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INTOLLERANZA AL LATTOSIO: COME COMPORTARSI

Quando si parla di latte, in realtà, ci si riferisce a quello “vaccino”, proveniente dalla mucca, che va distinto dalle altre tipologie per le quali occorre specificarne l’origine. L’importanza della presenza di latte nella dieta risiede nelle sue proprietà nutrizionali, che lo rendono un alimento ricco e completo per la presenza di acqua (87,5%), proteine di alto valore biologico (3,3%- di natura animale), aminoacidi essenziali, zuccheri (lattosio 4,9%) e sali minerali (circa l’1%), primo fra tutti il calcio, ma anche fosforo, sodio e potassio, vitamine del gruppo B, vitamina A, D ed E.

Composizione del latte intero

Tali percentuali possono variare nel latte parzialmente o totalmente scremato dove la quota lipidica scende al di sotto dell’1, 5 % e nel latte materno, dove la quota glucidica (zuccheri) sale al 7,5 %, del quale nello specifico l’1,8% è dato dagli oligosaccaridi (carboidrati a lunga catena) fondamentali per favorire lo sviluppo dei batteri probiotici, che proteggono l’apparato digerente del bambino dalle infezioni.

Osservando, quindi, la composizione nutrizionale del latte, ci si accorge che la frazione dello stesso che può causare disturbi è proprio quella glucidica, legata lattosio. Ma che cos’è il lattosio?

E’ un disaccaride che, a livello intestinale, viene scisso, da un enzima chiamato LATTASI, localizzato sulla superficie degli enterociti (cellule intestinali) in galattosio, utilizzato per la composizione di glicoproteine e glicolipidi e in glucosio, principale fonte di energia.

Già all’ottava settimana di gestazione la lattasi è presente sulla mucosa intestinale, la sua attività cresce fino alla trentaquattresima settimana e raggiunge il massimo di espressione alla nascita. Tuttavia, dopo i primi mesi di vita l’attività dell’enzima inizia a decrescere, a volte fino alla scomparsa, ma è necessario che la sua funzionalità sia del 50% per garantire la digestione del lattosio.

Queste premesse portano a distinguere le problematiche connesse al consumo di latte in due categorie:

  • L’allergia: dovuta a una risposta avversa, di natura immunitaria, alle proteine del latte, con interessamento dell’apparato respiratorio, gastrointestinale e della cute;
  • L’Intolleranza  o ipolattasia: dovuta a un’incapacità di digerire il lattosio per deficit della lattasi, con conseguenti sintomi gastroenterici.

Soffermandoci su quest’ultima, è bene chiarire che l’ipolattasia esiste in tre forme:

  1. congenita: interessa il neonato e si sviluppa non appena viene nutrito con latte materno o cibi contenenti latte;
  2. primaria: caratterizzata dalla non persistenza della lattasi durante il decorso della vita ed è la forma più comune nell’adulto;
  3. secondaria o acquisita: causata da patologie che determinano alterazioni della mucosa del digiuno, con conseguente danno enzimatico.

I sintomi nell’adulto, che comprendono dolori addominali, meteorismo, diarrea, a volte nausea e vomito, variano in relazione al carico giornaliero di lattosio e alle caratteristiche individuali, mentre la loro comparsa si può avere da 30 minuti a 2 ore dopo l’ingestione di cibo contenente quest’ultimo.
Questa condizione determina in un primo momento la drastica riduzione del consumo di prodotti a base di latte, che però non dovrebbe perdurare nel tempo: il consiglio è quello di reintrodurre il lattosio in quantità progressivamente tollerate, in modo da non determinare carenze alimentari legate ai nutrienti, in particolar modo al calcio, che esso contiene.
In entrambi i tipi di intolleranza, primaria e secondaria, è particolarmente utile ed indicato l’uso di latte a ridotta percentuale di lattosio (< allo 0,5%) chiamato delattosato, che essendo predigerito, risulta ben tollerato, garantendo il giusto introito di nutrienti.

 

a cura della dott.ssa Roberta Falcone

 

fonti:

  •  Timothy J Wilt, Aasma Shaukat. Lactose intolerance and health. Minnesota Evidence-based Practice Center, Minneapolis, MN Rockville (MD): Agency for Healthcare Research and Quality (US); 2010 Feb. Report No.: 10-E004

  • Angelo Franzè, Anna Bertelè. Intolleranza al lattosio nella pratica clinica. Dipartimento Medico polispecialistico Gastroenterologia ed Endoscopia Digestiva, Azienda Ospedaliera Universitaria di Parma.

 

 

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