonomamente tra Roma e il Veneto, Lombardia, Emilia Romagna, Toscana. Roma, Milano e Napoli sembrano i luoghi dove è più radicato l’estremismo.

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