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Insultava via sms il “capo” del marito perché non lo pagava: assolta dal Giudice

Esasperata e furibonda per il mancato pagamento del lavoro effettuato dal marito, A.T.A., una 50enne straniera residente ad Avezzano, non ce l’ha fatta più. E in un momento di rabbia, magari davanti ad una bolletta da pagare, ha pensato di sfogarsi, inviando un messaggio sms al “principale” del marito, dicendo “…cuesti 200 evro dove non adati amio marito prendilo e fai funerale a tuo fili sei grande putana”.

Il fatto risale all’ottobre 2010, ma oggi, davanti al Giudice di pace di Avezzano Alberto Paolini, è giunto il suo epilogo.

L’avvocato di parte civile era Felice Iacoboni. Gli avvocati Luca e Pasquale Motta, invece, erano i difensori dell’imputata, che è stata assolta “per non avere commesso il fatto”.

Il Giudice ha, infatti, accolto, la linea difensiva, che ha sottolineato soprattutto alcuni aspetti tecnici.

Anzitutto, la scheda sim, da cui è partito il messaggio, era intestata non all’imputata, ma a un’altra persona italiana.

Secondariamente, l’espressione “con i soldi pagaci il funerale” non costituisce minaccia di un male ingiusto, come richiesto invece dall’articolo 612 c.p. (minaccia).

Inoltre, il termine “putana”, riferito ad un uomo, non costituisce “offesa dell’onore e decoro” e quindi non sussiste il reato di cui all’art. 594 c.p. (ingiuria).

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