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Giungono al Comitato pro referendum sulla geografia giudiziaria le prime adesioni eccellenti. Tra di esse vi è sicuramente quella di LIBERA, Associazioni Nomi e Numeri contro le Mafie, che ha fatto pervenire la sua adesione attraverso il coordinamento marsicano.

Il sostegno alla iniziativa referendaria della più importante associazione Italiana contro le Mafie è una conferma ulteriore delle ragioni dei suoi proponenti che, tra l’altro, possono vantare l’autorevole parere della Corte di Cassazione che, dopo essersi pronunciata sulla regolarità formale del referendum, si è espressa anche in favore della sua legittimità costituzionale dichiarando che “la legge di cui si chiede l’abrogazione non rientra tra quelle escluse dal secondo comma dell’art. 75 della Costituzione”.

Il parere della Suprema Corte ci fa ben sperare sulla successiva fase dell’iter referendario ma soprattutto sottolinea la portata politica di questo referendum. Infatti, lo strumento di democrazia diretta offerto all’Italia dalle nove Regioni proponenti è una chiara opposizione ad un modo di legiferare che sempre più spesso è lontano dalla reale volontà del suo popolo. Questo referendum è l’occasione per un serio ripensamento perché una riforma strutturale, capace di incidere profondamente nella vita dei cittadini, deve necessariamente essere condivisa con tutti i rappresentanti istituzionali e con i Governi periferici ai quali va riconosciuto il diritto di decidere sulla dislocazione territoriale degli Uffici Giudiziari.

I lavori Parlamentari, riattivatisi dopo la pronuncia della Cassazione, tengano nel debito conto tutto questo ed ascoltino le istanze che provengono da tutti i territori colpiti dai tagli perché questi non si arrenderanno agli eventuali ostacoli che potrebbero presentarsi al percorso referendario.

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